Liga, è il centrocampo la chiave del Clasico

Nonostante le assenze in mezzo al campo, sarà nel reparto centrale che si decideranno i destini di Barcellona e Real Madrid. Fondamentali le posizioni di Rakitic da una parte e di Isco dall'altra.

Liga, è il centrocampo la chiave del Clasico
Liga, è il centrocampo la chiave del Clasico

Dove si deciderà il Clasico? E' questa la domanda che tutta la Spagna calcistica si pone in questi giorni in vista del match di domani pomeriggio (ore 16.15) tra Barcellona e Real Madrid in programma al Camp Nou. Da una parte l'orchestra blaugrana, una filarmonica abituata a non steccare nelle partite che contano, dall'altra il ritmo più frenetico ma a volte incostante dei merengues, che sperano di ripetere il colpaccio dello scorso aprile, quando ribaltarono la sfida dopo essere andati in svantaggio per un gol di Gerard Piquè. 

Nonostante le diverse assenze nella zona nevralgica del campo, sarà con ogni probabilità in mediana che si deciderà il Clasico. A Barcellona stanno provando in ogni modo a recuperare Don Andrès Iniesta, fuori causa da oltre un mese dopo il fallaccio subito da Enzo Perez contro il Valencia al Mestalla, mentre a Valdebebas Zidane continua a studiare le contromisure necessarie per non essere imbrigliato dal palleggio dei catalani. Qualora il Manchego dovesse farcela, Luis Enrique schiererebbe una versione vicinissima all'once de gala della scorsa stagione, con Sergi Roberto e Jordi Alba terzini, Mascherano e Piquè centrali, Busquets davanti alla difesa, Rakitic e appunto Iniesta come mezze ali, Suarez, Messi e Neymar in avanti. Rispetto all'edizione 2015/2016, gli unici cambi saranno (o sarebbero) dunque quelli di Sergi Roberto e Ter Stegen per Dani Alves e Claudio Bravo. Ma, nelle pieghe della formazione dell'asturiano, ci sono almeno un paio di ulteriori elementi di novità rispetto alla scorsa stagione. La prima riguarda la posizione di Leo Messi. La Pulce continua ad essere il principale punto di riferimento offensivo del Barça, ma la sua posizione in questa fase della stagione è molto più centrale e meno da "ala" destra. Dettaglio non trascurabile, perchè in tal modo l'argentino è più vicino alla porta, spende meno energie, ma finisce con il costringere il compagno Luis Suarez a svariare forse più del dovuto. E' questo uno dei motivi per i quali il Barcellona fatica spesso a trovare la profondità, risultando anche asimmetrico in fase difensiva: il criticatissimo Sergi Roberto non è un terzino di ruolo, ma spesso si trova da solo sull'out destro, senza alcun aiuto sul quel binario. Il Messi più accentrato di questa stagione spiega in parte anche il rendimento di Ivan Rakitic, da sempre uomo barometro dell'undici di Luis Enrique. Il croato, al netto di problemi fisici che ne stanno limitando il rendimento, ha attualmente minori possibilità di attaccare gli spazi, perchè centralmente l'area è già abbastanza ingolfata, perdendo così pericolosità e dovendo piuttosto coprire più campo in fase di non possesso.

E i problemi della catena di destra del Barça non possono che far felice Zinedine Zidane, alle prese con un assetto simile sul proprio lato sinistro del campo. Cristiano Ronaldo parte infatti decentrato ma sta diventando sempre più un attaccante d'area di rigore, motivo per il quale Karim Benzema, neanche lui al meglio, rimane fondamentale con i suoi movimenti a venire incontro e ad uscire dai sedici metri. Nelle partite del Real quella fascia ha un padrone: trattasi di Marcelo, che in più occasioni funge da regista laterale delle manovre del Real, che passano anche dal suo sinistro. Situazione tattica che si ripropone anche quando è il malagueno Isco a lavorare da mezz'ala: in quel caso la maggior parte delle manovre dei merengues passano da quel lato, per poi coinvolgere appunto Ronaldo, Benzema e il terzo attaccante, che domani sarà Lucas Vazquez, stante l'indisponibilità di Gareth Bale (operato alla caviglia, ne avrà fino ad aprile). Con il canterano Zidane perde in velocità e strapotere fisico, ma ne guadagna in copertura e senso della posizione: ecco perchè al Camp Nou potrebbe rivedersi quel 4-2-3-1 che ha fruttato tre gol al Vicente Calderòn contro l'Atletico. Un sistema che prevede l'avanzamento di Isco come trequartista in fase di possesso, e il suo arretramento a mezz'ala sinistra quando la palla è degli avversari. Il tutto per ovviare all'assenza di un vero pivote, un uomo davanti alla difesa: senza Casemiro (convocato, andrà in panchina) e Toni Kroos (sta recuperando dall'infortunio, a Madrid sperano di riaverlo per il Mondiale per Club), la linea mediana è composta da Mateo Kovacic e Luka Modric, i due croati che non giocano più sfalsati ma molto vicini per darsi copertura a vicenda e proteggere i centrali difensivi, con ogni probabilità Sergio Ramos e Varane. 

Sarà dunque un Clasico in cui il Real Madrid potrebbe non disdegnare di aspettare a lungo nella propria metà campo, per poi accendersi una volta recuperata palla, sfruttando la qualità dei suoi interpreti e una condizione atletica decisamente migliore. Dall'altra parte, per il Barça sarà fondamentale non allungare i reparti, pressando bene in avanti e sperando di non ripetere gli errori tecnici visti all'Anoeta: in caso contrario, quello del Camp Nou potrebbe diventare un pomeriggio molto lungo per Ter Stegen e i suoi difensori.