Premier League 2016/17, Burnley: l'unione fa la forza, ma non sempre basta

Il nucleo principe a disposizione di Dyche è lo stesso di due anni fa: ordine e movimenti chiari, ma gli interpreti lasciano interrogativi.

Premier League 2016/17, Burnley: l'unione fa la forza, ma non sempre basta
Premier League 2016/17, Burnley: l'unione fa la forza, ma non sempre basta

"Faccio un giro all'inferno e poi torno, spero", disse il Burnley alla Premier League circa un anno fa. In effetti la promessa è stata mantenuta: dopo aver dato una spolverata e un'aggiustata alla rosa e aver vinto la Championship, il graditissimo e meritato ritorno nella massima serie è diventato realtà. Questi up&down non sono così facilmente raggiungibili dalle squadre che retrocedono, visto che la seconda serie inglese è davvero una bolgia imprevedibile nella quale può succedere di tutto (46 partite sono tante). Quando però il nucleo standard rimane costante e invariato nel corso degli anni e in panchina c'è uno degli allenatori che scriverà le migliori pagine di storia nelle stagioni a venire, tutto è più semplice.

Effettivamente il soprannome di ginger Mourinho non è per tutti, ma si addice perfettamente a Sean Dyche e alla sua idea di calcio: quadrata, fatta di corsa, difesa e contropiede, atta ad ottenere risultati efficaci. Ovviamente a tutto questo va abbinata una rosa all'altezza della categoria, aspetto che a primo impatto potrebbe non essere esattamente rispettato. In realtà l'organico dei Claret è tanto interessante quanto lungo, ma è difficile trovarvi delle certezze oltre ad Heaton tra i pali. Pensando ai titolari: Lowton in Premier con l'Aston Villa non ha disputato una stagione enorme, Keane mai è stato titolare fisso e perno difensivo, Mee era un terzino due anni fa, Ward non vanta un passato eccelso, Boyd ed Arfield rischiano di rivelarsi discontinui, Marney e Jones fragili, Vokes e Gray inconcludenti.

Ovviamente, prima di saltare a conclusioni affrettate, bisogna intraprendere anche un tipo di discorso differente: l'ipotetica squadra titolare ha i suddetti limiti, inoltre esiste la necessità di acquistare un centrocampista centrale di prima fascia, ma questi undici sono gli stessi che si sono guadagnati la promozione sul campo, mostrandosi perfetti per l'idea di Dyche. L'attacco composto da Vokes e Gray, quest'ultimo la stella della squadra (insieme al tecnico), ha vissuto una stagione da quaranta gol in due, numeri ai limiti del'incredibile. La difesa è mediamente giovane ed ha ampi margini di miglioramento.

Insomma, esiste una forte contrapposizione tra la rosa a primo achito inadatta e la funzionalità della stessa, specialmente essendo in mano a Dyche. L'aspettativa non è alta, di base: l'obiettivo è la salvezza e comunque in un ipotetico power ranking la posizione rientra tra le tre di coda. L'impressione è che il Burnley possa condurre una stagione sulla falsariga del 2014/15: buone prestazioni, alcuni sgambetti prestigiosi, ma un po' troppe sconfitte chiave contro le piccole. Occhio però, ginger Mou "non è pirla"...