NBA, Klay Thompson: "Vogliamo essere ricordati come i Bulls di Jordan"

I Golden State Warriors nella scia dei grandi Chicago Bulls di Michael Jordan: un'aspirazione, ma anche una sfida difficilissima.

NBA, Klay Thompson: "Vogliamo essere ricordati come i Bulls di Jordan"
Klay Thompson in Cina. Fonte: Golden State Warriors/Twitter

Dopo tre apparizioni consecutive alle NBA Finals, con due titoli vinti, i Golden State Warriors di Steve Kerr aspirano a diventare una vera e propria dinastia, una squadra di pallacanestro da ricordare negli anni. Le condizioni sembrano esserci tutte, dall'età media del roster dei californiani, a un grande allenatore, passando per un sistema di gioco sofisticato ed efficace. Ma raggiungere i Chicago Bulls di Michael Jordan sembra un'impresa difficile anche per questi Warriors.

I Bulls del più grande giocatore di tutti i tempi raccolsero infatti la bellezza di sei titoli NBA dal 1991 al 1998, con l'eccezione del biennio 1994-1995 (in cui vinsero gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Rudy Tomjanovich), coincidente con il primo ritiro dello stesso Jordan. Ce n'è di strada da fare dunque per Golden State, anche perchè la concorrenza è agguerrita e nella Eastern Conference il solito LeBron James ha idee simili ma opposte. Un paragone scomodo, quello con i Chicago Bulls, con il quale prova a cimentarsi Klay Thompson, in trasferta con la squadra a Shanghai, per una parentesi cinese di preseason NBA: "Se non sbaglio quei Bulls vinsero sei titoli in otto anni - le parole dello Splash Brother numero due, riportate da Nick Friedell di Espn - quindi siamo a un terzo del cammino. Penso che siamo vicini, anche noi abbiamo ancora molta strada davanti, ma voglio realmente vedere quello stesso mondo dei fan, tutte le fanfare che c'erano per la Chicago degli anni Novanta. Ogni volta che i Bulls venivano in città, quella era la partita dell'anno. Ora succede a noi di Golden State, siamo la squadra che tutti vogliono vedere. E non diamo tutto ciò per scontato: è un gran bella posizione in cui essere. Raramente abbiamo giocato in un'arena che non fosse completamente esaurita. E' speciale, ma anche difficile da comprendere per un giocatore. Penso che non siamo ancora ai livelli dei Bulls, ma aspiriamo ad essere la loro versione degli anni Duemila, ad essere quella dinastia che rimarrà per sempre nelle menti dei tifosi NBA". 

"Due anni fa è stato divertente inseguire il loro record di 73 vittorie in regular season, solo essere paragonati a quella squadra è un onore. E' anche una motivazione in più. Mi sarebbe piaciuto giocare contro di loro, contro Michael Jordan, sarebbe stato un sogno. Ovviamente non abbiamo a disposizione una macchina del tempo, ma sarebbe stato sicuramente speciale vedere una sfida del genere". Prova invece a non fare paragoni coach Steve Kerr: "Non possiamo pareggiare ciò che hanno fatto quei Bulls, che hanno vinto sei titoli in otto anni, noi due in tre stagioni. E' fantastico, ma ci piacerebbe continuare, vincere, per fare qualcosa di grande non solo per quest'anno, ma per le prossime stagioni. Dobbiamo lavorare duro ed essere anche fortunati: bisogna rimanere sani, le cose devono girare dalla parte giusta. Faremo del nostro meglio e ci godremo la cavalcata finchè saremo in corsa". Prima c'è da affrontare la stagione in corso, come sa bene Steph Curry: "Ogni anno, non importa quanto talento tu abbia o quanto successo tu abbia avuto nelle stagioni precedenti, devi mostrare nuovamente di cosa sei capace e riguadagnarti quel margine. Per quanto ci riguarda, dipende da noi, è qualcosa che possiamo controllare. Guardando al resto della lega, a come sono cambiate diverse squadre, questa per noi sarà una bella sfida. Non possiamo far altro che vivere la nostra stagione e chiuderla tornando alle Finals, dobbiamo sfruttare al meglio tutte le opportunità che si presenteranno: è tutto ciò che possiamo fare".