Frank The Gentleman

Frank Lampard dice addio al calcio giocato dopo ventuno anni magici ed irripetibili, coronati da gol, titoli, insuccessi e risalite. La sua storia, quella che lo ha portato nell'olimpo dei centrocampisti migliori d'ogni tempo, assume riflessi a forti tinte Blues. Con il Chelsea, Frankie è divenuto leggenda, riuscendo nell'intento di combinare classe, etica e talento in un sol uomo; quello con la sua maglia, la numero 8.

Frank The Gentleman
Frank Lampard nel giorno del suo addio a Stamford Bridge. Fonte foto: Getty Images Europe

Il primo frammento, fa quasi strano pensarlo, porta al 21 settembre 2014. Una domenica come tante, se non fosse che la 'sua Gente' sarebbe arrivata in massa, con un bagaglio di dubbi e interrogativi, in quella che da poco era considerata Casa; la nuova.
Il volto tirato lo si nota anche dal televisore, e lo accompagna per tutto il pomeriggio. La tensione è enorme, ma dalla panchina, nascosto tra tutti i compagni quella faccia passa quasi inosservata. 
In dieci contro undici, a dodici minuti dalla fine, l'Ingegnere capisce che è giunto il momento. Frank si prepara, ma dall'espressione del suo volto sembra non voglia entrare in campo; non oggi; non davanti a quella Gente; la sua. 

Il cambio si concretizza, e Frank inizia a mescolarsi tra gli altri ventuno, quasi incredulo che i suoi compagni, stavolta non fossero quelli in Blues. La storia non meriterebbe questa menzione se a pochi minuti dalla fine, su un pallone spedito docile nel mezzo dell'area, il piatto destro di Frank non infilasse Courtois. Invece accadde proprio così. Frank Lampard segna il gol che gela la panchina del Chelsea ed egli stesso prima di ogni cosa. I compagni gli vanno attorno, sorridenti e festanti; lui no, con una mano li prega di rispettare un momento che mai avrebbe pensato arrivasse.
Il match finisce così, in parità, e con un Frank che si nota, è carico di lacrime sulle pupille. Al fischio finale, dopo i saluti con i compagni d'un tempo, Frank resta solo sul prato dell'Etihad. Tutti gli occhi sono per lui, uomo della giornata. 

I tifosi del Manchester City acclamano il suo nome. Frank ringrazia, ma di passo decide di spostarsi verso la curva Sud, quella dedicata al tifo ospite. In quello spicchio di Etihad, 'la sua Gente' - che da lui ha appena ricevuto un gol difficile da digerire - lo applaude, invitandolo ad arrivare fin sotto. Frank si emoziona ancor di più, e mentre il resto dello Stadio comprende l'evento, il centrocampista si commuove lasciando andare le lacrime trattenute. Applausi, pollici all'insù, cori, canti, baci; i tifosi del Chelsea celebrano Frank oggi come ieri. Lui applaude commosso, sostenuto anche dai supporters del City. E' una scena destinata a trasformarsi in un'immortale cartolina di emozioni.

Il Rispetto del mondo intero, Frank l'aveva guadagnato molte domeniche prima, forgiato nel carattere da un innato spirito che lo ha sempre portato a rivestire i panni del Leader.
Già dai tempi del compianto Upton Park, quel giovane ragazzo proveniente dalle giovanili, non impiegò molto prima di arrivare a contendere i calci di rigore al focoso Di Canio, idolo indiscusso della tifoseria Hammers. Tra le 'Bubbles' di quel che ora non c'è più, Lampard, dopo la fugace esperienza allo Swansea, si è imposto come pochi prima di lui: cinque stagioni, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, hanno trasformato un ragazzo di belle speranze in un giovane Campione; un giovane che non è mistero, se è arrivato al Chelsea molto deve a Claudio Ranieri, all'epoca Manager dei Blues.

Un giovane Lampard contende un rigore all'esperto Di Canio. Fonte foto: romanticamente calciofili.
Un giovane Lampard contende un rigore all'esperto Di Canio. Fonte foto: romanticamente calciofili.

Con l'allenatore di Testaccio al Timone, la barca che da qui a qualche anno sarebbe divenuta Titanic, si rivela habitat naturale per la consacrazione di Frankie, trave portante del progetto Chelsea e dei suoi successi.
La scalata è ardua, ma in quattro anni, trascinata dalla classe e dal carisma del centrocampista inglese, i Blues arrivano ad un passo dalla gloria. Se in Premier è l'Arsenal degli invincibili a relegare il Chelsea al secondo posto, il Champions League è la rivelazione Monaco a sbarrare la strada ai londinesi, bloccati proprio sul più bello.
Le delusioni Blues non macchiano affatto le stagioni di Frank, uomo d'ordine oltre che attaccante aggiunto, capace di divorare record su record (i match disputati consecutivamente in Premier League si fermano a quota 164 per via di un virus), e di essere selezionato come giocatore dell'anno dagli stessi tifosi londinesi. 

L'avvento di Roman Abramovich, tutt'un tratto nuovo Presidente del Chelsea, cambia prospettive al Club. La panchina dello Stamford diviene proprietà di José Mourinho, Lo Special One. Le tasche del magnate russo si aprono senza sosta, offrendo a Lampard la possibilità di giocare con Campioni del suo calibro quali Didier Drogba
Lo spettacolo si appresta ad andare in scena, e Lampard, favorito anche dall'idea di calcio proposta da Mou, stavolta ne diviene protagonista assoluto. La prima stagione col portoghese in panchina si rivela stupefacente: 19 gol, un titolo riportato nell'ovest di Londra dopo cinquant'anni esatti, e il secondo posto nella classifica del Pallone d'oro e del Fifa World Player, fanno di Frank un Fuoriclasse oramai sulla bocca di tutti.

La Champions continua a sfuggire, mentre reti, titoli Nazionali e attestati di stima, piovono a grappoli. Lampard finisce per rivoluzionare il ruolo del centrocampista moderno, celebrando l'apoteosi di quel numero 8 portato con fierezza sulla schiena. I suoi inserimenti in zona gol, combinati con potenza e precisione, fanno il paio con quelle che sono le doti e di corridore e di lottatore di Frank. Il prototipo del centrocampista completo, in grado di interdire come pochi, assistere e segnare come nessuno tra i suoi colleghi, viene mostrato con fierezza in giro per l'Europa, dove però, il Chelsea continua a fallire l'unico appuntamento che manca al proprio palmares.

Lampard e José Mourinho nel 2005. Tra i due scoppiò un feeling particolare. Fonte foto: football-please.com
Lampard e José Mourinho nel 2005. Tra i due scoppiò un feeling particolare. Fonte foto: football-please.com

La stagione 2007-08 celebra l'umanità dell'uomo Frank, gentiluomo in campo e fuori, capace di commuovere ed ispirare al tempo stesso. Nonostante il prematuro addio di Mourinho e le tante difficoltà che esso ne comportò, il Chelsea, trascinato dall'intelligenza sovrannaturale del suo faro - 150  e oltre è il suo QI -, raggiunge ancora una volta le semifinali. La storia, è la più antica di ogni tempo: Rossi contro Blu, proprio come al calcio balilla. Ancora Chelsea contro Liverpool.
A tempo scaduto, il destino gli strizza l'occhio, regalandogli l'occasione per commemorare sua madre, prematuramente scomparsa da qualche giorno. Il pallone appoggiato sul dischetto pesa il doppio, ma Frank - cecchino infallibile - non sbaglia.
Mentre le lacrime spiegano l'emozione per una Finale di Champions raggiunta nel recupero, Frank alza le mani al cielo come per indicare sua madre, incredibilmente vicina a lui in quel momento epico.
La scena si ripete sotto il diluvio di Mosca, nella finale con i Devils. Lampard va a segno con una rete delle sue, rinnovando la dedica al cielo. L'esito però, è amarissimo. Terry e Anelka falliscono davanti a Van Der Sar; è la notte della delusione più grande; una notte che Frank, Didier e soci faranno fatica a dimenticare.

Gli anni passano, e le rughe iniziano a comparire su quel volto non più tondo come un tempo; l'amarezza per un'altra grande ingiustizia - il gol non assegnato nel mondiale sudamericano con la Germania - si fa sentire sulle spalle over trenta di Frank, nonostante gli anni tonico come prima, più di prima. 
Con Carlo Ancelotti in panchina, la posizione di Frank viene arretrata per avere una migliore gestione del pallone in mediana. Tornato un centrocampista con pieni compiti difensivi, Lampard contribuisce con ben 27 reti stagionali - suo record - allo storico double Premier League - FA Cup che certifica la supremazia Blues tra i Reali.

La tempesta però, è all'orizzonte. Incomprensioni con il nuovo Manager - Villas Boas - relegano Lampard ad un ruolo marginale nel progetto Chelsea. La rivoluzione attuata dal discepolo di Mou, non porta gli effetti sperati, e dopo qualche mese, a Villas Boas viene dato il ben servito.
Proprio in quel momento, il carisma dei senatori Blues esce allo scoperto: il Chelsea si ricompatta attorno ai propri Leader con l'intento di trasformare disgrazie in benzina. Di Matteo si affida ai Senior, e il Chelsea dei vecchi Leoni torna a ruggire. L'epica rimonta con il Napoli - firmata anche da Lampard - da il via ad un incredibile cavalcata che porta il Chelsea alla seconda finale di Champions della sua storia.

Dopo l'esperienza tragica vissuta a Mosca, il Chelsea - capitanato proprio da Lampard data l'assenza di John Terry - tiene testa al favoritissimo Bayern, che però passa in vantaggio a pochi minuti dal 90'. Mentre gli incubi moscoviti tornano a bussare nelle menti dei Blues, i compagni di sempre Drogba e Cech, rubano la scena a Lampard, decisivo con il suo penalty nella serie finale di rigori. 
Il primo pensiero va alla curva dei Blues, quella opposta alla porta designata da Proença. Lampard si getta verso la sua Gente, tra lacrime, felicità e commozione. I più coraggiosi scavalcano le barriere gettandosi sul Capitano, rado e sfinito sul prato dell'Allianz. E' il momento che sublima i precedenti; Lampard alza al cielo di Monaco la Coppa dei Campioni; è l'apice di una storia d'amore a lieto fine.

Frank Lampard con la coppa dalle grandi orecchie. Fonte foto: Sky Sports
Frank Lampard con la coppa dalle grandi orecchie. Fonte foto: Sky Sports

Come se i frammenti di quella notte e di quella pazza corsa verso la curva non fossero rimasti intrappolati nel cuore Blues, il Chelsea molla gli ormeggi. La precoce eliminazione dalla Champions apre le porte all'Europa League e a Rafa Benitez, tecnico capace di risollevare il morale del Chelsea e di condurlo fino al trionfo continentale ai danni del Benfica maledetto.
Lampard è sempre al centro del progetto; sempre decisivo, carismatico, efficace. Gli anni scorrono via rapidi e attorno a quel suo numero 8, cresce un alone di misticismo che lo accompagna malinconico anche nella sua ultima stagione a Stamford Bridge. Il suo vecchio mentore - José Mourinho - torna alla base. Frank, lo saluta con la prima rete stagionale - un missile su calcio di punizione che da i primi tre punti al Chelsea.
Sotto Mou, i Blues provano a ruggire come un tempo, ma la Premier è affar d'altri. Mentre in gennaio, il minutaggio di Frankie scende terribilmente, - causa principale è l'arrivo di Matic - in aprile, Lampard assiste da spettatore all'errore che priva il suo alter ego in Reds del titolo di Premier. 8 gol in stagione - il suo minimo dal 2001 - spiegano i motivi di un addio annunciato. A 34 anni, Lampard saluta quella che sarà sempre casa sua, lo Stamford Bridge, per cambiare vita.

In Major League Soccer, gli stimoli sono diversi; diversi al punto di fare un passo indietro e rimettersi in gioco. Il Manchester City accoglie Frank come un figlio. Pellegrini cerca di metterlo il più comodo possibile, ma quel 21 settembre, Frank ha il volto tirato. Il Chelsea è di fronte a se, da avversario. 
La tempesta di emozioni di quel pomeriggio rasserena l'animo tormentato di Frank. La sua stagione, l'ultima in Premier, è positiva per quanto marginale. 8 gol totali spiegano fino in fondo quando un talento immenso, seppur impiegato con il contagocce, possa risultare decisivo alla causa di un Dream Team come quello Citizens. Dopo aver calpestato qualche altro gradino, (176 marcature corredate da 603 presenze totali in Premier) Frank muove davvero verso la terra delle opportunità. 

Lì è un idolo indiscusso; esempio per giovani e non che si avvicinano a questo sport. La sua aura, il suo numero 8 magico tanto quanto le sue movenze, lo portano ed essere un ambasciatore di questo sport negli USA e nel mondo.
Un anno e mezzo passato al piccolo trotto, senza grosse motivazioni, e con la presenza di un'altro genio come Andrea Pirlo ad alleggerirne l'attesa, portano Frank all'estrema decisione. 
Una lettera, commovente e annunciata, decreta la fine di un'era. Lampard segue l'esempio di Stevie G abbandonando Il Sogno lontano da cronisti e telecamere.

Lampard ringrazia il cielo. Fonte foto: Getty Images Europe.
Lampard ringrazia il cielo. Fonte foto: Getty Images Europe.

La sua vita, racchiusa al giorno d'oggi dai pixel di schermi e monitor, racconta d'un Lampard sereno, finalmente disposto a vivere a pieno con le sue "tre donne".
Nella lettera d'addio, Frank annuncia anche il desiderio di voler tornare a calcare un campo di calcio, ma nelle vesti di Manager. Mentre i rinomati sarti inglesi si apprestano ad abbigliare il Frank allenatore, il calciatore Lampard, - icona di una generazione che si rammarica anche per addio di Ronaldinho Gaucho - diviene a tutti gli effetti Frank The Gentleman; un uomo, prima che un ex calciatore, destinato a restare nella mente di chi, come il Sottoscritto, potrà affermare d'aver appreso etica e valori da un numero, l'8 in maglia Blues.