Champions League, Berlino: i ricordi di una notte

Il giorno dopo, nell'aria, si respira ancora l'odore della battaglia. Vinti, vincitori, momenti da incastonare.

Champions League, Berlino: i ricordi di una notte
Champions League, Berlino: i ricordi di un notte

Una finale riserva sempre momenti che conviene ricordare, cerchiare in rosso, sottolineare con forza. Nei 90 minuti che portano al titolo o alle lacrime, si riscontrano episodi che raccontano la partita, isolati dai momenti morti, attimi che esaltano campioni. Le emozioni si concentrano spesso in frangenti temporali limitati, è un colpo d'occhio che lo sguardo attento percepisce.

Quando a Berlino, da pochi minuti, sono scoccate le 20.45, arriva il primo frame da memorizzare di Juventus - Barcellona. Un cambio gioco di Messi chiama alla ribalta Neymar, controllo, attesa e palla nel breve per Iniesta. Cliccando un ideale tasto "pausa" nel nostro telecomando immaginario possiamo fermarci ad apprezzare Andres Iniesta. In primis il movimento, a beffare il distratto Vidal, poi l'esterno, con sguardo rivolto altrove, ad accomodare la palla tra i piedi di Rakitic. Il vantaggio è conseguenza naturale. La bellezza racchiusa nella semplicità, una delicata carezza.

Iniesta ci porta al secondo momento, questa volta sul finire di partita. Nell'abbraccio che segna l'uscita dal campo di Don Andrés e l'entrata di Xavi Hernandez, al minuto 77, è racchiusa la storia recente del grande Barcellona. L'ultima di Xavi, prima dell'esilio dorato in Qatar, l'ultima del Professore, passerella da campione nella notte dei campioni.

Nel mezzo, altre tre istantanee. Dani Alves calcia a botta sicura, servito con una comoda palla arretrata ed è pronto ad esultare, quando sulla palla arriva una mano protesa. Buffon. La parata, all'apparenza d'istinto, è in realtà un capolavoro, perché il peso del corpo è verso la parte opposta della porta, il gesto è enorme, nella sua bellezza. Un'inversione repentina e una sbracciata a cacciare la sfera. La Juve respira.

Il tacco di Marchisio. Il gol della Juventus arriva dopo una serie di passaggi, conlusioni, respinte, appoggi, ma nasce sul fronte destro, da un colpo da fantasista del tuttocampista. Tacco per Lichtsteiner, beffato il raddoppio Barca, preso in mezzo J.Alba e voilà, anche la Signora ha i suoi artisti.

A chiudere, un doppio episodio, racchiuso nella stessa azione. A velocità ridotta, una caduta comune, una mano sospetta, D.Alves e Pogba, un gigante che rovina al suolo, con un braccio che sembra accompagnare la discesa a terra. In Europa, uno sconto che non si concede, un premio che non può arrivare. Da lì, nasce la staffetta del Barcellona, una volata, Messi, in un attimo è 2-1. Un flash, accecante. La velocità si somma alla tecnica, è uno spettacolo.

Fuori concorso, il finale. Due maglie si fondono, i colori sbiadiscono, Xavi e Pirlo, lacrime di gioia, di delusione. Juventus e Barcellona nella pelle, ma è il calcio che si riconosce nei suoi massimi interpreti. Non la serata di Pirlo, ma il pensiero è già altrove, al futuro, con ogni probabilità lontano dal calcio che conta, come quello di Xavi. Grazie.