Euro 2016: il Belgio e la solitudine dei (suoi) numeri primi

Nonostante il dilagante 3-0 contro l'Irlanda, sono ancora tanti i punti interrogativi che affliggono il Belgio, troppo macchinoso in fase di impostazione e vincente solo grazie al talento dei singoli. Che sia il modulo il problema? Dovrà essere Wilmots a capirlo in vista della delicata sfida contro la Svezia.

Euro 2016: il Belgio e la solitudine dei (suoi) numeri primi
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Coloro i quali stanno seguendo i Campionati Europei di calcio possono essere divisi in due gruppi: quelli che non hanno risparmiato critiche al Belgio e quelli che invece mentono spudoratamente. Tutti, infatti, al duplice fischio dell'ultima sfida dei Diavoli Rossi, avevano dato già per spacciata una selezione (badi bene a chiamarla collettivo) potenzialmente micidiale ma di fatto spuntata ed inconcludente. Già erano pronte le critiche al non-gioco di Wilmots, con una buona dose di severe sentenze destinate ad Hazard, Lukaku e De Bruyne, passati da campioni a pippe clamorose nel giro di 45'. Eppure, in barba a pressioni mediatiche o a spettri di inaspettati flop, il collettivo belga è riuscito a stra-vincere, rilanciandosi in ottica secondo posto nel girone E e ritrovando così quella serenità persa immediatamente dopo il brutto 2-0 rimediato contro l'Italia.

Per carità, la prestazione di ieri non è stata eccezionale né l'avversario, la timida Irlanda, ha fatto chissà cosa per vincere la gara, ma non applaudire i Rossi dopo un netto 3-0 apparirebbe ingiusto e poco obiettivo. Il Belgio, per cancellare subito la sconfitta del primo turno, decide di scendere in campo contro l'Irlanda adottando il solito modulo, il 4-2-3-1, ma cambiandone alcuni interpreti: out Nainggolan, Ciman e Fellaini, in Dembele, Mounier e Carrasco. Scelte che apparentemente non premiano i belgi ma che comunque, alla lunga, si rivelano azzeccate e vincenti soprattutto però, c'è da dirlo, grazie ai singoli piuttosto che al gioco di squadra. Tatticamente parlando, infatti, tale modulo rende macchinosa la manovra belga dei primi minuti, imbrigliata dai volenterosi avversari e dal 4-4-1-1 scelto dal CT irlandese O'Neill. A soffrire tale modulo sono nello specifico gli esterni, Carrasco ed Hazard, con quest'ultimo spesso isolato dal gioco e testardo nel proporre sempre la giocata personale. Nel secondo tempo tutto cambia, ma le ombre su una gioco ancora poco fluido di certo non scompaiono con il dilagare del risultato.

Il Belgio sembra essere infatti ancora una formazione sperimentale, potenzialmente fortissima ma sempre incapace di creare collaborazione tra gli undici interpreti in campo. Fa riflettere, per esempio, il fatto che due dei tre gol totali sono giunti grazie a spunti personali piuttosto che da un preciso schema di gioco: nel primo grande il merito di De Bruyne, freddo nel servire Lukaku, nel terzo è magistrale Hazard, capace di offrire un cioccolatino al compagno numero 9 dopo una progressione da giocoliere sull'out di destra. Eccezione che conferma la regola, la rete di Witsel, bravissimo ad inserirsi e a colpire di testa, sfruttando così massimamente l’ottima idea del terzino Meunier. Davvero poco, comunque, per una formazione che potrebbe e dovrebbe proporre un calcio champagne e spettacolare.

Tra i tanti interrogativi di fine match c’è però da registrare il “punto esclamativo” Dries Mertens, pimpante fin dai primi minuti e da tenere fortemente in considerazione in vista della gara contro la Svezia. Wilmots dovrebbe seriamente pensare ad un suo impiego dal 1’, proponendo magari un 4-3-3 che regalerebbe spazio e campo agli esterni d’attacco e alla punta centrale, valorizzando appieno le qualità delle ali e l’esplosività nell’area piccola dei bomber. Non è un caso infatti che proprio Lukaku ha dato il meglio di sé quando è stato messo in condizione di segnare, bellissima la sua prima rete, e non quando ha dovuto far salire i suoi. Ora, però, non è più tempo di pensare al passato e Wilmots lo sa. La gara con l’Irlanda è stata superata appieno, adesso occorre trovare, contro la Svezia, la chiave di volta capace di far svoltare definitivamente un gruppo talentuoso ma che spesso perde punti preziosi a causa della solitudine dei suoi.. “numeri primi”.