Le misure "anti-biscotti" della FIFA convincono poco

Molti dubbi, soprattutto sul piano del gioco: il ghiotto premio della vittoria ai rigori, infatti, genererebbe collettivi sempre più catenacciari, soprattutto se il tasso tecnico di base non fosse elevato, andando a penalizzare il bel gioco e di fatto il giusto compiersi degli eventi.

Le misure "anti-biscotti" della FIFA convincono poco
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Abolire i pareggi nella fase a gironi dei Campionati Mondiali di Calcio, un'idea bizzarra che, molto presto, potrebbe diventare una realtà. Iniziato tutto come un'ipotesi suggestiva ma di fatto improponibile, infatti, l'idea di eliminare la voce X dai gironi starebbe sempre più prendendo piede, viaggiando di pari passo con un'altra idea proposta da Gianni Infantino, quella cioè di allargare il bacino delle nazionali partecipanti da 32 a 48 squadre per rendere più emozionante il torneo. Tra i cardini regolamentari dei maggiori tornei calcistici mondiali, il pari nei gironi verrebbe di fato eliminato aggiungendo, in caso di risultato non favorevole ad alcuna squadra, una serie aggiuntiva di calci di rigore, che andrebbero necessariamente a decretare la vittoria di un solo collettivo.

Un metodo pensato per evitare i "biscotti", la famose partite in cui due squadre, in caso di pareggio, si assicurano un tranquillo e comune passaggio del turno, a discapito delle altre. Uno dei primi metodi pensati dalla FIFA per frenare questo sistema, per esempio, fu la scelta di disputare le ultime gare dei gironi in contemporanea, evitando di ripetere lo scempio che vide protagoniste, nell'edizione spagnola del 1982, Germania Ovest ed Austria, esntrambe passate a discapito dell'Algeria. Apparentemente, questa idea potrebbe aiutare il più corretto corso degli eventi, ma scegliere di non dare punti in palio, se non prima della lotteria dei rigori, potrebbe limitare fortemente il gioco: i collettivi meno forti, infatti, andrebbero a snaturarsi ancor di più, chiudendosi in difesa nella speranza di giocarsi il tutto per tutto dagli undici metri.

Altro aspetto da non sottovalutare, l'allargamento delle partecipanti: una fase finale dei Mondiali di calcio, infatti, già di per sé consente a moltissimi collettivi di sognare e le matricole terribili, squadre cioè autrici di un cammino decoroso, non sono mai mancate, vedi il Costa Rica negli ultimi Mondiali o la Turchia dell'edizione 2006. Con 48 formazioni, dunque, verrebbe meno l'equilibrata organizzazione del tabellone, che porterebbe 16, poi 8 e via dicendo collettivi a giocarsi il titolo. Come anche visto negli ultimi Europei, consentire a più gruppi sportivi nazionali l'accesso, per ripescaggio, alla fase finale, genererebbe un tabellone ingiusto e "pilotato", favorendo di fatto in maniera preventiva qualche collettivo, complicando al contrario la vita a qualche altro.

Non è un caso, per esempio, che proprio agli Europei a vincere sia stato il Portogallo, passato come una delle migliori terze e dopo tre pareggi nel girone e nel contempo aiutato da un tabellone fortunato e che ha spostato tutti i club più forti "dall'altra parte", situazione che non sarebbe capitata se a passare fossero state le classiche migliori seconde. Riformare dunque l'assetto schematico di un torneo così importante, dunque, non deve essere fatto con avventatezza e con il comune obiettivo di aumentare le chance dei collettivi meno forti. Le insidie e le future assurdità, infatti, potrebbero essere dietro l'angolo.