Schweinsteiger il guerriero: "Ho dato anche il sangue per la coppa"

Bastian Schweinsteiger a 30 anni vince il suo primo titolo mondiale. Zittisce gli scettici con una prestazione da manuale contro l'Argentina di Sabella e non contiene la grande gioia per la conquista del trofeo più prestigioso per la carriera di ogni calciatore.

Schweinsteiger il guerriero: "Ho dato anche il sangue per la coppa"
Schweinsteiger il guerriero:" Ho dato anche il sangue per la coppa"

Schweinsteiger il Guerriero. In finale corre senza sosta. Sembra aver detto agli altri: "Non vi preoccupate, stasera gioco io". Impeccabile. Ovunque ci sia un contrasto lui c'è. Un gigante davanti alla difesa tedesca. Baluardo. Non c'è azione tedesca che non sia passata sotto i suoi piedi. Non c'è soluzione che lui non abbia prima calibrato con prudenza. Carattere schivo, ribelle. Istintivo e potente.                Sempre sulla palla. Bastian voleva il trionfo mondiale. E al Maracanà, trionfo è stato.

Dopo una stagione decisamente non esaltante al Bayern Monaco in tanti l'avrebbero dato per fantasma in Brasile, una riserva di extralusso, data anche la sua iniziale scarsa condizione fisica. Invece Bastian c'è stato in Brasile. C'è stato più che mai. E in finale ha ruggito più che mai. C'è chi, dopo la prestazione contro l'Argentina, non ha tardato ad incoronarlo miglior giocatore del mondiale.

"Per questa coppa ho dato il sangue", questa una delle poche frasi che il campione tedesco si è fatto sfuggire ai microfoni dei giornalisti dopo il fischio che ha messo fine al mondiale 2014. Potrebbe sembrare una metafora, ma il sangue c'è stato sul serio: Schweinsteiger si riferisce infatti alla ferita sul volto riportata a causa di uno scontro con Sergio Aguero. Indomabile. Il guerriero biondo non riusciva a fermarsi quella sera. Nè lui, nè ovviamente i suoi compagni, pazzi di gioia per un risultato ancor più che storico. La Germania infatti aspettava che undici uomini riportassero quella coppa a Berlino da ventiquattro lunghi anni. E finalmente i ragazzi di Loew guidati da un immenso Schweinsteiger ce l'hanno fatta.  Un gruppo unito con delle stelle fisse, dei campioni assicurati. Caparbi ed eccezionalmente sicuri delle proprie potenzialità.

C'è da dire che Schweinsteiger ci credeva sin dall'inizio. Durante tutta la competizione ha dimostrato di avere tutte le qualità di un vero leader.  Dopo la semifinale contro la Seleçao ha tenuto  a scusarsi personalmente con i ragazzi di Scolari e con tutto il popolo brasiliano per la disfatta incredibile di un 7-1 distruttivo, ammettendo di aver continuato a giocare, senza abbassare la tensione, proprio per il rispetto grande che la Germania aveva del Brasile. Grande carisma, talento indiscusso che ha preso per mano una squadra che già dalla prima gara del mondiale contro il Portogallo aveva dimostrato di essere la più in forma e la più determinata di tutte.

Schweinsteiger piangeva. Mani in testa e meraviglia. Quasi non ci credeva a quello che stava succedendo al Maracanà. C'è voluto un po' per realizzare tutto. Le grandi prestazioni vengono sempre premiate nello sport, e per Bastian questo mondiale è stata, ancora una volta, una grande consacrazione. Ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno. La Germania, bagnata del sudore di anni ed anni di occasioni perse all'ultimo minuto, di delusioni forti e della rabbia di Bastian Schweinsteiger è  oggi campione del mondo.