Vavel Road to Russia 2018: alla scoperta della Danimarca

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La Danske dynamite innescata da Åge Hareide torna a una fase finale a 8 anni di distanza.

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Francesco Lo Fria

La Nazionale danese, dopo un periodo sottotono, ha staccato il pass per la Russia esattamente 8 anni dopo l'ultima partecipazione a Sudafrica 2010. Una crescita promossa dall'interno e rappresentata da alcuni uomini chiave guidati dal selezionatore norvegese Åge Hareide.

Hareide e la Danske dynamite 

La Danske dynamite, tradotto con "dinamite danese", fu l'appellativo dato dai suoi stessi tifosi a una Nazionale che mostrava negli anni '80 una crescita che sarebbe culminata inaspettatamente con la vittoria dell'Europeo di Svezia 1992. Una generazione (che annoverava, tra gli altri, Peter Schmeichel, Brian e Michael Laudrup, Henrik Larsen ecc.) che ha avuto l'onere e l'onore di modificare radicalmente la concezione del Fodbold del Paese scandinavo. Al termine del lungo regno di Morten Olsen (15 anni dal 2000 al 2015), la DBU ha iniziato un nuovo corso affidandolo all'esperienza di Hareide, uno dei tecnici scandinavi più conosciuti. Il selezionatore norvegese ha impostato il suo calcio sulla solidità difensiva sfruttando il carisma e la forza fisica propria dello Jutland abbinandola alla pungente fantasia delle regioni insulari: basti pensare al portentoso 4-0 del Parken contro la Polonia. Un mix perfetto che è valso il secondo posto nel Girone E, proprio alle spalle dei polacchi, con la miglior difesa (8 goal subiti) e con uno spareggio contro la Repubblica d'Irlanda chiuso già all'andata a Dublino con un secco 1-5.

Forsvar, Hastighed e il Drengen di Middelfart

La crescita del calcio danese degli ultimi anni è coincisa con l'affermazione di alcuni elementi tra il campionato nazionale e l'Eredivisie olandese, in particolare nel calderone delle pozioni del De Toekomst. Hareide, da buon architetto, ha iniziato dalle fondamenta costituite dalla Forsvar: un pacchetto difensivo solido. Alla guida dei lavori è stato nominato il Kaptajn Simon Kjær (che potrebbe saltare la rassegna iridata per un infortunio al ginocchio). Al suo fianco un pacchetto composto dalla giovane realtà del Chelsea Andreas Christensen, dal centrale dell'Huddersfield Town Zanka Jørgensen, o dal gigante Jannik Vestergaard (Bor. Mönchengladbach) davanti al figlio d'arte Kasper Schmeichel. Sulle corsie difensive c'è ampia scelta in base al tipo di avversario, potendo inserire muscoli e centimetri o rapidità e corsa: tra Boilesen (FC Copenaghen), Knudsen (Ipswich Town) e Durmisi (Betis) a sinistra e Stryger Larsen (Udinese) o Ankersen (FC Copenaghen) a destra.

La linea mediana offre diverse soluzioni tra uomini d'ordine e box-to-box. Manca un Thomas Gravesen, ma le soluzioni tecniche e balistiche offerte da Schøne (Ajax), Delaney (Werder Brema) e Daniel Wass (Celta Vigo) tra gli altri, possono garantire un gioco qualitativamente elevato. Davanti si punta sulla Hastighed: la velocità di giocatori come Yussuf Poulsen (RB Lipsia) e, soprattutto, Pione Sisto (Celta Vigo), alle spalle della prima punta che, verosimilmente, sarà uno tra Nicklas Bendtner (Rosenborg) e Nicolai Jørgensen (Feyenoord). Qualche speranza residuale per Andreas Cornelius (Atalanta), Martin Braithwaite (Bordeaux) e il giovane Kasper Dolberg (Ajax) o, in alternativa, Marcus Ingvartsen del Genk. Tuttavia, la miccia ha bisogno di essere innescata e la scintilla è rappresentata dal solo Drengen di Middelfart, in arte Christian Dannemann Eriksen. Il talento imprescindibile del talento scuola Ajaces è la chiave di volta dell'esplosivo danese.

Il sogno

La vittoria di Svezia 1992 arrivò dopo un ripescaggio ai danni della Jugoslavia esclusa per motivi bellici. Quella Nazionale rappresenta l'Acme di un movimento che arriva in Russia senza particolari pressioni ma con l'obiettivo di migliorare o, almeno, eguagliare il miglior risultato nella fase finale di un Mondiale: i quarti di finale di Francia 1998. A Nantes, il Brasile di Bebeto e Rivaldo estromise i danesi per 3-2, e a nulla valsero il vantaggio di Martin Jørgensen e il momentaneo pareggio di Brian Laudrup. Il sogno è rappresentato da un mirabolante exploit, ma se la Danske dynamite dovesse realmente accendersi, chi riuscirà a evitare la deflagrazione?

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