Il calcio africano ha fallito. Inutile usare giri di parole: il movimento calcistico del continente più antico del mondo ha subito un durissimo colpo, in questi Mondiali di Russia 2018, con ben cinque squadre su cinque fuori dopo la fase ai gironi. Un risultato davvero negativo, che non succedeva dal 1986 e che sottolinea ancora una volta la mancanza di preparazione di una serie di Nazionali ricche di talento ma povere di lungimiranza tattica. Se si esclude infatti la Tunisia, nazionale priva di calciatori di talento ma paradossalmente uscita a testa alta, le altre quattro non hanno affatto brillato, mancando all'ultimo la qualificazione e non sfiorandola praticamente mai nemmeno di striscio.

La prima Nazionale che ha deluso è stata sicuramente l'Egitto. Partita con i migliori auspici di passaggio del turno, la rosa di Cuper è calata alla distanza, confermandosi tutt'altro che adeguata alla competizione. Senza Mohamed Salah, gli egiziani non hanno saputo proporre interpreti di spessore in sostituzione, confermando una scarsa attitudine difensiva ed una penuria offensiva non da poco. Dopo la beffarda sconfitta all'ultimo contro l'Uruguay, l'Egitto è capitolato anche contro la Russia, subendo tre goal evitabilissimi e segnando solo da rigore. Come se non bastasse, anche nella terza sfida il trend non s'è invertito, con gli egiziani sconfitti addirittura dai modesti sauditi d'Arabia.

Source photo: Twitter @Pharaohs
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Altra formazione che non ha confermato quanto di buono si dicesse di lei è quella marocchina. Non che i sahariani sognassero un passaggio del turno con Spagna e Portogallo nel girone, ma chiudere il proprio torneo senza nemmeno un successo era una previsione considerata sfortunata anche dai più scettici. Ciò che aumenta l'amarezza nell'ambiente del Marocco è forse la sconfitta contro l'Iran, maturata in extremis ed a causa di un autogoal. Nonostante l'ottimo gioco espresso in quell'occasione, il Marocco non ha saputo vincere, mettendosi comunque in mostra per alcuni singoli di valore, su tutti Benatia ed Amrabat. Differentemente dall'Egitto, i ragazzi di Renard si sono almeno tolti la soddisfazione di fare punti contro la Spagna, fermata sul 2-2. 

Source photo: profilo Twitter @MedhiBenatia
Source photo: profilo Twitter @MedhiBenatia

Ben più dolorosa l'eliminazione della Nigeria, buttata fuori dal Mondiale da un goal di Rojo all'87'. Nel girone con Croazia, Islanda ed Argentina, infatti, i nigeriani si sono fatti seriamente valere, lottando fino all'ultimo per un posto negli Ottavi. Dimostrando una discreta preparazione tattica ed un buon tasso tecnico, le Aquile hanno esordito perdendo contro la Croazia, rimettendosi però in gioco grazie al successo contro l'Islanda. Giunti alla terza sfida, i nigeriani hanno retto l'urto dell'Argentina, sfiorando addirittura il successo. La Dea Bendata non ha però preso la Nigeria tra le sue braccia ed i nigeriani hanno dovuto abbandonare la competizione a causa di un guizzo di Rojo, che di destro ed all'87' ha segnato la rete del 2-1 e fatto gioire la sua Argentina.

Source photo: Twitter @NGSuperEagles
Source photo: Twitter @NGSuperEagles

A fare più male, forse, è stata la storia del Senegal di Aliou Cissé, nazionale alla seconda apparizione Mondiale dopo la miracolosa avventura del 2002. Partendo alla grande, 2-1 alla Polonia, i leoni hanno mostrato i primi segni di cedimento contro il Giappone, rosa che è riuscita a strappare un pari approfittando della traballante tenuta difensiva del Senegal. Il 2-2 è stato alla fine scontato, dagli africani, che nel terzo match del girone ha ceduto le armi ad una Colombia più forte e meglio organizzata. A buttare fuori i ragazzi di Cissé non è stata però la sconfitta ma la regola-fair play, che a parità di statistiche premia infatti la formazione con meno cartellini gialli all'attivo. Una regola davvero assurda che ha eliminato il Senegal, formazione a cui sarebbe bastato un pari per passare. 

Source photo: Twitter @FootballSenegal
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Nonostante i diversi percorsi, il fallimento delle africane ai Mondiali racchiude una grande verità:  il movimento del calcio africano, un po' come tutto ciò che riguarda lo sviluppo di questo continente, paga la mancanza di preparazione e programmazione. Nonostante l'enorme talento dei singoli, nessuna formazione è infatti riuscita a creare un humus coeso di calciatori, condizione che per esempio ha permesso al Giappone ed alla Russia di ben figurare. Finché il movimento calcistico africano non verrà rifondato dalle basi, le Nazionali di questo continente vivranno sempre la brutta condizione di "belle e dannate", squadre cioè potenzialmente esplosive ma pronte a spegnersi come fiammiferi al primo alito di vento.