Jurgen Klopp, il congedo del mago di Dortmund

Finisce l'era dell'uomo più innovativo e rivoluzionario degli ultimi anni del calcio europeo. Ecco perchè.

Jurgen Klopp, il congedo del mago di Dortmund
Il congedo del mago di Dortmund

Istrionico, geniale, divertente, scontroso e sorridente allo stesso tempo: tutto ciò è Jurgen Klopp, l'uomo che per diversi motivi più ha affascinato gli appassionati di calcio di tutta Europa. Klopp sbarca nella città della Ruhr nel 2008, arriva dal piccolo Mainz, e ha soli 41 anni. Lo chiamano Il Mago, e dando un'occhiata al percorso con il club biancorosso è facile capire perchè: si qualifica sorprendentemente alla Coppa Uefa 2005-2006, dopo aver accarezzato per buona parte del campionato addirittura il sogno di una qualificazione in Champions, e viene eliminato solo dal Siviglia, che alla fine quella Coppa Uefa la alzerà al cielo. 

Klopp a Dortmund riesce a conquistare tutta Europa, perchè Jurgen Klopp è quanto di più sfuggente ci possa essere per chi tende a catalogare i tedeschi secondo lo stereotipo che li vuole sempre rigidi e poco avvezzi al sorriso. Klopp dice subito di volere una squadra e uno stadio che somiglino a una band heavy metal, conquistando subito i tifosi più giovani, e ha sempre la battuta pronta, sa stare allo scherzo e buca lo schermo. Ma allo stesso tempo è carismatico e scupoloso, capace di incazzarsi e di ringhiare in faccia al quarto uomo, se è il caso, come ci ricorda un frame di un Napoli-Borussia Dortmund della scorsa edizione della Champions, in cui non a caso fu espulso e seguì il secondo tempo nella pancia del San Paolo, di fianco al custode dello stadio, che si stropicciava gli occhi incredulo nel ricordarsi che quel signore gentile e simpatico è l'allenatore della squadra che a pochi metri da lì si sta giocando un match di Champions. 

Klopp è l'artefice del miracolo giallonero, di una squadra che più che a una band heavy metal somiglia a un luna park, perchè chiunque, almeno una volta, non ha resistito alla tentazione di salire sulla giostra-Borussia. Una squadra che gioca sempre bene, che ha un'idea di gioco che diventa un punto di riferimento per mezza Europa, che nell'epoca della dittatura Bayern vince 2 Bundesliga, una Coppa di Germania e 3 Supercoppe tedesche, e che, soprattutto, fa penare maledettamente il Bayern per almeno 3 o 4 anni abbondanti, al punto da contendergli una finale di Champions, raggiunta eliminando anche il Real Madrid di Mourinho e in cui sfiora i supplementari, non fosse per Arjen Robben, la bestia nera di Klopp. Il Borussia Dortmund di Klopp ha lanciato un messaggio potentissimo: che se hai una squadra che è un collettivo di persone che sanno giocare a calcio, lo fanno a memoria, e in cui ognuno gioca per il compagno e non per se stesso, non hai limiti, puoi battere chiunque. E quindi nessuno critica Klopp dopo uno 0-3 casalingo con la Juve o dopo che, in questa stagione, il Borussia ha navigato in zona retrocessione. Sarebbe folle chiedere la testa di uno così.

Nell'era in cui il mondo si è diviso tra guardioliani e mourinhani Jurgen Klopp è stato entrambe le cose, ecco perchè ha affascinato tutti gli appassionati di calcio. L'amore per il bel calcio e il gioco tecnico di Guardiola, ma anche il carisma, la scrupolosità tattica e la voglia di imbattersi in guerre psicologiche di Mourinho.

Chissà dove andrà adesso il Mago Klopp, chissà quanti corteggiatori l'avranno già contattato e quanti tifosi staranno sognando di vederlo sulla loro panchina, e chissà se sarà ancora possibile ripetere una storia del genere, ma di sicuro l'addio di Klopp al Borussia Dortmund è la fine di un'epoca, di 7 anni che sono stati un'epopea che merita una lunga pagina nella storiografia del calcio.