NBA, la ritrovata competitività dei Denver Nuggets

L'acquisizione di Paul Millsap lancia la franchigia del Colorado come una delle più intriganti dell'intera lega.

Alle spalle di Houston Rockets, Minnesota Timberwolves e Oklahoma City Thunder, nella Western Conference NBA sono stati i Denver Nuggets la franchigia più attiva durante quest'estate di free agency e trades La squadra del Colorado, lo scorso anno a un passo dai playoffs, ceduti in extremis ai Portland Trail Blazers, ha prima provato a inserirsi in uno scambio a tre che avrebbe coinvolto Kevin Love dei Cleveland Cavaliers e lo stesso George degli Indiana Pacers (trattativa saltata per un no del general manager dei Nuggets, Tim Connelly), per poi acquisire il free agent Paul Millsap, in uscita dagli Atlanta Hawks.

Millsap, ex Utah Jazz e ala grande tra le più efficaci dell'intera lega, sembra andare a integrarsi perfettamente in un roster costruito con pazienza, che non ha più Danilo Gallinari al suo interno, coinvolto in una trade a tre con Los Angeles Clippers e ancora Atlanta Hawks (a Denver una seconda scelta al Draft del 2019, ad Atlanta Jamal Crawford, poi finito a Minneapolis e Diamond Stone, ai Clips una prima scelta al prossimo Draft). Il Gallo, che in realtà era free agent, liberatosi con un'operazione di sign and trade, era uno degli ultimi esponenti della squadra delle 57 vittorie e 25 sconfitte in regular season nel 2013, con primo turno di playoffs raggiunto ma perso contro i Golden State Warriors dell'allora Mark Jackson. Erano quelli i Nuggets di George Karl, del talento diffuso, dell'era subito successiva all'avvento di Carmelo Anthony, un gruppo che ha entusiasmato il pubblico del Colorado, finendo poi per ricadere nell'anonimato già dalla stagione successiva (Karl, coach of the year, licenziato in estate) mercè il grave infortunio occorso allo stesso Gallinari (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio, con tanto di lunga e faticosa riabilitazione). Da quel momento in poi Denver non è più riuscita a raggiungere la post-season, varando un piano di rebuilding che ha coinvolto anche il frontoffice: addio allo stimato Masai Ujiri, via direzione Toronto Raptors, dentro Tim Connelly. Un processo di ricostruzione che ha richiesto degli anni per giungere a compimento e che sembra adesso dare finalmente i suoi frutti. Archiviata la parentesi con Brian Shaw in panchina, è ora coach Mike Malone a guidare la squadra del Pepsi Center, con risultati che sono migliorati di stagione in stagione, in particolar modo nella seconda metà della scorsa regular season, in cui i Nuggets si sono affermati come uno dei migliori attacchi della lega.

La Denver del 2017 ruota intorno a Nikola Jokic, centro serbo di ventidue anni, vero perno del sistema offensivo di Malone, che prevede tiri veloci nell'azione e palla che gira dalle mani dello stesso Jokic, passatore immaginifico per un giocatore della sua stazza, pronto a premiare i tagli degli esterni e a far felici gli altri compagni di squadra. E' però nella metà campo difensiva che Jokic espone tutti i suoi limiti di pigrizia e scarsa attitudine, rappresentando al tempo stesso la croce e la delizia di questi Nuggets, che per questo motivo hanno acquisito in estate Paul Millsap, giocatore di energia, buon difensore e grande rimbalzista (doppia doppia ambulante), oltre che attaccante migliorato nel corso degli anni. Con l'addio di Gallinari, il frontcourt titolare di Denver dovrebbe essere completato dal veterano Wilson Chandler, difensore e tiratore, sempre più utile nell'NBA attuale, mentre sono destinati a fungere da seconde linee Darrell Arthur e Juancho Hernangomez, spagnolo ancora tutto da costruire. Non mancano gli esterni a Malone, se si pensa alla crescita esponenziale di Gary Harris, shooting guard di ventidue anni, giusto mix di talento e di energia, perfettamente dentro il sistema dei nuovi Nuggets. Reparto guardie che può contare sul veterano Jameer Nelson, ma soprattutto sui due giovani Emmanuel Mudiay e Jamal Murray. Se il ghanese ha faticato a trovare la sua reale dimensione dopo i primi due anni da professionista, Murray, prodotto di Kentucky, ha mostrato lampi di talento clamoroso nella sua prima stagione. Tiratore sopra la media, anche e soprattutto dal palleggio, ha alternato spesso grandi giocate ad errori grossolani: dalla sua crescita passano le ambizioni di una Denver sulla carta di nuova competitiva. I vari Will Barton e Malik Beasley aggiungono energia dalla panchina, mentre sarà tutto da scoprire l'impatto dei nuovi Trey Lyles, lungo ex Jazz, e Tyler Lydon, ala scelta all'ultimo Draft alla numero ventiquattro (proprio da Utah, in cambio di Donovan Mitchell). Ancora da definire invece il futuro di Mason Plumlee, centro ex Nets e Blazers restricted free agent, che non ha ancora accettato una qualifying offer da 4.5 milioni di dollari l'anno. Plumlee e Kenneth Faried, altro giocatore di puro atletismo presente nel roster dei Nuggets, rappresentano le prime riserve di Jokic e Millsap, al momento giocatori chiave del nuovo corso di Denver.