Prandelli torna a parlare: "Non sono scappato, in Italia manca amore"

Torna a parlare Cesare Prandelli, e lo fa in un'intervista al 'Corriere della Sera. sull'addio alla Nazionale italiana: "Sono stato attaccato crudelmente ma ho fallito, il progetto non ha funzionato

Prandelli torna a parlare: "Non sono scappato, in Italia manca amore"
Prandelli torna a parlare: "Non sono scappato, in Italia manca amore"

Cesare Prandelli, l'ex ct della Nazionale ed attualmente manager del Galatasaray,torna a parlare alla stampa italiana e lo fa con un'intervista al Corriere della Sera, non cerca scuse sul fallimento Mondiale e si assume tutte le responsabilità del caso: "Pensavamo di giocare in un certo modo e non ci siamo riusciti. Questo era il progetto tecnico ed è fallito", dice Prandelli che poi si esprime anche sulla possibilità che Antonio Conte prenda il suo posto: "In Nazionale - prosegue - non si può esprimere quella carica che si esprime nel quotidiano, diventa difficile. Puoi ovviare se hai un blocco di una squadra, ma sono decisione che prenderà lui nel caso venisse scelto".

L'ex ct si leva più d'un sassolino: "Il diritto di critica è sacrosanto. Ma dev’essere mantenuto nei limiti della verità, della civiltà e delle proporzioni. Secondo me chi ha scritto e detto certe cose si deve vergognare. L’accusa di essere scappato. L’idea della fuga. Non è vero. L’ho dimostrato nella mia vita, personale e professionale. È successo a Parma, dopo il crac Parmalat: sono scappati in tanti, io sono rimasto e con la mia squadrettina siamo arrivati quinti. È successo a Firenze. Non sono scappato. Sono rimasto al mio posto da solo, con i dirigenti inquisiti in Calciopoli, e nonostante questo, senza penalizzazione, saremmo arrivati secondi in campionato. E non sono scappato dalla federazione: siamo tutti dimissionari! Quindi io non sono scappato da nes-su-no. Fuga? Fuga de che?. Mi hanno accusato perfino di 'non essere rimasto a elaborare il lutto'. Ma questo non è compito dei defunti!" .

I problemi, secondo Prandelli, si trovano alla 'radice': "La Germania, quando ha avuto difficoltà, si è chiesta: qual è la nostra squadra più importante? Non ha risposto Bayern o Borussia. Ha risposto “Germania” e tutti si sono messi al servizio della nazionale. Nelle squadre italiane giocano il 38% di italiani. La stessa Juve ha sei titolari stranieri. Puntare sui settori giovanili!, dicono. Ma se sono pieni di stranieri? Di cosa stiamo parlando? Ripeto, dobbiamo partire da una domanda: qual è la squadra più importante in Italia? Non è la tua Inter, non è la Juve, la Roma, la Fiorentina o il Milan. È la nazionale. Solo così si arriva preparati ai grandi eventi. Ma la nazionale galleggia ancora e si rimetterà a navigare. I giocatori potranno riscattarsi" .

Sui singoli, l'ex ct ha spiegato: "Rifarei ogni scelta. Con Montolivo e Giuseppe Rossi la squadra aveva dimostrato una buona identità. Dopo gli infortuni, abbiamo dovuto cambiarla. Balotelli? Mario è un ragazzo fondamentalmente buono. Non è un ragazzo cattivo. Ma vive in una sua dimensione che è lontana dalla realtà. Ma non vuol dire nulla. A 24 anni ha la possibilità di fare tesoro di questa grande esperienza. E se critichiamo Buffon dopo 142 partite in nazionale non abbiamo capito cosa ha fatto... " .

Ed eccoci ai motivi del 'sì' al Galatasaray: "Mi hanno chiamato, poi richiamato. 'Siamo una grande società. Abbiamo messo in stand-by otto allenatori per te...'. E poi il campo. Avevo il bisogno fisico di mettere le scarpette e tornare in campo. Quando cadi dalla bicicletta da bambino devi risalirci subito. Le persone che mi vogliono bene mi vedevano in uno stato comatoso. Lo dovevo anche a loro. Vado a fare il mio lavoro, è una sfida, mi rimetto in gioco. Andrò a caccia della quarta stella, il ventesimo Scudetto" .

La Nazionale è un capitolo sepolto: "Assolutamente. Il mio tempo azzurro è passato" .