NBA - Cosa fa in attacco la squadra più calda del momento, gli Utah Jazz

Dopo 10 vittorie consecutive i Jazz sono nuovamente in corsa per un posto ai Playoffs: andiamo a vedere i motivi alla base del funzionamento a pieno regime del loro attacco.

NBA - Cosa fa in attacco la squadra più calda del momento, gli Utah Jazz
NBA - Ecco a voi la squadra più calda del momento, gli Utah Jazz

Detroit Pistons (+3), Toronto Raptors (+4), Golden State Warriors (+30), Phoenix Suns (+32), San Antonio Spurs (+9), New Orleans Pelicans (+24), Memphis Grizzlies (+4), Charlotte Hornets (+12), Portland Trail Blazers (+19), San Antonio Spurs (+2): queste le vittime della striscia di vittorie dei Jazz, con solo tre di questi dieci successi arrivati tra le mura amiche. In queste partite i Jazz hanno tirato con il 45% da 3, percentuale chiaramente non sostenibile, ma al di là di questo la nuova identità di Utah è quella di una squadra moderna, che gioca con quattro giocatori sul perimetro, aprendo così il campo per massimizzare anche la pericolosità come rollante di Gobert. Per una maggiore chiarezza l'analisi verrà suddivisa in cinque sezioni: la prima in cui, come al solito, snoccioleremo un po' di cifre; nella seconda vedremo come Rubio abbia una nuova fiducia nel proprio tiro e la volontà della squadra di correre quando possibile; nella terza le clip ci serviranno per vedere le spaziature ottimali e qualche esempio di circolazione di palla di gran livello; nella quarta mostrerò come viene usato il post alto, ed infine nella quinta qualche set offensivo disegnato da coach Snyder per liberare Ingles al tiro da 3.

LE CIFRE SULL'ATTACCO*

Uno degli aspetti che salta all'occhio è il pace, ovvero il numero di possessi che la squadra gioca in una partita. Nelle ultime 15 partite i Jazz sono verso la metà del gruppo in questa categoria, che è già un risultato notevole contando che nelle ultime due stagioni la squadra di Snyder le ha terminate all'ultimo posto in questa statistica: 98.7 il pace, un aumento di 3 possessi a partita rispetto all'anno scorso, che per intenderci equivale alla differenza tra i Los Angeles Lakers, che sono la squadra al primo posto in questa voce statistica, e i Cleveland Cavaliers tredicesimi. L'importante è entrare il più rapidamente possibile nell'attacco. Quindi se c'è l'opportunità si può anche tirare subito, ma in caso contrario la squadra ha pazienza e non ha problemi ad arrivare agli ultimi secondi dei 24 a disposizione: solo sei squadre infatti prendono più tiri negli ultimi 4 secondi del possesso (per nba.com). Guardando i filmati delle partite, si nota subito anche la grande predisposizione di Rubio e compagni a passarsi la palla, e i numeri confermano quest'impressione: Utah è infatti sesta per numero di passaggi a partita, ed è anche nella prima metà della lega nella categoria che misura per quanto poco tempo la palla resta nelle mani di un giocatore (per nba.com). Un ruolo importante lo hanno le entrate in palleggio ed i conseguenti scarichi, con la squadra che spesso a gioco rotto comincia a giocare di penetra e scarica: e non a caso infatti Utah è seconda per numero di penetrazioni, con 52.6 a partita, per nba.com (l'anno scorso erano 44.9).

In precedenza abbiamo parlato della percentuale non sostenibile da 3 dei Jazz in questa striscia di 10 vittorie consecutive. C'è però da aggiungere che la qualità dei tiri da 3 creati dall'attacco è molto alta, e ancora una volta i dati parlano da soli: sono la squadra che costruisce il maggior numero di tiri da 3 classificati come wide open (ovvero con più di 1.80m di spazio dall'avversario più vicino), per nba.com.

LA RITROVATA FIDUCIA NEL TIRO DI RUBIO E LA VOLONTÀ DEI JAZZ DI CORRERE

Chi ha visto giocare Ricky Rubio recentemente non può non aver notato con quale tranquillità e sicurezza prenda sia i tiri da 3 sugli scarichi sia i tiri dalla media in palleggio. Finora tira con il 32.4% da 3, che non è una cifra eccelsa ma neanche da buttare, e per lo più su un nuovo massimo in carriera di oltre 3 triple a partita. La fiducia deriva dal fatto che nelle ultime 20 gare sta tirando con il 40% da 3, e in generale in stagione ha il 45% in situazioni di tiro dal palleggio (per dare un'idea, DeRozan, esperto in materia, ha il 44% anche se su quasi il doppio dei tentativi). E questi numeri fanno sì che le difese comincino a rispettare maggiormente il suo tiro, e se i difensori in situazioni di pick&roll cominciano a non passare più sotto il blocco, davanti a Rubio si apre un mondo nuovo, in cui può fare cose del genere:

Basti pensare che in quest'altro possesso è proprio una sua finta di tiro a creare il vantaggio per l'attacco, che viene mantenuto e concretizzato dallo stesso Rubio con un tiro da 3 al termine di una bella circolazione di palla:

E così non si fa più troppi problemi prima di far partire la tripla sullo scarico del compagno:

Nè a prendersi il palleggio, arresto e tiro sugli sviluppi del pick&roll:

Nella prima sezione dell'articolo abbiamo parlato di come Utah pur giocando ad un ritmo non altissimo, non si precluda a prescindere la possibilità di trovare canestri rapidi. Andiamo dunque a vedere qualche esempio, partendo da due clip in cui sono Gobert e Favors, quindi due lunghi, a correre benissimo il campo.

Anche il tiro da 3 dal palleggio in transizione non è escluso, come ci dimostrano Ingles e Mitchell:

Quest'altra transizione si conclude invece con la schiacciata di Gobert a rimorchio:

SPAZIATURE E CIRCOLAZIONE DI PALLA

Utah attacca tenendo sempre quattro giocatori sul perimetro (anche nei 15 minuti in cui condividono il campo Favors e Gobert), e questo forza le difese a fare delle scelte più rischiose, ad esempio quando si tratta di aiutare dal lato debole. Ad esempio qui Mirotic vuole negare il lob per Gobert e concede un po' di spazio a Derrick Favors. Se il lungo dei Jazz fosse rimasto con i piedi dentro l'arco dei 3 punti probabilmente non avrebbe neanche avuto il tempo di tirare, avendo Mirotic una minore distanza da coprire per aiutare nell'area e poi recuperare sul proprio uomo; o comunque, trattandosi di un tiro da fuori ma pur sempre da 2, alla difesa sarebbe potuto anche andar bene. Invece Favors è con i piedi fuori dall'arco dei 7.15 e manda a bersaglio la tripla dall'angolo.

In quest'altra azione l'area è ancora libera, Mirotic ci pensa un secondo di troppo, e il risultato è il canestro di Gobert con fallo subito:

Qua invece i giocatori si passano la palla sul perimetro ed è un modo per muovere la difesa prima di arrivare al momento clou del pick&roll centrale, che così non inizia in maniera statica. Il difensore del palleggiatore "muore" sul blocco, così il lungo deve fare una scelta e dedicarsi al palleggiatore: la conseguenza di tutto ciò è che deve aiutare l'unico difensore del lato debole, che non fa in tempo a recuperare sulla tripla dall'angolo del proprio uomo (Raul Neto).

Anche in quest'altra situazione Utah muove la palla sul perimetro prima di arrivare al momento clou, che in questo caso è rappresentato dalla scelta di Ingles. L'ala australiana infatti nota la posizione di Durant che ha avuto difficoltà a passare sul blocco di Gobert e capisce che sulla ricezione può subito partire in palleggio verso il ferro. Una volta preso il centro del campo la difesa è in difficoltà, West è preoccupato più dall'eventuale lob per Gobert e così Ingles trova i due punti comodi.

E infine questo possesso, in cui da un fade screen di Gobert nasce per la difesa la situazione di emergenza, alla quale non riesce ad ovviare proprio a causa delle spaziature dell'attacco.

L'USO DEL POST ALTO

Utah usa molto il post alto, ma non tanto con i soliti set offensivi in cui i due lunghi salgono ai gomiti della lunetta, quanto piuttosto con un solo lungo che sale in posizione centrale per ricevere. Da qui possono svilupparsi vari scenari. Uno di questi è l'handoff con la guardia ricevente che va verso il canestro, utilizzando quindi questa situazione come un pick&roll a tutti gli effetti. Ed è utile se la difesa decidesse di non voler rispettare il tiro di Rubio ad esempio, in quanto così facendo il difensore dovrebbe trovarsi alle spalle dello spagnolo.

Una situazione simile, ma dopo un po' più di movimento degli attaccanti, la gioca in questa clip Ingles.

Se il difensore fa un buon lavoro nel negare la palla consegnata, c'è comunque la possibilità di un normale passaggio al suo uomo, come succede in questo caso:

Oppure ancora, l'handoff può non esere sfruttato per creare una situazione sostanzialmente di pick&roll, ma come semplice blocco che la guardia usa per avere spazio per il tiro da 3. Ed è quello che qui fa Hood...

...e qui Ingles.

ALCUNI SET OFFENSIVI PER LIBERARE INGLES

Premesso che se siete arrivati fin qui avete la mia massima stima, chiudiamo con tre giochi ben pensati dal coaching staff di Utah, il cui scopo è mettere Joe Ingles (che è attualmente il miglior tiratore da 3 della lega col 45.7%) in condizione di aprire il fuoco da dietro l'arco.

Nel primo caso l'idea dei Jazz sembra essere qualcosa che fanno un po' di squadre: ovvero pick&roll in un quarto di campo e due blocchi per l'uscita senza palla di una guardia nell'altro quarto di campo. i due bloccanti sono Ingles e Gobert, e questo Durant (che marca Ingles) lo sa. Per questo si rilassa un attimo e quell'attimo gli è fatale perchè all'improvviso Ingles da bloccante diventa colui che sfutta il blocco di Gobert, e può mandare a bersaglio la tripla.

Nella clip seguente il meccanismo non è troppo dissimile, e ricalca un qualcosa che fanno molto bene i Warriors anche se in zone di campo diverse. Ingles fa il play ed inizia il possesso servendo Gobert al gomito. Dopo il passaggio si sposta all'altro gomito dove c'è già Mitchell, a cui si affianca. Potrebbe sembrare che i due siano pronti a bloccare qualcuno, ma in realtà è quello che spesso fa Golden State con Curry e Thompson. I due giocano senza palla e non sai chi bloccherà l'altro e soprattutto quando uno dei due si muoverà per ricevere. In questo caso è Mitchell che blocca Ingles, che riceve il passaggio di Gobert che gli porta a sua volta un altro blocco. L'australiano ha così tutto lo spazio che gli serve per tirare (e segnare).

Per chiudere, un'altra azione importata dai Warriors, anche se in questo caso ci riferiamo a quelli della gestione Mark Jackson, non Steve Kerr: l'elevator screen. Probabilmente lo conoscete già, ad ogni modo due bloccanti si posizionano uno affianco all'altro lasciando uno spazio tra di loro in cui passerà l'attaccante, prima che questo spazio si chiuda come due porte dell'ascensore (elevator, appunto). Ormai le difese sono sempre più preparate e quindi se si vuole usare questa situazione bisogna essere creativi per evitare che la difesa la legga in anticipo. Ed è ciò che fa Quin Snyder in questo set offensivo, in cui Favors dopo aver passato a Crowder va ad affiancarsi a Gobert quasi facendo finta di niente: tra di loro passa Ingles, che riceve e manda a bersaglio la tripla.

Pur dopo queste dieci vittorie, i Jazz sono ancora fuori dalla griglia Playoffs, ma tutto è possibile avendo solo due sconfitte in più di Portland (sesta), Denver (settima) e New Orleans (ottava), e tre in più dei Thunder quinti. Al di là di come vada a finire, è degno di nota il lavoro di coach Snyder, che secondo il mio modesto parere meriterebbe grande considerazione per il premio di Coach of the Year per più di un motivo. Innanzitutto sta valorizzando al massimo il roster a propria disposizione, mettendo ad esempio Donovan Mitchell in condizione di fare ciò che sta facendo e che gli ha permesso di essere tra i favoriti per il Rookie of the Year; inoltre, ha fatto sì che la squadra non si arrendesse neanche quando l'obiettivo principale sembrava dover diventare a breve l'assicurarsi la posizione migliore possibile al draft. E non va dimenticato che Rudy Gobert, che tanto importante è per la difesa, ha giocato appena 31 partite causa infortuni.

Prima o poi questo momento magico terminerà, però periodi del genere fanno bene all'Nba nel complesso, perchè dimostrano cosa può arrivare a fare una squadra senza superstar quando è ben allenata e segue alla grande il proprio allenatore. Bravi Jazz!

* Le stats di questa sezione sono aggiornate al 12 febbraio.