Germania - Arabia Saudita, tante idee e molto lavoro da fare
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Germania - Arabia Saudita, tante idee e molto lavoro da fare

La Mannschaft mostra a sprazzi la sua enorme qualità ma continua a evidenziare errori di concetto e presunzione da eliminare il prima possibile

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Francesco Lo Fria

La Germania è scesa in campo venerdì a Leverkusen per l'ultima amichevole pre-Mondiale superando l'Arabia Saudita (2-1) al termine di un impegno che ha lasciato in dote tanto materiale su cui riflettere e lavorare per entrambi i CT. L'Elf tedesco ha dominato da un punto di vista fisico, tecnico e tattico (com'era lecito attendersi alla vigilia), ma Joachim Löw può essere soddisfatto solo parzialmente: in vista di Russia 2018 c'è ancora del lavoro da fare e un atteggiamento mentale da correggere.

GEGEN PRESSING E MARCATURE PREVENTIVE

L'approccio al match della Mannschaft è stato encomiabile fin dai primi secondi, e in entrambe le fasi. Tante sono state, infatti, le situazioni da cui poter estrapolare materiale e considerazioni utili per comprendere l'atteggiamento senza palla. In particolare, l'Elf ha continuato sulla scia del gegen pressing come arma principale per il recupero palla rapido e alto col minor dispendio di energie. Una volta perso il possesso, la Germania accorcia in avanti sul lato della palla chiudendo le linee centrali, indirizzando gli avversari sulla linea laterale e creando una gabbia composta anche da 5 giocatori che eliminano ogni possibile opzione di scarico. Risultato? Palla recuperata.

Anche quando la Nazionale saudita è stata in grado di aggirare il gegen pressing tedesco, le marcature preventive e la capacità di indirizzare gli avversari sul lato debole o sull'esterno hanno consentito di non dover scappare per 40-50 metri affrontando gli avversari centralmente e a palla scoperta. Tuttavia, l'esasperazione di un concetto inserito in un momento di difficoltà aerobica può risultare un'arma a doppio taglio, e anche ieri sera la Mannschaft è andata in apnea quando le forze e la lucidità sono venute meno dilatando i tempi e gli spazi da accorciare.

TRIANGOLI, LE 3 "K" E LO SPAZIO

Anche la fase attiva ha offerto molti spunti di riflessione. La Germania ha continuato a portare avanti l'idea dei triangoli di possesso sfruttando la duttilità e la qualità di molti dei suoi interpreti. E' sembrato chiaro come la manovra teutonica poggi molto sulle geometrie di Toni Kroos, e sull'intelligenza tattica di Joshua Kimmich e Sami Khedira. L'Elf di Löw non è un blocco statico, ma un corpo malleabile in grado di mutare in base alle micro-situazioni all'interno della partita. Kroos si è spesso abbassato come terzo centrale difensivo a sinistra, con Draxler interno accanto a Reus per aprire la corsia mancina alle avanzate di Jonas Hector. Khedira stazionava in una posizione centrale apparentemente isolata tra le linee di attacco e centrocampo avversarie, mentre dall'altro lato Kimmich stava a turno sulla linea laterale o più stretto (ricordando molto il lavoro svolto da Lahm). 

Questo movimento ha permesso alla Mannschaft di ritrovarsi con almeno 5/6 uomini alle spalle dei centrocampisti avversari, senza dare mai punti di riferimento tra i 4 giocatori offensivi e i due terzini (quest'ultimi spesso e volentieri anche i più avanzati in campo). I movimenti ad accorciare e ad allungare degli interpreti offensivi, uniti agli inserimenti profondi (centrali o sull'esterno) di Khedira, hanno mandato in tilt l'atteggiamento difensivo dell'Arabia Saudita. La capacità di tutti i giocatori di movimento di saper interpretare più ruoli è stata la chiave delle fortune in vita e dell'eredità lasciata da Rinus Michels, oltre alla ricerca dello spazio da creare e da attaccare. E in questo fondamentale eccelle proprio il Raumdeuter Thomas Müller.

SVILUPPI DA CORNER E HALF-SPACE

Non solo fase attiva e passiva, ma anche i calci piazzati. La Germania di ieri sera non ha colpito particolarmente da fermo, ma ha offerto ai più attenti una soluzione alternativa sugli sviluppi da corner. In particolare, è stato ripetuto e ricercato molto il lancio di Kimmich dalla trequarti per prendere in controtempo il movimento a salire della difesa saudita. Nello specifico, tutti i palloni avevano come destinazione gli half-space, ben attaccati (coi tempi e modi giusti) dagli attaccanti tedeschi. Il Tor del vantaggio di Timo Werner è la fotografia perfetta di quanto evidenziato poco sopra: lancio di Kimmich e half-space attaccato da Reus. E lo stesso si può notare, con le dovute differenze, anche in occasione del raddoppio.

COSA MIGLIORARE

Sicuramente, dopo tante cose positive ce ne sono altre che meritano attenzione. La Mannschaft di ieri ha dimostrato di soffrire i lanci dalle retrovie palesando una certa presunzione nell'atteggiamento e nel sottovalutare alcuni segnali negativi. Molti dei quali si sono fatti più evidenti e roboanti proprio nei minuti finali quando sono venute meno lucidità e forza. Pur concedendo tutte le attenuanti del caso, è pressoché inconcepibile concedere l'occasione che i Campioni del Mondo hanno lasciato ai sauditi nel corso del secondo minuto di recupero (sul punteggio di 2 a 1). Un concorso di responsabilità che individua i principali imputati in Ginter e Khedira: il primo per "ingordigia" nel voler a tutti i costi andare su un pallone pur essendo in ritardo, e il secondo per l'atteggiamento passivo che non aiuta il movimento a scalare di Hummels nel tentativo di fuorigioco.

Il Mondiale è alle porte e non ci saranno altri test. La speranza del popolo tedesco è che si riveda la solita Diesel-Mannschaft, che parte piano piano per poi arrivare alle fasi finali coi giri del motore al massimo. D'altronde, wir sind Weltmeister!

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