Dal Brasile al Brasile: la parabola del 'pistolero' Suarez, stavolta dalla parte giusta della storia

Due anni dopo la squalifica rimediata al Mondiale per il famigerato morso sul collo di Chiellini, Luis Suarez torna in nazionale e, guarda caso, lo fa in Brasile, dove chiude la sua parabola discendente segnando il gol del pareggio che vale una fetta di qualificazione ai prossimi Mondiali. E' tornato il pistolero?

Dal Brasile al Brasile: la parabola del 'pistolero' Suarez, stavolta dalla parte giusta della storia
Dal Brasile al Brasile: la parabola del 'pistolero' Suarez

Dal Brasile, dove sembrava essere iniziata la parabola discendente di uno degli attaccanti più forti in circolazione, al Brasile, dove Luis Suarez ritorna protagonista assoluto con la maglia dell'Uruguay a distanza di due lunghissimi anni. Da un Mondiale, quello brasiliano, a quello russo, passando per il tortuoso cammino delle qualificazioni, che danno nuovo lustro al capocannoniere di tutti i tempi dell'Olimpica. Quanto è mancato il pistolero a questa squadra lo si nota dall'investitura datagli al suo ritorno: la fascia di capitano è sua e sua soltanto. Per carisma, personalità, perché è Suarez. 

Brasile-Uruguay è partita mai banale, da sempre. Dai tempi di Schiaffino e Pelè le due nazionali, mai del tutto fraterne, si sono sfidate a colpi di fioretto e di sciabola, alternandosi nel corso della storia in vetta al mondo ed al Sud America. Tanti i dualismi che si sono visti sul terreno di gioco e, non ultimo, quello tra Neymar ed il pistolero, che torna padrone del suo destino e di quello della Celeste, scrivendo un'altra pagina di storia in quel di Recife. Due immagini, due istantanee, diametralmente opposte, agli antipodi: dal morso sul collo di Chiellini al gol che vale il 2-2 definitivo e, probabilmente, una fetta di Mondiale prossimo. 

Suarez dà, Suarez toglie. Già, perché se l'Uruguay aveva legato alla vena realizativa del centravanti del Barcellona, in quell'estate di transizione dal Liverpool, le sue speranze di andare più avanti possibile nella kermesse brasiliana, la dentata al centrale dell'Italia aveva deluso e non poco le speranze della Celeste e del paese intero, rimasta orfana dell'uomo simbolo per eccellenza. Tabares in ginocchio, squadra priva di mordente quella che si presenta all'ottavo contro la Colombia: la sconfitta è meritata, senza opporre quasi resistenza. Suarez è sul patibolo, il responsabile numero uno dell'eliminazione. 

Due anni dopo, la pressione è tanta, soprattutto perché il destino come al solito ci ha messo il suo zampino: dal 24 giugno 2014 al 26 marzo 2016, da Natal alla vicina Recife. Il passo sembra breve, invece è infinito, soprattutto per lui che deve fare i conti con il rimorso di quell'eliminazione. In mezzo c'è il passaggio al Barcellona, i trionfi con il terzetto formato con un'argentino ed un brasiliano, la maturità forse definitiva, prima della chiamata alle armi. Due anni dopo, il messaggio è emblematico: Suarez è tornato. L'Uruguay si affaccia ai mondiali di Russia 2018, con il pistolero che è tornato a mordere, stavolta nel modo giusto!