Corea del Sud 2-0 Germania, il tragico commiato dei campioni
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Corea del Sud 2-0 Germania, il tragico commiato dei campioni

La Mannschaft cade nel finale sotto i colpi dell'emotività e dell'ansia. La Corea del Sud chiude il suo Mondiale con una vittoria di prestigio.

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Francesco Lo Fria
Corea del SudCho; Lee Yong, Yun, Kim, Hong; J-S Lee, Jung, Jang, Moon (Ju, min. 69); Koo (Hwang, min. 56, poi Go, min. 78), Son.
GermaniaNeuer; Kimmich, Süle, Hummels, Hector (Brandt, min. 78); Khedira (Gómez, min. 58), Kroos; Goretzka (Müller, min. 63),Özil, Reus; Werner.
SCORE1-0, min. 93, Kim. 2-0, min. 96, Son.
ARBITROMark Geiger (USA). Ammoniti Jung (min. 9), J-S Lee (min. 23), Moon (min. 48), Son (min. 65).
NOTTerza e ultima partita del Gruppo F della Coppa del Mondo di Russia 2018 tra Corea del Sud e Germania. Il match è stato giocato alla Kazan Arena (Kazan). 41.835 spettatori.

Il Gruppo F di Russia 2018 non ha ancora emesso i propri verdetti finali. Nella terza e ultima partita, la Germania affronta a Kazan la Corea del Sud per assicurarsi gli ottavi di finale. I Weltmeister hanno 3 punti dopo la sconfitta all'esordio contro il Messico e la vittoria in extremis contro la Svezia, mentre gli asiatici hanno avuto sempre la peggio nei precedenti 180 minuti.

ANCORA NOVITÀ - Löw mescola le carte anche in occasione del match decisivo. La squalifica di Boateng permette a Süle di debuttare a fianco di Hummels, recuperato dopo il problema fisico che lo aveva lasciato ai box contro la Svezia. Esordio al Mondiale anche per Goretzka che si appropria della fascia destra con il rispolverato Özil alle spalle di Werner. Reus confermato, ma a sinistra, e ricomposta la linea mediana tra Khedira e Kroos.

Nel corso della prima frazione, la Mannschaft continua ad accusare gli stessi sintomi di malessere generale manifestati nelle prime due gare del torneo: manovra lenta, poche idee e ben confuse, difficoltà nel recapitare palloni giocabili dentro l'area di rigore o a entrarvi palla al piede. Il tutto acuito da una pervicace ostentazione di superbia nell'inventare strane posizioni e insistere su alcuni elementi palesemente inadatti tatticamente e psicologicamente al gioco da proporre.

NESSUN PERICOLO - I primi 45 minuti scivolano lenti e noiosi, come una lumaca che a fatica si sposta su una superficie vetrata lasciando dietro di sé la consueta "bava". Anzi, è la Corea del Sud (che potrebbe ancora sperare in un'eccezionale quanto sorprendente qualificazione) a rendersi più pericolosa. Esattamente al 19' quando Jung tira una punizione dalla traiettoria centrale trovando la risposta deficitaria di Neuer. Il Kapitän della Mannschaft riesce a smanacciare in tempo per evitare il tap-in vincente. 

Al 25', invece, è il turno di Son che scarica un bolide al volo all'interno dell'area di rigore dopo una ribattuta corta della difesa tedesca, ma la traiettoria sfila accanto al palo sinistro. Al 39', quasi dal nulla, l'unica occasione tedesca sugli sviluppi di un angolo, ma Hummels non riesce a superare Cho dopo aver recuperato un passaggio tecnicamente rivedibile di Werner.

PAURA - La Germania parte forte sulla falsa riga del secondo tempo contro la Svezia. Il minuto decisivo potrebbe essere nuovamente il 48', ma Cho respinge il colpo di testa ravvicinato di Goretzka su assist dalla destra di Kimmich. La Mannschaft ci riprova 3 minuti più tardi con Werner che da ottima posizione spreca al volo un bel duetto tra Reus e Özil. Al 64' occasione ancora per l'attaccante del Lipsia che spreca malamente dopo aver intercettato un corner sul secondo palo.

Da qui in poi, la partita si apre totalmente, le squadre si allungano (specie la Germania), complici anche le notizie di una Svezia in vantaggio sul Messico che obbliga i tedeschi a vincere. E già al 66' Moon va vicinissimo al goal dopo un'azione insistita: Hummels è decisivo nello schermare il tiro a botta sicura. Passano due minuti e Gómez saluta il suo ultimo Mondiale sciupando un ottimo invito ancora dalla destra incornando centralmente tra i guantoni protesi di Cho.

Al 78' altra occasione sudcoreana con Son che scaglia un rasoterra dal limite che sibila vicino al palo destro. La Germania inizia a sfaldarsi anche psicologicamente e gli sguardi faticano a celare frustrazione e rassegnazione. Nonostante tutto, Reus ci prova con una delle sue traiettorie velenose, ma la palla sfiora l'incrocio sul lato opposto (83'). Altri 4 minuti e altra occasione tedesca, questa volta clamorosa, con Hummels che si sgancia e va a saltare al centro dell'area per incornare tutto solo il cross da destra di Özil: il risultato è una deviazione di spalla che si impenna a fondo campo. Altro giro di lancette, altro tentativo da fuori di Kroos, il cui tiro viene bloccato a terra ancora da un irresistibile Cho.

CROLLO - La Mannschaft inizia ad annaspare per il campo, complici le pressioni psicologiche, lo spettro di una traumatica eliminazione prematura e il caldo afoso di Kazan. La Corea del Sud colleziona tantissime transizioni e contropiedi, sprecandole spesso malamente. Al 94', però, da un angolo dalla sinistra, un po' di confusione dentro l'area di rigore si risolve col tocco improvvido di Kroos che mette Kim tutto solo davanti a Neuer. Il difensore centrale sudcoreano non sbaglia e porta in vantaggio la sua Nazionale (goal confermato anche dal VAR).

La Germania perde la testa e si butta a capofitto in avanti facendo alzare anche Neuer oltre la linea di metà campo. Al 95' ci prova ancora Hummels (ormai attaccante aggiunto), ma la sua palombella di testa si spegne sopra la traversa. Meno di 60 secondi dopo, la posizione scriteriata di Neuer in versione centrocampista aggiunto, consente agli asiatici di recuperare un pallone e lanciare Son in campo aperto. Per l'esterno del Tottenham è facile controllare e depositare in rete da pochi passi. Spiel ist vorbei. La Germania ci prova ancora con Brandt (fermato ancora da Cho) e con Hummels (incornata alta), ma non è serata. 

CADUTA DOLOROSA - Eravamo abituati, negli ultimi Mondiali, a vedere i detentori eliminati già nella fase a gironi, ma si voleva dare più credito a una Nazionale e a una generazione ancora non "bollita" in tutti i suoi elementi. Invece, la Germania è caduta come chi l'ha preceduta nel recente passato, vittima non di una maledizione o "macumba", ma di se stessa e della sua incapacità a staccarsi da un passato vincente quanto, per certi versi, ingombrante.

Un crollo determinato da tanti piccoli esplosivi piazzati tra panchina e campo e traducibili con idee anche interessanti ma di difficile applicazione; con uomini dotati di caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche inadatte a mettere in pratica questi concetti, abbinate a questioni emotive e psicologiche mai realmente risolte e a cui, possibilmente, è stato dato poco peso.

Non è dato conoscere ancora quale sarà la reazione, ma il prossimo futuro potrebbe parlare ancora tedesco. Specialmente se non si rimanderà oltre un cambio che è stato procrastinato troppo a lungo.

Francesco Lo Fria

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