Germania, il cuore d'acciaio batte ancora
Germania, il cuore d'acciaio batte ancora | www.twitter.com (@ToniKroos)

Germania, il cuore d'acciaio batte ancora

La Mannschaft vince all'ultimo respiro contro la Svezia e resta in vita: nell'ultima contro la Corea si decide il destino dei tedeschi.

AlbertoZamboni
Alberto Zamboni

Dieci secondi. Bastano solo dieci secondi per cambiare il destino di una squadra di calcio o di un singolo calciatore. Di esempi ce ne sono tanti, ma quello che è andato in scena a Sochi è uno dei più drammatici. La Germania è ad un passo dall’eliminazione da Russia 2018, da Campione del Mondo in carica, dopo sole due partite. Il quinto minuto di recupero è già iniziato, e Durmaz commette una grave ingenuità, cioè commette fallo sul lato corto dell’area e concede l’ultimo pallone del match ai tedeschi. Sul punto di battuta c’è Marco Reus, autore del goal del pareggio che non basta, e c’è Toni Kroos, colpevole di aver avviato con un errore banale l’azione del vantaggio della Svezia. Il centrocampista del Real Madrid gioca di sponda con l’attaccante del Borussia Dortmund e fa partire una traiettoria che si infila all’incrocio dei pali, sulla quale il portiere svedese Olsen non è impeccabile. La gioia teutonica esplode: i tifosi sono incontenibili, la panchina corre ad abbracciare l’eroe di serata ed il CT Joachim Löw tira un sospirone di sollievo.

Servirà ancora una vittoria contro la Corea del Sud e potrebbe addirittura non bastare se si incastrassero risultato sfavorevoli, ma per ora va bene così. Infatti i 3 punti valgono oro, perché la gara è stata molto più complicata del previsto: il tecnico tedesco cambia faccia alla sua squadra dopo la sconfitta dell’esordio con il Messico – fuori Hummels, Plattenhardt, Khedira e Ozil, dentro Rudiger, Hector, Rudy e Reus – ma sul campo la sensazione è che l’equilibrio manchi. La Germania attacca, la Svezia riparte trovando spazi enormi. E ci vuole anche un pizzico di fortuna, perché al 12’ Boateng abbatte Berg lanciato verso la porta in piena area di rigore, ma l’arbitro Szymon Marciniak sorvola colpevolmente; gli svedesi però il vantaggio lo trovano lo stesso, al 32’ con Toivonen, bravo ad infilarsi tra le maglie della difesa tedesca e a superare Neuer con un pallonetto. Da qui la Germania si butta in avanti senza trovare la giocata giusta; anzi, in chiusura di primo tempo il portiere del Bayern Monaco compie un mezzo miracolo sul colpo di testa di Berg che avrebbe sepolto la Mannschaft.

Al rientro dagli spogliatoi la gara cambia faccia fin da subito grazie al goal – fortunoso – di Marco Reus con il ginocchio, da cui parte l’assalto infinito. La palla non entra e a 8 minuti dalla fine Boateng – uno dei peggiori – viene espulso e lascia i suoi in 10. Entra Brandt, che coglie un palo a recupero già iniziato. Sembra un segno, ormai non c’è più speranza: la Germania, esattamente come è capitato all’Italia nel 2010 e alla Spagna nel 2014, esce al primo turno da Campione in carica. Mancano 10 secondi, e Durmaz concede la punizione sul lato corto dell’area. Il resto è storia. Ora per Löw e i suoi la concentrazione si sposta sulla Corea, reduce da 0 punti in due partite, per andare a conquistarsi il pass per gli ottavi così tanto desiderato e voluto, come dimostrato contro la Svezia. Fino a 10 secondi dalla fine. E oltre.

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