Cambiare pelle

Il giorno e la notte, il rosso e il blu, José Mourinho e Pep Guardiola. Breve disamina su come il Manchester City ha svoltato con l'avvento del maestro catalano e con quali mosse si appresta ad affrontare l'acerrimo nemico.

Cambiare pelle
Cambiare pelle | Foto: manchestereveningnews.uk

"Manchester is red". Ci eravamo lasciati così pochi mesi fa, l'ultimo duello tra le due fazioni tingeva di rosso le vie della città: da Oldham Street a Market Street, passando per King Street e St. Ann's square. I diavoli ebbero la meglio all'Etihad: 0-1 con la firma del gioiellino Marcus Rashford. L'atto conclusivo di un periodo di transizione, quel derby aveva ben poco da dire per le ambizioni al trono d'Inghilterra: la retorica, come ben sappiamo, stava per inghiottirci tutti con l'ignoranza del Leicester di Claudio Ranieri. Prima Manuel Pellegrini e Louis Van Gaal, ora Josep Guardiola e José Mourinho. Svolta radicale per entrambe le società, progetto differente per tempi e modi.

L'avvento del tecnico catalano sulla panchina del City ha rigenerato l'ambiente, non solo nella struttura e negli interpreti ma soprattutto nel modo di pensare. Un filosofo del pallone. Percorso netto fin qui tra preliminari di Champions League e Premier League: cinque partite, cinque successi. Una squadra che sta prendendo consapevolezza e fiducia nei propri mezzi, seguendo le indicazioni di Guardiola. Diversi i volti nuovi in rosa a partire da questa stagione, molti giovani acquisiti come Leroy Sanè, John Stones e Gabriel Jesus (da gennaio), altri d'esperienza quali Claudio Bravo, Ilkay Gundogan e Nolito

"I want the ball for 90 mins. When I don't have the ball, I go high pressing because I want the ball." Pep Guardiola (20/08/16)

Il possesso del pallone, la costruzione, l'ottimizzazione degli spazi. I numeri base da cui parte Pep sono quattro: 4,2,3,1. Ma, appunto, come detto, sono soltanto cifre ciniche e fredde. Lui e i suoi allievi ci mettono il calore. Il movimento sta alla base dello sviluppo di una manovra degna d'essere chiamata tale. Non esistono posizioni rigide, quello che si ammira nelle squadre di Pep è l'armoniosità con la quale creano il caos in un contesto ordinato. Ad affiancare il posizionamento complessivo dell'undici, c'è il posizionamento del singolo. Base di partenza applicata per cambiare registro. Sotto, un estratto della conferenza post Steaua Bucaresti: un concentrato di spunti sulle posizioni, sul numero di giocatori davanti alla palla, sugli 1vs1 e i 2vs1, sullo sfruttamento degli spazi. 

Impossibile non notare come abbia cambiato pelle David Silva. Il fantasista di Arguineguín ha arretrato il proprio raggio d'azione, abbassandosi quasi sulla mediana e aiutando sia nella costruzione dal basso sia nella finalizzazione in avanti. Lo spagnolo rispecchia quello che fu Andres Iniesta a Barcellona, quello che fu Thiago Alcantara a Monaco di Baviera: il giocatore iberico che fa girare il motore del giocattolo. Silva si rivela fondamentale nei meccanismi della squadra, l'uomo che fa l'assist o colui che progetta per l'imminente assist del compagno. Chi non ricorda le imbucate verticali di Iniesta per Jordi Alba? Ecco, el canario si appresta a percorrere le orme del numero 8 blaugrana, vedere quello che gli altri non vedono, in quel preciso istante, e inventare la giocata che apre la scatola difensiva. Un saggio di tutto ciò è racchiuso nel primo goal contro il West Ham. 

A segnare qui, è Raheem Sterling. Who? Si, proprio lui. Il funambolo inglese, classe '94, è tornato a brillare e sta iniziando a ripagare la società dell'esoso esborso di un anno fa. Tre partite di Premier League, tre match da titolare, 270' giocati con due reti e due assist all'attivo. Oltre a tutto ciò, dribbling e giocate che hanno portato gli avversari a commettere calci di rigore o punizioni pericolose. Una mina vagante per tutte le difese, la scintilla che dovrà infuocare un reparto orfano di Sergio Aguero. L'attaccante argentino, implacabile fin qui con 3 goal in altrettanti match, è squalificato per tre giornate dopo la gomitata a Winston Reid: la Football Association lo ha inchiodato con la prova tv. Contro il Manchester United, a rimpiazzarlo, dovrebbe esserci il giovanissimo Kelechi Iheanacho. Il nigeriano del '96, a dispetto dell'età, ha già abbondantemente assaporato campi pesanti l'anno passato con Pellegrini, segnando non poco: 14 reti e 7 assist in 36 partite complessive. Ma, come si evince dalla gif proposta qui sotto, il singolo non è minimamente preso in considerazione da Guardiola, decisamente poco kierkegaardiano lui. Non dipenderà, dunque, da un Iheanacho superlativo oppure no, o da chiunque altro in stato di grazia. Soprattutto contro il perfezionista Mourinho, che certamente non vorrà ripetere il 5-0 patito nella primissima contro Pep al Camp Nou. Se non avete capito cosa intendo dire e qual è il credo del catalano, tornate su e schiacciate nuovamente play sul faccione di Guardiola. 

Nonostante l'attacco sia sotto i riflettori, la difesa e la build-up dal basso è di primaria importanza per Guardiola. John Stones, Fernandinho e i terzini fanno un lavoro non indifferente. Il centrocampista brasiliano si abbassa spesso tra i centrali per ricevere il pallone e far partire l'azione: una sorta di salida lavolpiana con una variante di un certo spessore. I laterali bassi non si allargano come si è soliti fare nel metodo sopracitato (lo fanno i due centrali qui), con Guardiola i due terzini vengono dentro al campo, centralmente, per fornire opzioni di passaggi e regalare un collegamento con il versante opposto. Qui di seguito, due frammenti estrapolati dal match di campionato contro il Sunderland. 

Insomma, anche il dato medio sul possesso palla (62.2%) in queste prime tre giornate certifica la mentalità acquisita dal City. Una percentuale che aiuta a capire anche quale sarà il canovaccio tattico dell'Old Trafford. Le squadre di Mourinho hanno sempre avuto uno stampo prettamente difensivo, al Real Madrid spesso propose il trivote a centrocampo con un difensore come Pepe schermo davanti al pacchetto arretrato. La prima qualità deve essere la solidità, il possesso dei red devils è del 52.4%, non hanno centrocampisti che sanno dettare i tempi e, dunque, l'aggressività, i raddoppi e il contropiede sono armi sempre valide per far male. L'ultimo ad adottare questa tattica fu Diego Pablo Simeone con il suo Atletico nella semifinale di Champions. Risultato? Il tecnico argentino in finale, Guardiola nuovamente fuori. Anche se il doppio confronto andata-ritorno è ben diverso dalla partita secca. 

Nonostante tutto, Pep ha intenzione di prendere un pennello e ritoccare da grande artista il rosso che avvolge ancora la città di Manchester, magari di un bel azzurro color cielo. E portare a casa un altro round del suo duello infinito. Buon derby a tutti.