E alla fine vincono ancora i tedeschi

Da sfavorita, la selezione di Kuntz è riuscita a ribaltare ogni pronostico, con pochi dettami tattici e tanta personalità. Battuta la Spagna, l'Europeo è in cassaforte: la federazione gongola. Entriamo nelle pieghe della finalissima.

E alla fine vincono ancora i tedeschi
Fonte immagine: PerformGroup

Ripescare la celeberrima citazione di Gary Lineker potrebbe essere tediante e ripetitivo. Eppure, ancora una volta il punto è esattamente quello che l'attuale showman e conduttore inglese aveva inquadrato ormai ventisette anni fa, quando la Germania sbancò il mondiale di Italia '90. Anche a Cracovia ieri sera ventidue uomini hanno inseguito un pallone, e sì, anche a Cracovia hanno vinto i tedeschi, spiazzando probabilmente chiunque, anche loro stessi. L'immagine principale della vittoria della Germania nella finale dell'Europeo Under-21 è infatti una fotografia della Spagna, che ha recitato la parte della vittima nel mantra dell'ex calciatore di Leicester e Tottenham: le espressioni attonite dei fenomeni della rojita, increduli per quanto appena accaduto, per non aver centrato una vittoria che sembrava solo formalità. Troppo talentuosa, troppo ricolma di qualità e di giocatori funzionali per non vincere. Poi sono arrivati i tedeschi. Hanno inseguito il pallone. Hanno vinto.

Stefan Kuntz. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren
Stefan Kuntz. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren

A posteriori, dando uno sguardo all'indietro, sembra quasi che il percorso disegnato nella mente di Stefan Kuntz - che non allenava da tredici anni quando ha preso in mano la selezione under a settembre scorso - fosse esattamente atto ad evitare l'incontro con la Spagna prima della finale, come se l'unico pensiero e l'unica missione della sua squadra in Polonia fosse capire come arginare lo strapotere degli iberici. Farlo all'ultimo atto, con la Coppa davanti agli occhi, sarebbe stato psicologicamente più facile, ed effettivamente così è stato. Anche a costo di compiere delle rinunce, come quella a Mahmoud Dahoud, probabilmente l'uomo di punta della selezione, per inserirvi un giocatore più di corsa come Haberer, ex punta prestata al centrocampo più per coincidenze che per ragioni tattiche. Le sue prestazioni non solo non hanno fatto rimpiangere la retrocessione in panchina dell'ex Gladbach ora al Dortmund, tutt'altro: ieri sera il lavoro suo e di Meyer, i due interni ai lati del perno Arnold, è stato a dir poco decisivo.

L'urlo di Meyer. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren
L'urlo di Meyer. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren

Il piano-partita di bloccare tutte le uscite primarie, non permettendo alla difesa di iniziare l'azione e pressando uomo-contro-uomo, ha ingabbiato la compagine di Celades, la quale si è spesso trovata costretta a dover lanciare lungo o a rischiare passaggi di una difficoltà inaudita - con diversi errori, soprattutto di Vallejo - per trasmettere la sfera ai centrocampisti. Quando la palla era tra i piedi di un centrale difensivo, uno dei due interni di centrocampo della Germania si staccava per andare a prendere un difensore, con Philipp pronto ad andare sull'altro e i due esterni sui terzini. L'altro interno, poi, andava in marcatura su Llorente, il Busquets della situazione per l'impostazione. Pressing alto nella metà campo avversaria, senza concedere spazi nella propria: citofonare soprattutto a casa Stark e casa Kempf, probabilmente i due migliori in campo, anche se eleggerne a livello assoluto è dura: l'unica cosa finita sotto al sette nella nottata di Cracovia è stata la palla colpita a campanile di testa da Mitchell Weiser. Per il resto, trovare un tedesco con una valutazione minore è arduo.

Oltre al numero di occasioni create, sicuramente maggiore - come maggiore poteva essere il numero di gol, non fosse stata per la poca lucidità di Gnabry negli ultimi 20 metri - va anche registrato un attacco più in palla e una maggior precisione nei passaggi. L'obiettivo della Germania era chiaramente allargare il gioco sugli esterni, ragion per cui una punta come Selke è stata sostituita per necessità da un'ala come Weiser, con il sopracitato Gnabry dall'altra parte. Sulle sovrapposizioni dei due mostruosi terzini, autori di una prestazione maiuscola, soprattutto Gerhardt, la Rojita colmava facendo scalare i due interni di centrocampo Saul e Ceballos, costringendoli a svolgere un lavoro di corsa in copertura che ha tolto loro lucidità in fase offensiva, rendendoli quasi nulli, se escludiamo un paio di lampi improvvisi di puro talento.

Festa tedesca. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren
Festa tedesca. | Fonte immagine: Twitter @DFB_Junioren

Poi, certo, disegnare il piano di gara è semplice, più difficile è metterlo in pratica. A riguardo bisogna fare due considerazioni, una di energie e una di mentalità. La prima riguarda la gestione degli uomini di Kuntz, che sia per obblighi che per scelte ha ruotato e dato spazio a un buon numero di elementi, permettendo di avere quel pizzico di freschezza in più che è probabilmente stato decisivo, visto come gli spagnoli sono rimasti sulle gambe. La seconda, invece, è tutta di personalità: i giocatori scesi in campo sono tutti più o meno capisaldi delle proprie squadre di club di Bundesliga, hanno un tasso di esperienza e personalità maggiore rispetto alla media. Se poi volessimo dirla tutta, tre quarti della potenziale formazione titolare si trova al momento in Russia per la Confederations, perchè la Dfb ha deciso di programmare le competizioni e con esse, più o meno, le convocazioni. Ideali titolari o riserve che siano, però, bastano la carta d'identità e la cittadinanza: se sei tedesco, hai una marcia in più. E una medaglia d'oro under-21 al collo.