NBA - Cleveland, è buio pesto

L'umiliante sconfitta contro i Thunder è solo l'ultimo capitolo di una fase di stagione disastrosa: "Playoffs? Ora come ora saremmo eliminati ben presto", dice LeBron James.

NBA - Cleveland, è buio pesto
Paul George e Jae Crowder. Fonte: NBA.com/Twitter

Spazzati sul parquet amico della Quicken Loans Arena dagli Oklahoma City Thunder, i Cleveland Cavaliers sono riusciti nell'impresa di toccare il punto più basso della loro regular season. Disastrosi gli uomini di Tyronn Lue, neanche avvicinabili al concetto di squadra, sia per l'inesistente contributo offerto in difesa, sia per le iniziative personali dall'altra parte del campo. Se contro Minnesota, Toronto e Golden State poteva esserci l'alibi dell'aggressività avversaria (anche se contro i Dubs i Cavs erano rimasti in partita per tre quarti), contro OKC Cleveland non ha mai giocato, rassegnata sin dalla palla a due a una sconfitta umiliante. 

Già, dalla palla a due. Quella (mancata) contesa tra Kevin Love e Steven Adams è stata la fotografia della partita, con i Thunder a banchettare al tiro, dall'arco, da dentro l'area, nel pitturato, ovunque, e i Cavs a guardare gli avversari dominare. Una sorta di auto-impotenza, che al termine della sfida avrebbe fatto infuriare LeBron James. Secondo quanto riportato infatti da David Aldridge di TNT, il Prescelto si sarebbe scagliato contro i suoi compagni di squadra all'interno degli spogliatoi, rivolgendosi loro con epiteti non ripetibili e minacciando "di scambiarli tutti". Quale sia stata la reale versione di LBJ nella pancia della Quicken Loans Arena, è certo che tutto parta da lui, come è sempre capitato alle sue squadre. E' LeBron l'alpha e l'omega di Cleveland, e il suo attuale atteggiamento, che dimostra come dei compagni non si fidi affatto (eccezion fatta per Dwyane Wade), sta acuendo la crisi di una squadra che quest'anno un'identità non l'ha mai avuta. Mai dal punto di vista difensivo, e non solo per la scelta di accantonare Tristan Thompson per Kevin Love da unico lungo, ma per la totale assenza di comunicazione e di energia, che fa ora dei Cavaliers la peggiore difesa della lega. E non è questione di record, di net or defensive rating, bensì di atteggiamento. I Cavs dell'ultimo mese non sono una squadra, non si oppongono agli avversari, mentre in attacco trovano comunque il modo di mettere punti a referto, grazie allo sconfinato talento di James e dei vari Love, Thomas (al rientro da qualche settimana), Wade, Smith e Korver. Ma la chimica è completamente assente, e potrebbe non essere trovata da qui alla fine della stagione. Ecco perchè, fino al prossimo 8 febbraio, ogni opzione sul tavolo del general manager Koby Altman è praticabile. I margini di manovra possono essere ristretti o ampi a seconda delle intenzioni, ma il nodo rimane quello relativo alla scadenza di contratto di LeBron. Se James, come tutto lascia supporre, dovesse continuare a non esprimersi sul suo futuro a Cleveland, Altman e il proprietario Dan Gilbert potrebbero anche agire in prospettiva, decidendo di non sacrificare la scelta dei Brooklyn Nets al Draft del 2018.

Oppure potrebbero andare all-in, nel tentativo di migliorare la squadra (tanti i nomi sul tappeto da acquisire tramite trades, da Kemba Walker e DeAndre Jordan, passando per Lou Williams) e di convincere il Prescelto a restare, cedendo la pick della prossima lottery. Fino a quel momento, la situazione dei Cavs sarà difficile da decifrare, anche perchè questo gruppo ha dato più volte la sensazione di non credere in se stesso, come confermato ieri sera da Isaiah Thomas: "A Boston il nostro livello difensivo era nettamente superiore - le sue parole, riportate da Dave McMenamin di Espn - giocavamo in maniera più dura, qui invece non ci fidiamo gli uni degli altri. E' una situazione che deve cambiare, perchè è inaccettabile, imbarazzante. La cosa positiva è che da qui possiamo solo risalire. Ora guardiamoci allo specchio e tiriamo fuori l'orgoglio". Non nasconde i problemi neanche l'uomo più scrutinato dell'intera NBA: "Playoffs? Per come stiamo giocando adesso, non possiamo neanche iniziare a pensarci. Saremmo facilmente eliminati nei primi turni se i playoffs cominciassero il prossimo week-end. Nella mia carriera non ho mai concesso 148 punti alla squadra avversaria, probabilmente neanche in un videogame. I Thunder si sono presi tutto quello che volevano, dentro, fuori, muovendo la palla. E' davvero una bruttissima sconfitta per noi. Non c'è una sola cosa che non va, non possiamo pensare che ci sia un problema principale e poi altri. Abbiamo molti fronti aperti e dobbiamo trovare una soluzione a tutto ciò". Interrogato sul futuro di coach Tyronn Lue, LeBron ha poi risposto così: "Spero che non venga licenziato, ma non so cosa succederà con questa squadra. Non ho idea di quali discussioni ci saranno. Personalmente, ho cercato di fare in modo che i ragazzi fossero pronti a giocare. Tutto ciò non si è tradotto in vittorie, ma devo rimanere lucido anche in mezzo alle difficoltà. Non posso preoccuparmi anche del lavoro degli altri, delle trades e di cose di questo genere. Devo solo rimanere concentrato ogni sera per essere pronto a competere e aiutare i miei compagni a vincere. Non posso mollare, sono l'ultimo che può farlo a questo punto. Sono il leader di questa squadra, speriamo di vincere qualche partita, ci aiuterà. Mi conoscete, la pazienza non è il mio forte, ma nella situazione in cui siamo è ciò che concederò alla squadra, rimanendo positivo".