Croazia-Italia, la chiave è in mezzo al campo

A Spalato gli azzurri si giocano il primato nel girone di qualificazione a Euro 2016. Assenti De Rossi e Verratti, Conte si affida a Marchisio e Parolo in un 4-3-3 in cui si rivede El Shaarawy. Il palleggio della Croazia spaventa gli azzurri, chiamati a una prova d'orgoglio al termine di una stagione durissima.

Croazia-Italia, la chiave è in mezzo al campo
Croazia-Italia, la chiave è in mezzo al campo

La sfida tra Croazia e Italia sta diventando un classico del calcio europeo a livello di selezioni nazionali. Dopo vari confronti avvenuti alle fasi finali di Europei e Mondiali, la gara di stasera a Spalato (che si disputerà a porte chiuse) vale il primo posto del girone di qualificazione a Francia 2016. La squadra del c.t. Kovac è da considerarsi tra le migliori a livello continentale, con talenti del calibro di Modric (oggi assente) e Rakitic ad orchestrare il gioco dei croati. La gara d'andata, disputatasi in novembre a San Siro si chiuse con il punteggio di parità (1-1), con un senso di scampato pericolo per gli azzurri, messi a lungo in difficoltà dal palleggio avversario.

Il c.t. Antonio Conte dovrà fare a meno di Marco Verratti e Daniele De Rossi, mentre il suo omologo Kovac non potrà disporre di Luka Modric, infortunatosi al ginocchio a metà aprile durante una gara di Liga con il suo Real Madrid. Non è nella mentalità di Conte lamentarsi più di tanto delle assenze, ma di certo il duplice forfait in mezzo al campo lo costringerà a varare un centrocampo inedito, con Pirlo perno centrale, Parolo e Marchisio da mezze ali di inserimento più che di costruzione della manovra. Sul fronte opposto il c.t. Kovac dovrebbe schierare i titolarissimi Brozovic e Rakitic, reduce da una stagione eccezionale in maglia blaugrana, con il talentino Kovacic a sostituire Luka Modric in un centrocampo a tre di qualità e quantità.

Nella gara di Milano le superiori doti tecniche degli avversari misero in grossa difficoltà la Nazionale, costringendola ad agire di rimessa, senza mai avere il pallino del gioco in mano. Conte vara per la prima volta in gare di qualificazione il 4-3-3 con El Shaarawy e Candreva esterni offensivi, schierandosi volutamente a specchio rispetto ai rivali, che dovrebbero vedere in campo Perisic ed Olic agire al largo di Mario Mandzukic, oggetto del desiderio di varie squadre italiane. E' lecito aspettarsi un'Italia d'attesa e di ripartenze, come da tradizione, per sfruttare al meglio le doti del ritrovato Faraone e degli inserimenti di Marchisio e Parolo, al netto della stanchezza dovuta a una stagione lunghissima ed estenuante. In difesa De Silvestri è favorito su De Sciglio per il ruolo di terzino destro, mentre dovrebbero essere confermati Bonucci e Astori (con Ranocchia in preallarme) come difensori centrali, con Darmian schierato sulla fascia sinistra.

Il reparto migliore della Croazia resta senza dubbio il centrocampo, nonostante l'assenza di Modric, coadiuvato dai due esterni di difesa Srna e Pranjic, costantemente proiettati in avanti per garantire la superiorità numerica nella zona centrale del campo. Difficile immaginare un'Italia spumeggiante, causa assenza e logorio atletico, potendo forse bastare a Conte anche un pareggio, nonostante le dichiarazioni bellicose della vigilia. Da verificare le condizioni di Andrea Pirlo, in evidente difficoltà atletica durante la finale di Champions' League contro il Barcellona di appena sei giorni fa. Le sorti della Nazionale passano ancora una volta dai suoi lanci illuminanti e dalla capacità di gestire il ritmo partita a seconda delle situazioni di gioco. In fase difensiva il centrocampo azzurro diventerà a cinque, con El Shaarawy e Candreva pronti a ripiegare fin sulla trequarti, per consentire a Parolo e Marchisio di stringere la propria posizione, evitando che lo stesso Pirlo subisca l'inserimento di Rakitic e Brozovic tra le linee di centrocampo e difesa.

Al volgere del primo anno della gestione Conte la gara di Spalato rappresenta l'ostacolo più duro da superare in vista della fase finale di Euro 2016 per una squadra che non ha ancora trovato una precisa identità tattica (troppi i cambi di modulo) nè stabilito gerarchie ben precise in settori nevralgici del campo, scegliendo una volta per tutte gli uomini cui affidare le proprie sorti.