Gianni Infantino, l'uomo dell'urna che prende il timone del calcio mondiale

Il nuovo presidente FIFA è l'ex segretario dell'UEFA. Un volto già noto, candidatosi quasi a sorpresa, sotto l'ala del francese che gli ha ceduto il passo. Ma non sarà il pupazzo di Platini...

Gianni Infantino, l'uomo dell'urna che prende il timone del calcio mondiale
Gianni Infantino, l'uomo dell'urna che prende il timone del calcio mondiale

Dalle palline delle urne alla poltrona più pesante del calcio mondiale. Siamo sempre stati abituati a vedere così Gianni Infantino nelle sue apparizioni televisive, tra le palline dei sorteggi di Champions ed Europa League, insieme al direttore delle competizioni UEFA Giorgio Marchetti. L'avvocato svizzero è però stato molto di più: il compito del segretario generale, ruolo ricoperto dal 2009, prevede anche dialogo e collaborazioni con organi politici. Insomma, tanto lavoro nell'ombra, da strettissimo collaboratore di Michel Platini. Quel Platini che gli ha ceduto la candidatura alla presidenza FIFA, ottenuta ieri da Infantino.

Avvocato svizzero di chiare origini italiane, alle quali si è spesso detto ovviamente legato (madre della Val Camonica e padre della Calabria), studia all'università di Friburgo e si laurea in legge, prima di entrare nel mondo del calcio nel 2000, proprio lavorando nell'UEFA, che lascia dunque dopo 16 anni. La sua candidatura è stata per certi versi un fulmine a ciel sereno seguita alla squalifica di Platini per 6 anni, ma è stata subito appoggiata dall'UEFA e anche, quasi totalmente, dalle federazioni americane. Insomma, quel cosiddetto "calcio che conta". Africa, Asia e Oceania hanno sempre dato l'impressione di essere propense a votare lo sceicco Al-Khalifa, che sembrava addirittura favorito, ma evidentemente Infantino deve aver fatto centro con qualche parola.

Ambizione, tanta ambizione, quella che il nuovo presidente ha dimostrato di possedere da subito. La sua prima proposta è stata quella che ha più sorpreso, ovvero un Mondiale a 40 squadre, qualcosa di tanto difficile (anche per questioni di formato) quanto attraente. Più squadre, più visibilità, più nazioni ospitanti, anche regioni intere e non singoli stati, anche (e soprattutto) dai continenti quali Asia e Africa, essendo Europa e Americhe già ampiamente rappresentate. Un'idea che potrebbe intrigare, anche se tutta da studiare, ovviamente. 

Rinnovamento, specialmente ai piani alti. Infantino nel suo programma propone chiaramente novità a livello dirigenziale, l'abolizione dell'Esecutivo per far spazio a un "consiglio della FIFA", che permetterebbe una separazione più chiara di poteri e competenze e senza influenze politiche. Anche i singoli club potrebbero essere rappresentati, così come le federazioni. Più peso, a tutti.

Crescita, specialmente per quanto riguarda le confederazioni più povere. Ogni 40 anni la FIFA erogherà 40 milioni a ogni confederazione e 5 milioni a ogni federazione, per permettere lo sviluppo del calcio a livello globale, non semplicemente nei paesi che già hanno (o hanno la possibilità di avere) stadi moderni e disponibilità economiche.

Innovazione, perchè Infantino si è proposto sin da subito come un grande promotore della tecnologia, come già si era visto in Europa (Goal-Line Technology su tutti). Non moviola in campo, attenzione, ma tecnologia: aiuti per decisioni oggettive che potrebbero essere introdotte dando una grossa mano agli arbitri, sempre più nell'occhio del ciclone.

Pulizia dell'immagine della federazione internazionale, sporcata dalle recenti vicende, in particolare dalla bomba esplosa con gli arresti dei massimi dirigenti e le indagini su Sepp Blatter.

Revisione dei ranking FIFA, dei criteri di valutazione, ma anche delle priorità dell'associazione, che ultimamente ha coinvolto troppo poco il calcio e troppo la politica.

"Sono il presidente di tutte le 209 federazioni e insieme a loro rinnovare la FIFA", queste le prime parole di Gianni Infantino nella conferenza stampa. Il biglietto da visita più simbolico è stato però quello successivo, quando a una domanda, prima di rispondere, ha salutato il giornalista dandogli del tu e chiedendogli come stesse, come due amici al bar. Districatosi poi tra italiano, tedesco, inglese, spagnolo come se nulla fosse, ha immediatamente fatto capire non solo le sue idee, ma anche il tipo di persona che vuole rappresentare. Un presidente per tutti, un presidente giovane (45 anni contro i 79 del dimissionario Blatter) che può restituire al mondo del calcio la vera essenza che deve rappresentare. Il viaggio di Infantino è pronto a cominciare.