Premier League 2016/17 - Il disastro silenzioso del Sunderland

La squadra delle salvezze improbabili non si è riuscita a ripetere nelle peggiori condizioni possibili.

Premier League 2016/17 - Il disastro silenzioso del Sunderland
Jermain Defoe protagonista in questa grafica VAVEL. | Giorgio Dusi.

Per parlare in maniera completa della stagione di una squadra retrocessa, in genere, bisogna considerare un sacco di fattori. Perchè chi retrocede, specie in Premier League, è quasi sempre una delle squadre più sfortunate in quel tran tran di coda che viene a formarsi regolarmente tutti gli anni. Questa legge va applicata con le dovute eccezioni: eccezioni che comprendono ad esempio il Sunderland, fanalino di coda del campionato d'Oltremanica di questa stagione dalla prima giornata ed assolutamente indifendibile sotto qualsiasi aspetto.

La stagione improponibile dei Black Cats è iniziata in sede di mercato, al momento della scelta di cacciare una sicurezza come Big Sam Allardyce per affidare a David Moyes il ruolo di manager della squadra: lo scozzese veniva da esperienze piuttosto deludenti con la Real Sociedad e, soprattutto, con il Manchester United Se in terra spagnola la prima parte della sua esperienza era stata positiva, con i Devils l'ex calciatore aveva mostrato tutte le proprie difficoltà nel costruire un sistema di gioco efficiente in un campionato di questa intensità. Le colpe maggiori vanno sicuramente al tecnico - anche se non sono esclusivamente sue, ma ci torneremo dopo su questo punto - il quale non è stato in grado di dare mai un sistema di riferimento efficace che desse fiducia ai calciatori, apparsi quasi sempre demotivati. Tattiche estremamente difensiviste, fino alla nausea, e mai una minima idea di gioco offensivo che andasse oltre un palleggio tanto semplice quanto sterile - c'è da dire anche a causa della scelta scellerata di alcuni interpreti.

Rimarrà infatti un mistero storico come Moyes si sia permesso di concedere soltanto 1000 minuti nell'arco dell'intera stagione, ad esempio, a Wahbi Khazri, che l'anno scorso trascinò i biancorossi alla salvezza con dei colpi di genio assoluti. E questo discorso si applica, con cifre diverse, per i vari Pienaar (870') o anche Januzaj e Borini (rispettivamente 1900' e 1911'): trattasi di rotazioni eccessive spalmate sul campionato e le due Coppe di Lega che hanno finito per non dare mai ai calciatori di talento quella condizione di sicurezza della propria titolarità in cui possono rendere al proprio meglio. In questo senso, è quasi ilare il fatto che Patrick Van Aanholt, giocatore che ha lasciato i Black Cats a gennaio, sia comunque il secondo miglior marcatore e il settimo elemento più presente nell'intera annata della sua ex squadra.

L'olandese è stato uno dei pochi a salvarsi nel globale dei primi mesi dell'anno, e sicuramente la dirigenza non ha mandato un bel messaggio a gennaio lasciandolo partire per una cifra tutto sommato non così irrinunciabile (meno di 12 milioni). Probabilmente un segno di resa, una resa però inspiegabile: là dietro, le concorrenti alla salvezza si sono svegliate solo nel finale. Il Sunderland aveva tutte le carte per provare una riscossa, magari cambiando allenatore o rinforzandosi nella finestra di acquisti invernale. Ma i biancorossi hanno scelto di puntare su Moyes quasi fino alla nausea, ribadendo di credere in un progetto tecnico rimasto soltanto un'utopia mai scesa realmente in campo. Con il senno di poi, è comunque facile evidenziare tutti gli errori commessi dalle parti della contea di Tyne and Wear: il miracolo di Nicola a Crotone insegna però che a volte credere in qualcosa che all'apparenza è impossibile paga.

La condizione disperata non ha comunque impedito ad alcuni elementi di fare una buona stagione. Il più ovvio fra questi esempi è quello dell'infinito Jermain Defoe: l'ex Tottenham è giunto alla soglia dei 35 anni ed ha comunque totalizzato uno score di 15 gol stagionali, tutt'altro che da buttare se si considera quanto poco è stato rifornito il veterano inglese. Un'altra nota positiva è quella di Jordan Pickford, portiere made-in-home dei biancorossi classe 1994 che, probabilmente "aiutato" dal fatto di ricevere un sacco di conclusioni per gara, si è potuto immortalare con continuità in interventi importantissimi che lo hanno reso un papabile per prendere il posto di tanti estremi difensori britannici. Si può salvare in linea di massima anche Didier Ndong, talentuoso centrocampista pagato la bellezza di 20 milioni di euro l'estate scorsa che ha risposto sul campo di questa cifra, dimostrando di avere un ottimo repertorio sotto l'aspetto sia tattico sia tecnico sia ovviamente fisico, il tutto unito ad una carta d'identità che il prossimo 7 giugno segnerà appena 23 anni. I Black Cats non fanno sconti per la sua cessione: Ndong merita, comunque, una situazione migliore per farci capire davvero chi è.

Per la prossima stagione il Sunderland dovrà realisticamente rivoluzionare tutto quello che riguarda la rosa, dallo staff tecnico ai calciatori, per riguadagnarsi un posto nella massima competizione nazionale, e quantomeno dare allo splendido tifo biancorosso una stagione degna di esso. Quest'annata è da dimenticare in fretta: è stato sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, ma non c'è nulla che il tempo non potrà riparare già dal 2017-2018.