Copa América 2015: la Flop 11

Ecco le undici delusioni di questa Copa América, schierate nella tradizionale Flop 11

Copa América 2015: la Flop 11
Copa América 2015: la Flop 11

Le danze sono terminate, le orchestre hanno smesso di suonare e la storia è stata fatta: Cile campione d'America 2015, per la prima volta nella sua storia. Ormai non resta che il tempo dei bilanci e delle analisi. Come per ogni manifestazione, non può mancare la Flop 11, la formazione delle delusioni di questa Copa América.

JEFFERSON (BRA) - Nel ventaglio di portieri di questa competizione, ad aver deluso maggiormente è stato Jefferson. Il portiere brasiliano è complice del pasticciaccio brutto di David Luiz, e mette in evidenza molte carenze. Storicamente, i portieri brasiliani non sono mai stati eccellenti, ma l'estro straripante dei giocatori di movimento ha sempre mascherato questa lacuna. Ovviamente, non è il caso del Brasile 2015.

DAVID LUIZ (BRA) - Nonostante il suo valore di mercato si alzi di anno in anno, il livello delle sue prestazione non segue minimamente questo trend: la prima contro il Perù, una gara da santificazione per Neymar, si è messa subito in salita proprio a causa della solita disattenzione del centrale del PSG. Buoni piedi, ma concentrazione precaria: avrebbe bisogno di uno scudo difensivo alle proprie spalle per poter giocare il pallone con sicurezza, ma il ruolo gli impone di costituirlo lui stesso. Talvolta si esalta, ma il gioco non vale più la candela. Da reinventare a centrocampo.

THIAGO SILVA (BRA) - L'ex capitano della Seleçao sta vivendo un periodo abbastanza atipico della propria carriera: le disattenzioni prendono il sopravvento sulla sua sviluppatissima intelligenza calcistica, dimostrando la fragilità mentale del ragazzo. Thiago Silva ha tutte le carte in regola per tornare ad essere il miglior difensore al mondo, ma questa Copa América non è stata la sua vetrina migliore, nonostante il gol. Suo il fallo di mano che costa al Brasile il rigore di Derlis Gonzalez che prolunga il match fino ai fatali tiri dal dischetto.

GONZALO JARA (CIL) - Tecnicamente, la fase a gironi del centrale del Mainz è stata di buon livello, come quella di tutta la Roja. I meccanismi tattici di Sampaoli sono oliati in entrambe le fasi e Jara ne è stato l'esempio, agendo al fianco di Medel nell'altissima linea difensiva. La sua Copa non è un fallimento , ma a causa sua l'intera spedizione cilena ha rischiato di diventarlo: ormai è un must di questa edizione di Copa América la provocazione verbale, ma soprattutto fisica, del centrale a Edinson Cavani, che gli è costata la squalifica fino alla fine della competizione. Per un perno dell'undici titolare di una Nazionale è un comportamente ridicolo e irresponsabile, che sarebbe potuto costare caro: nella gara contro il Perù, il suo sostituto Rojas non ha brillato eccessivamente, mentre Francisco Silva, al fianco di Medel in finale, ha saputo destreggiarsi a dovere. Per sua fortuna, è andato tutto bene.

MIGUEL SAMUDIO (PAR) - La grande prova corale del Paraguay è stata messa in duro pericolo nella fase a gironi da Miguel Samudio, terzino sinistro autore di una prestazione shock contro l'Argentina: il giocatore del Club America si è reso protagonista degli episodi che hanno portato i Guaranì sotto di due gol, ovvero del fallo da rigore e del retropassaggio suicida su cui l'Albiceleste ha segnato in contropiede.

JAMES RODRIGUEZ (COL) - La stella assoluta della Colombia di Pekerman non ha sapute replicare le grandi prestazioni del Mondiale 2014: isolato, poco ispirato e con troppe resposabilità, a bordo di una nave destinata a fare poca strada. La disastrosa spedizione della Cafetera non ha visto brillare il suo numero 10, in un contesto altrettanto spento e preoccupante. La Colombia ha molti panni da lavare in attesa della prossima Copa, alla quale sicuramente il fantasista del Real Madrid arriverà con maggiore incisività.

JUAN CUADRADO (COL) - La delusione della Cafetera è vibrante, e passa anche per l'incapacità di creare una grande superiorità numerica sulle fasce. L'elemento incaricato di far saltare il banco sulle corsie esterne è la Vespa, Juan Guillermo Cuadrado. Dopo una stagione mediocre, senza particolari picchi in maglia viola e con molte difficoltà di adattamento nei sei mesi alla corte di Mou, il giocatore arriva poco incisivo all'appuntamento continentale, che stecca con prestazioni sterili, sulla linea di tutta la Colombia.

COUTINHO (BRA) - Il trequartista del Liverpool, di ritorno dall'infortunio, non è riuscito a entrare nel tessuto della squadra con la personalità che ci si aspettava e non ha saputo rendersi seriamente pericoloso. In questo disastroso Brasile, in cui anche il saggio Robinho si è ricreato il proprio spazio per dimostrare di essere ancora un giocatore di classe, da uno dei talenti più rampanti del futebol cui si aspettava di più.

EDINSON CAVANI (URU) - L'attenuante dei problemi familiari vale solo per la gara contro il Cile, ma per il resto Edinson Cavani non ha molte attenuanti. Senza Suarez e Forlan, le stelle charrùa a cui ha fatto da comprimario in questi anni, nessuno avrebbe rubato il posto di prima donna all'ex Napoli, che però ha mostrato una condizione precaria, poco feeling con la porta e in generale una Copa molto deludente. 

GONZALO HIGUAIN (ARG) - Purtroppo, l'ago della bilancia. Negli ultimi tempi il bomber ha sempre segnato valanghe di gol, ma nei momenti decisicvi, quelli in cui i nervi possono prendere il sopravvento, ha sempre deluso: ha sbagliato il rigore che ha negato la qualificazione in Champions league al Napoli poco più di un mese fa, e ora ha sbagliato anche un rigore pesante quanto il piombo in finale di Copa América. El Pipita pesca tanti pesci, ma al momento di ucciderli li rigetta tutti in mare. Con un attaccante spietato come Icardi, che spinge per un posto in Albiceleste, la punta del Napoli deve stare molto attenta.

RADAMEL FALCAO (COL) - Troppi passaggi a vuoto nella storia recente di questo grande centravanti: questa Copa avrebbe potuto costituire il turning point della sua impantanata carriera, ma è rimasto intrappolato in una spedizione fallimentare. Sempre isolato in campo, a secco di reti e nella gara contro l'Argentina addirittura escluso dagli undici titolari: la parabola del Tigre ha preso una piega poco confortante. Mourinho ha deciso di puntare su di lui, portandolo alla squadra che avrebbe dovuto scegliere a suo tempo, quando invece preferì il profumo del denaro del Principato. Nella sua carriera di club, come in quella in Nazionale, serve una scossa.