NBA, i Minnesota Timberwolves cercano la giusta chimica di squadra

Butler, Thibodeau e Towns vogliono trasformare la trasferta cinese come occasione per creare un gruppo solido e per inserire al meglio i tanti giocatori nuovi.

NBA, i Minnesota Timberwolves cercano la giusta chimica di squadra
Andrew Wiggins, Karl-Antony Towns, Jimmy Butler. Fonte: Minnesota Timberwolves/Twitter

Al termine di un'offseason vissuta da protagonisti, i Minnesota Timberwolves ripartono da tante novità, oltre a un paio di certezze, rappresentate da Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins. La squadra di Tom Thibodeau, che in preseason ha già battuto i Los Angeles Lakers ad Anaheim, è ora in Cina per proseguire questa fase del training camp e di gare di esibizione in Asia, dove l'NBA cerca di espandere ulteriormente il proprio marchio.

Un'occasione per i Timberwolves di stare insieme, di provare ad amalgamare un gruppo in cui sono diversi i volti nuovi, a cominciare da Jimmy Butler, senza dimenticare i vari Jeff Teague, Jamal Crawford e Taj Gibson. Proprio Jimmy Butler, che con coach Thibodeau ha già condiviso l'esperienza ai Chicago Bulls, è convinto che un viaggio così lungo possa solo far bene alla squadra che sta per prendere forma: "Sì, penso che questa sarà una bella esperienza di costruzione di squadra - le sue parole, riportate da Brian Windhorst di Espn - cosa c'è di meglio di essere stati un po' al sole della California e ora volare in Cina e giocare davanti ai nostri tifosi? Sarà divertente. Piaccia o meno, dovremo trascorrere molto tempo l'uno con l'altro. Anche se non dovesse piacerci, dovremmo superare in fretta la cosa, perchè saremo costretti a stare insieme. Ma penso invece che adoreremo passare tutto questo tempo l'uno al fianco all'altro. L'obiettivo che dobbiamo avere in testa adesso dovrebbe essere quello di vincere il titolo NBA, che sia realistico o meno, perchè è questo il motivo per il quale giochiamo. Non si gioca per andare ai playoffs, ma per vincere il campionato: è ciò che io provo a fare ogni anno. Deve essere questo l'obiettivo di oggi, di domani e di dopodomani, fino alla fine. Se succederà quest'anno bene, altrimenti ci riproveremo la prossima stagione". Anche coach Tom Thibodeau pensa che il viaggio in Cina (primo avversario, i Golden State Warriors), possa essere un fattore favorevole: "Credo che sarà di grande aiuto, mi è già capitato durante la mia esperienza ai Boston Celtics, e prima ancora a Houston e a New York". 

"E' un'opportunità per tanti nuovi giocatori di stare insieme. Con il training camp che da quest'anno si è accorciato, con la stagione che inizia prima del solito, per noi essere stati prima a San Diego, per preparare la sfida con i Lakers, avere ora l'opportunità di essere in Cina e giocare due volte contro i Golden State Warriors, significa massimizzare il tempo a nostra disposizione". Gli fa eco Karl-Anthony Towns, alla terza stagione tra i professionisti e lungo già tra i più forti dell'intera lega: "Ci sarà molto da lavorare - le parole del rookie of the year 2016 - il nostro tempo insieme dovrà essere di qualità, senza interruzioni, senza distrazioni dovute ai telefoni cellulari. Solo stare insieme ai compagni di squadra, è quello ciò che fa la differenza. In questo modo potremo renderci conto della nostra unità, capirci in campo senza dover parlare, un po' in maniera telepatica. Sarà un gran bel viaggio per tutti noi. Sono molto contento di ciò che stiamo cercando di costruire quest'anno: ci sono tanti nuovi giocatori, e questa trasferta ci darà la possibilità di stare insieme. Sono convinto che sarà davvero qualcosa di speciale. Non vedo l'ora di trascorrere tutto questo tempo con i miei compagni di squadra e di crescere come gruppo". Un Towns che ormai è una stella NBA a livello globale, conosciuto non solo negli States, ma anche nel resto del mondo: "Ho trascorso l'estate in Danimarca: non avrei mai pensato di avere tanti fan in un posto del genere. E' stata un'esperienza particolare, essere rinosciuto in giro per il mondo per le tue capacità e per il lavoro che fai ogni giorno. E' qualcosa di irreale pensare che tutti noi siamo stati come questi ragazzini, abbiamo sempre giocato a basket solo nella speranza di realizzare un sogno, magari non per giocare in NBA, ma per andare al college. Ora, improvvisamente, siamo in NBA e tutti ci guardano. E' una benedizione, un vero onore, perchè abbiamo realizzato che da giocatori NBA abbiamo una visibilità che possiamo usare per il meglio e per far migliorare la società".