Premier League 2016/17, Bournemouth: modernità di poco talento

Seconda stagione consecutiva in Premier per le Cherries, squadra intrigante ma con un tasso tecnico decisamente basso, anche se le fasce e l'attacco...

Premier League 2016/17, Bournemouth: modernità di poco talento
Premier League 2016/17, Bournemouth: modernità di poco talento

All'inizio della scorsa stagione, la gran parte dei seguaci del british football era più che convinta che il Bournemouth non sarebbe stato in grado di sopravvivere alle intemperie della Premier League, effettivamente a ragione: una campagna acquisti appena sufficiente, ma non a migliorare il tasso tecnico e renderlo adatto alla categoria. Forse fortuna, forse altro, sta di fatto che alla fine del campionato più pazzo e sorprendente degli ultimi 20 anni di calcio inglese la salvezza delle Cherries è stata più che tranquilla. Se state cercando i meriti tra i giocatori scesi in campo, fareste meglio a spostare il vostro sguardo verso la panchina, ove siede un 39enne alla prima esperienza su una panchina nella massima categoria che ha probabilmente scolarizzato metà dei colleghi più anziani ed esperti.

Eddie Howe è l'artefice del sogno a tinte nere e rosse, all'assalto per il secondo anno di fila di un piazzamento che non pregiudichi la permanenza in Premier League, anche se il mercato estivo non ha per ora regalato eccessivi sorrisi: il miglior giocatore della scorsa stagione, Matt Ritchie, ha scelto il prestigio del Newcastle scendendo anche di categoria; stesso destino condiviso col perno difensivo Elphick, che ha scelto l'Aston Villa. In entrata tanta gioventù, con un nome che risuona più degli altri: Jordon Ibe. Erede di Ritchie sulla destra, l'ala è arrivata dal Liverpool per 18 milioni di euro, portando nel suo bagaglio tanti pregi e altrettanti difetti, a partire dalla scarsissima capacità di indovinare il tempo per il passaggio, inversamente proporzionale al dribbling e agli spunti che spesso trova, anche nello stretto.

Lui e Gradel avranno il compito di innescare la coppia d'attacco che va profilandosi, quella composta da Benik Afobe, arrivato nel Gennaio scorso, e soprattutto da Callum Wilson, tolto dai giochi da un bruttissimo infortunio nelle prime partite, ma riabilitato e già tornato in campo nelle ultime gare dell'anno scorso. Difficile individuare tra questi quattro una vera stella, un uomo simbolo, un trascinatore: forse è più adatto indicare Arter in quanto barometro e cuore pulsante della squadra, everywhere-man con la dote di impostare. Le sue aperture verso le fasce alla ricerca degli uno-contro-uno degli esterni, così come le verticalizzazioni dirette sulle punte, saranno la chiave della stagione del Bournemouth, quella per aprire la porta che conduce alla salvezza. Una porta che per ora pare avere più di un lucchetto a blindarla.

A pochi giorni dall'inizio sembra però che manchino alcuni pezzi per completare il puzzle, specialmente nel reparto arretrato, perchè di fatto attualmente in rosa è presente solo un centrale difensivo di ruolo e di livello, cioè il capitano Steven Cook. Aké potrebbe anche giocargli a fianco, ma non è una garanzia, dunque meglio esplorare ancora il mercato alla ricerca dell'uomo giusto. L'olandese comunque dovrebbe essere utilizzato prevalentemente come centrale, vista la presenza di Daniels, Smith e soprattutto Tyrone Mings sulla sinistra: quest'ultimo, reduce da una stagione complicata vissuta tra problemi fisici, sta preparando il proprio rientro, per sprigionare tutta l'esplosività sulla corsia mancina. Esplosività che è senza dubbio la parola chiave per le fasce, dalle quali passerà buona parte del destino delle Cherries.