Serbia-Svizzera: continuano le polemiche dopo le esultanze di Xhaka e Shaqiri
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Serbia-Svizzera: continuano le polemiche dopo le esultanze di Xhaka e Shaqiri

I due calciatori svizzeri, di origine kosovara, hanno esultato con il simbolo dell'aquila albanese dopo i rispettivi goal, irritando l'ambiente serbo. Il Kosovo è infatti una nazione indipendente dal 2008 non riconosciuta dalla Serbia. I due calciatori provano a stemperare, la FIFA potrebbe intervenire nelle prossime ore.

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Antonio Abate

Serbia-Svizzera non sarebbe stata, e tale non si è confermata, una sfida normale. Per una lunga serie di questioni extra-calcistiche, il match di ieri sera era una delle partite più a rischio, soprattutto per la forte presenza di calciatori di origine balcaniche tra le fila elvetiche. Come previsto, nonostante l'assenza di scontri, c'è stato qualche episodio "politicamente poco corretto", con i calciatori d'origine kosovara Xhaka e Shaqiri subito pronti a mimare l'aquila albanese al momento di esultare per le loro belle marcature personali. Un'esultanza che non ha fatto piacere agli ambienti serbi e per un motivo squisitamente politico: il Kosovo è infatti un ex provincia albanese che nel 2008 ha raggiunto l'indipendenza ma che, ancora oggi, non è stata riconosciuta dalla Serbia.

Imporsi all'attenzione mediatica con un'esultanza del genere ha sicuramente riportato sotto gli occhi di tutti un caso internazionale, sottolineando ancora una volta l'importanza che ha il calcio per questioni anche extra-sportive. Il problema è capire fin dove ci si può spingere, al di là delle fazioni politiche, per evitare che certi episodi degenerino in una serie di azioni che nulla hanno a che vedere con il calcio. Proprio per stemperare la tensione, è stato lo stesso Shaqiri ad abbassare i toni: "Penso sia stata solo emozione. Sono molto felice per il gol, nient'altro. Non penso che dobbiamo parlarne adesso" ha detto l'ex Inter in esclusiva a La Gazzetta dello Sport. 

Meno diplomatico è stato invece Xhaka: "A essere onesto non mi interessava l’avversario. Era per il mio popolo che mi ha sempre sostenuto, per la mia patria, per i miei genitori". Inevitabile, quantomeno per non scivolare ulteriormente su un terreno minato, l'intervento del tecnico Vlado Petkovic, svizzero di origini croato: "Posso ripetere solo quello che ho detto in passato, non bisognerebbe mai mischiare politica e calcio. È chiaro che le emozioni vengono in superficie ed è stato quello che è successo. Penso che dovremmo concentrarci su questo sport, un bellissimo gioco che unisce le persone".

Uno sport, appunto, che però non potrà mai essere considerato solo come dovrebbe essere. Data la grandissima diffusione del calcio, pensare che certe gare non vengano utilizzate come vetrina "politica" è ormai un ragionamento da lasciare solo a chi vive fuori dal mondo. L'obiettivo deve essere però quello di stemperare i toni, come fatto ieri sera dal tecnico dei serbi Mladen Krstajic, il cui unico commento è stato il seguente: "Non ho commenti. Io sono un uomo di sport e resterò tale". Parole intelligenti per evitare ulteriori polemiche.  

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