Ancelotti: "O rimango o mi prendo un anno sabbatico"

Il tecnico, in attesa del confronto con Perez, allontana la panchina del Milan.

Ancelotti: "O rimango o mi prendo un anno sabbatico"
Ancelotti: "O rimango o mi prendo un anno sabbatico"

Carlo Ancelotti si presenta ai microfoni, il Real, all'ultima al Bernabeu, rifila sette reti al Getafe, una pioggia di gol e grandi giocate. Cristiano Ronaldo segna tre volte, le voci d'addio si spengono nella serata di Madrid, è un attimo. L'undici blanco esplode e a farne le spese, in una giornata che non ha quasi nulla da dire, sul fronte Real, è il citato Getafe, vittima sacrificale nel tempio madrileno. Ancelotti è l'osservato speciale, perché l'impressione è che tanti, in Spagna, attendano il confronto tra l'allenatore e il Presidente, prima di chiarire il futuro.

Lo spogliatoio è compatto con Carletto, i "grandi" vogliono la conferma del tecnico, Perez è di altro avviso. Un idillio sorretto dai risultati, un matrimonio forzato destinato a interrompersi. Manca, in tal senso, l'ufficialità, perché l'incontro tra le parti è previsto nei prossimi giorni. Senza Ancelotti, via libera anche a Ronaldo e Bale, il primo pronto a giocarsi il finale di carriera altrove, a Manchester o a Parigi, rinnegando il Real, rinnegando una squadra enorme, ma talvolta eccessiva, il secondo, giunto con la pesante etichetta da 100 milioni, con le valigie in mano, per dimostrare, in altri lidi, di essere, parola dell'agente, il migliore di tutti. 

Ancelotti, dal canto suo, resta in una posizione d'attesa. La chiusura totale al Milan cancella però la scelta di cuore. I ritorni, spesso, hanno un contorno emozionale, ma non portano al successo. La storia è lontana, il Milan è in un momento delicato e cerca una scossa, Ancelotti è il punto d'unione con la gloria. I rossoneri, con Berlusconi al comando, pregustano il ritorno al vertice, ma è Ancelotti a non essere pronto. Troppo navigato, Carlo, per accettare un rischio di questa portata. Madrid è la prima scelta, perchè Ancelotti al Real si trova a meraviglia, anche con la chiara avversione del numero uno, Florentino. 

Se non può essere Real, allora ritiro, momentaneo. Un anno sabbatico, in stile Guardiola, scrutando possibili offerte, progetti allettanti, per stimolare una carriera già oggi straordinaria. 

"Io aspetto, resto in attesa d'incontrare la società la prossima settimana, probabilmente già lunedì o martedì: lo scorso anno abbiamo vinto la Decima, mentre quest'anno non siamo riusciti a vincere. E' normale che in un club come il Real Madrid essere posti in discussione, e di questo non sono offeso. Per noi allenatori fa parte del nostro lavoro essere messi in discussione. Se il club non mi vorrà dovrò accettarlo. Non ne sarei certo felice, ma nel mio lavoro sono cose che possono capitare. Nulla è stato deciso: nessuno ha fretta di prendere una decisione, né io né la società. Il club sta ragionando in modo da poter poi fare la scelta giusta, io aspetto senza fretta: Madrid è un club impegnativo ed è normale essere in bilico quando una stagione va male. Ringrazio Berlusconi per la fiducia ma se non continuo qui mi fermo".