Premier League, le due facce di Manchester

Come successo spesso negli ultimi anni, anche in questo campionato sono United e City in vetta, stavolta con Arsenal e Leicester. Andiamo ad analizzare allenatori, giocatori e risultati.

Premier League, le due facce di Manchester
Premier League, le due facce di Manchester

Ventiquattro. Ventiquattro titoli nazionali sono quelli accomodati nelle bacheche delle due formazioni di Manchester: i Red Devils dello United e gli Skyblues, il City. Venti sigilli appartengono ai primi, solo quattro (data la gloria -e i soldi- portata negli ultimi anni dallo sceicco Al Nayhan) ai Citizens. Dalla stagione 1992/93, ovvero dall'istituzione della Premier League come la conosciamo, la banda di Alex Ferguson si è aggiudicata ben 13 campionati, lasciandone solo due ai cugini; in totale, negli ultimi nove anni, solo il Chelsea (due volte) è riuscito ad interrompere il dominio dei Mancunians.

Non è una sorpresa, quindi, trovare proprio queste due squadre lì a giocarsi anche il titolo 2015/16, in bagarre con Leicester ed Arsenal.

I red devils, dopo la drammatica stagione di transizione seguita all'addio di Sir Alex  Ferguson -con l'esonero di Moyes e la romanticissima parentesi di Ryan Giggs da allenatore/giocatore- si sono affidati completamente a Louis Van Gaal, vero e proprio santone della panchina. L'olandese ha resuscitato una squadra senz'anima, e nonostante scelte molto discusse in campo (Blind centrale di difesa, Fellaini centravanti o Young terzino destro) e sul mercato (su tutte le cessioni di Van Persie e Hernandez) ha portato lo United al quarto posto in classifica, con conseguente ritorno, passando dai preliminari, in Champions League. A questo va aggiunto l'ingente aiuto economico dei nuovi sponsor ed investitori, che hanno permesso di puntellare la formazione titolare con molti arrivi (Blind, Rojo, Darmian, Schneiderlin, Schweinsteiger, Depay, Martial) che permettono ai tifosi del Man U di credere possibile se non probabile la conquista del ventunesimo titolo.

Il capitolo panchina del City è invece diverso: unico caposaldo degli ultimi anni il regno di Roberto Mancini (con lui una F.A Cup, una Coppa di Lega, un campionato ed un Community Shield), terminato tra le polemiche nel 2013, con l'arrivo in panchina del cileno Manuel Pellegrini. Pellegrini, nonostante il titolo vinto al primo anno, non è mai riuscito a convincere completamente la piazza dei tifosi skyblues. Le critiche sono piovute soprattutto dopo le incolori prestazioni europee, a discapito dell'indecente quantità di milioni riversati dagli sceicchi sul mercato (210 solo nell'ultima sessione estiva). Tuttavia, con gli scoppiettanti arrivi della scorsa estate (Sterling, De Bruyne e Otamendi) ed un Aguero che quando è in buona condizione fisica dimostra sempre uno strapotere assoluto sulle difese avversarie, le ambizioni di vittoria del campionato non sono mai state tanto vive.

La truppa di Van Gaal in questo inizio di campionato ha alternato prestazioni brillanti come il 3-1 casalingo rifilato al Liverpool o lo 0-3 esterno contro l'Everton ad altre molto meno convincenti (le due sconfitte esterne: 2-1 a Swansea e 3-0 a Londra contro l'Arsenal). Tuttavia, un punto di forza costante è sembrato sempre essere il centrocampo. La fisicità e l'esperienza di Schneiderlin e Schweinsteiger sono essenziali al gioco dello United, sia in fase di costruzione  che in quella di rottura. Dalla double S, o da Ander Herrera (spesso usato da Van Gaal in posizione leggermente più avanzata) passano tutti i palloni che poi verranno smerciati agli attaccanti; ma la mediana è anche un saldo ostacolo ai centrocampisti avversari, che spesso si sono ritrovati a fare i conti con la grinta (e con i tacchetti) dei nuovi arrivi dello United. A questo va ad aggiungersi l'immenso talento, destinato a crescere ancora esponenzialmente, di Memphis Depay (classe 1994) ed Anthony Martial (che tra appena due giorni compirà 20 anni), veri e propri potenziali (e non solo) fenomeni, capaci di spaccare qualsiasi partita e qualsiasi difesa letteralmente da un momento all'altro.

Nota dolente in quel di Old Trafford invece la retroguardia: con la scusante delle assenze (Luke Shaw drammaticamente fuori tutta la stagione, Rojo appena tornato arruolabile), la difesa è quasi sempre sembrata fragile. Dieci i gol subiti in campionato, con colpe ugualmente divise tra David De Gea (colpevole di qualche disattenzione di troppo) ed i quattro davanti a lui, troppo spesso variati e anch'essi distratti: la sensazione è che manchi quell'intesa fondamentale per una linea difensiva di livello internazionale. Data la giovane età media, però, c'è molto tempo per i vari Smalling, Jones e Darmian per migliorare.

Difesa ballerina anche quella di Pellegrini: addirittura 14 i palloni raccolti da Joe Hart nelle reti di Premier. Anche qui parte delle responsabilità ricade proprio sul portiere inglese, che negli ultimi anni ha affermato in maniera limpida tutto il suo talento ma in maniera altrettanto limpida anche i suoi cali di concentrazione. A questo si aggiungono gli errori (non tollerabili dati i prezzi dei loro cartellini) di Mangala e Otamendi, che però al pari dei loro colleghi dell'altra sponda di Manchester hanno ancora molti anni di carriera davanti per limare questi difetti. Chi invece, avendo scavallato da un paio di anni la trentina, non ha ancora molto tempo da spendere sui campi da calcio è Yaya Touré: comunemente considerato come il più completo centrocampista tra l'elité del calcio europeo, l'ivoriano sta dimostrando non poche difficoltà, soprattutto quando Pellegrini sceglie di schierarlo in mediana assieme a Fernando. La leadership morale, però, non si discute.

Così come non si discute il talento dei quattro davanti: ad infermeria vuota, i titolari di Pellegrini sono David Silva, Raheem Sterling, Kevin De Bruyne e Sergio Aguero. Nomi che tutti insieme mettono i brividi soltanto a leggerli. Difficilmente quest'anno il tecnico cileno ha potuto averli a disposizione in contemporanea, ma è palese come una forza offensiva del genere sia in grado di travolgere qualsiasi difesa non solo in territorio britannico, ma anche in Champions.

Insomma, quando scende in campo una squadra di Manchester (nonostante il primo derby stagionale sia terminato 0 a 0), la sicurezza è che emozioni ed intensità non mancheranno. Ed è propio sul filo di emozioni ed intensità che si giocherà il titolo, buttando sempre un occhio alla vecchia volpe Wenger col suo Arsenal ed alla sorpresissima Leicester City.