NBA, Carmelo Anthony e i retroscena su Rockets e Cavs

"Sono stato a un passo dai Rockets, poi non se ne è fatto nulla. La notte del Draft io e George eravamo di Cleveland", la ricostruzione dell'offseason offerta da Melo.

NBA, Carmelo Anthony e i retroscena su Rockets e Cavs
Paul George, Russell Westbrook e Carmelo Anthony in maglia Thunder. Fonte: Sue Ogrocki/Associated Press

Deve essere stata una lunga estate, quella appena trascorsa, per Carmelo Anthony. A lungo in bilico tra New York, Houston, Cleveland e infine Oklahoma City, Melo ha raccontato nelle scorse ore di quanto sia stato vicino a vestire le maglie di Rockets e Cavaliers. Tutte operazioni poi non concretizzatesi, scambi mai effettuati, perchè l'ex numero sette dei Knicks ha raggiunto ora Russell Westbrook e Paul George a OKC. 

Ma andiamo con ordine. Al termine di un'altra annata disastrosa per New York, Phil Jackson - all'epoca presidente operativo della franchigia della Grande Mela - decide che è giunto il momento di dire addio a Carmelo. Con le buone o con le cattive, ovverosia tramite trade o attraverso il cosiddetto buyout, risoluzione consensuale del contratto (Anthony dispone peraltro di una no trade clause, che gli consente di evitare destinazioni non gradite). Siamo nei giorni del Draft, in cui i Knicks sceglieranno il francese Frank Ntilikina, e gli attriti tra Jackson e Anthony aumentano: prima della fine di luglio, infastidito anche dall'atteggiamento intransigente del Maestro Zen nei confronti della stella della squadra, il proprietario James Dolan licenzia Jackson, ridisegnando poi il suo frontoffice promuovendo Steve Mills nel ruolo di presidente e ingaggiando Scott Perry in quello di general manager. Il caso Anthony prosegue, perchè il giocatore si rende conto di non far comunque più parte della nuova New York, e spinge per la destinazione Houston Rockets, in modo tale da raggiungere James Harden e Chris Paul alla corte di Mike D'Antoni. Ma tra i Knicks e i texani non c'è accordo sui termini della trade, soprattutto a causa del maxi-contratto di Ryan Anderson, che nessuno a New York vuole accollarsi. Dopo un agosto vissuto in stand-by, con Portland Trail Blazers e Milwaukee Bucks alla finestra, Melo fa pressione alla sua dirigenza nel suo frontoffice, per essere scambiato prima dell'inizio del training camp dei Knicks. La sua richiesta viene stavolta soddisfatta, anche se la destinazione non è quella di Houston, e neanche quella della chiacchierata Cleveland, bensì quella di Oklahoma City, grazie a un colpo di coda del solito general manager dei Thunder Sam Presti. 

Ora è proprio Anthony a tornare sulla sua estate, spiegando di essere stato a un passo dai Rockets: "Con Houston era tutto fatto già all'inizio della offseason - le parole di Melo a SiriusXM Radio - ma poi, per qualche ragione, qualcosa è successo dietro le quinte, e l'affare non si è concretizzato. Da lì in poi l'ipotesi Rockets è caduta, e abbiamo dovuto cominciare a fare attenzione e a pensare ad altre opzioni". Per quanto riguarda l'addio ai Knicks, Carmelo spiega così il saluto avvenuto prima dell'inizio del training camp: "Non penso che sarebbe stato positivo per me ripresentarmi al Media Day dopo tutto quello che era successo durante l'offseason. Fare i conti con un contesto del genere, sarebbe stato complicato, anche per i Knicks stessi. Ci sarebbe stato troppo rumore, troppe domande a cui rispondere, e penso che nessuna delle due parti avrebbe voluto vivere una situazione del genere. Una settimana prima ero pronto a riunirmi alla squadra, ma quando mi hanno detto dell'opportunità Thunder, ho deciso di aggiungere OKC alla lista delle squadre per le quali avrei tagliato la mia no trade clause". Interessante anche ciò che Anthony racconta riguardo alla notte del Draft: "E' divertente essere qui con Paul George, perchè io e PG saremmo dovuti essere a Cleveland la notte del Draft. Ne abbiamo parlato, era un affare fatto, così io e lui siamo rimasti in contatto per tutta l'offseason. Non avevamo mai parlato di Oklahoma City. Ora le mie motivazioni sono diverse, ne avevo perse un po' a New York, anche se sarei comunque riuscito a giocare lì e a superare i problemi. Da un punto di vista personale, mi sento rinato, con un diverso tipo di energia addosso, con questi compagni di squadra intorno, con questa franchigia, con questa città".