Non chiamatela favola Sassuolo

Il 3-0 contro il Bilbao non alimenta sogni, ma eleva il lavoro e la dedizione di una squadra costruita su basi solide.

Non chiamatela favola Sassuolo
Non chiamatela favola Sassuolo

Negli ultimi anni, il calcio ha elevato a status un termine forse inadatto, ma rafforzato e valorizzato dagli eventi. La parola favola è infatti prepotentemente salita in cima alla lista degli epiteti affibiati ai club, ma anche alle nazionali, lasciando scivolare in secondo piano tutto quanto si nasconde dietro a sei semplici lettere. Un errore madornale, in alcuni casi. Uno spot Sky recitato, tra gli altri, da Eusebio Di Francesco, verteva proprio su questo concetto. "Noi crediamo solo nel lavoro", recita il tecnico.

Il passare dei giorni, partita dopo partita, impresa dopo impresa, sembra schierarsi sempre con maggior fermezza verso quella posizione. Il Sassuolo vola in Europa: convince, ma soprattutto vince. Al contrario di un diktat che dovrebbe contraddistinguere buona parte delle squadre. Alla prima esperienza a livello continentale, i neroverdi riescono continuamente a produrre gol, successi, anche di prestigio. Le investiture più celebri sono sempre quelle giunte dagli avversari, caso ideale quello di Valverde, allenatore dell'Athletic Bilbao, il quale avrebbe molto volentieri evitato di affrontare un avversario quale il Sassuolo, come dichiarato nei giorni antecedenti la sfida. Lui, che di Europa se ne intende, e che un anno fa ha soffiato un trofeo al Barcellona la Supercoppa di Spagna.

Non può essere definita favola una squadra costruita su basi solide, tecniche ed economiche, tali da poter permettere una rapida scalata nelle gerarchie della Serie A. Ciò che gli emiliani stanno raccogliendo in questo inizio di stagione non è casuale, non dipende da fattori esterni o da deflazioni relative al livello medio del campionato. I sessantuno punti della scorsa stagione sono il frutto del lavoro quotidiano sul campo, della progressiva meccanizzazione di movimenti, dell'assorbimento di un sistema basato sulla corsa, sull'organizzazione e, immancabilmente, sul talento. Una tal quota vale nella maggior parte dei casi un piazzamento con accesso alle competizioni europee.

Attrae l'attenzione, essendo alla prima esperienza in una competizione fuori dai confini italiani, il Sassuolo. Ma non deve lasciare nessuna bocca spalancata. L'atteggiamento di Davide Biondini, una carriera vissuta sul filo della retrocessione, potrebbe rappresentare un manifesto, ma non sarebbe quello corretto. La lotta, la grinta, il tentativo di andare oltre i propri ben evidenti limiti, sono solo uno degli aspetti evidenti dei neroverdi. Risulta necessario parlare anche dei dribbling di Politano, delle cavalcate di Lirola, dell'attenzione dei veterani, della classe sconfinata di Berardi, assente ieri sera, ma comunque uomo-simbolo.

Replicare un'escalation di questo tipo in altri club sembra piuttosto complicato, perchè il patron Squinzi ha investito cifre importanti tra infrastrutture e giocatori. Sempre, però, con il giusto criterio. Anche questo punto finisce inevitabilmente in quel calderone mescolato ad arte da Eusebio Di Francesco, probabilmente principale artefice dei successi neroverdi e ben presto destinato a una panchina ancor più prestigiosa.

Presto, prestissimo per trarre conclusioni, ma la mentalità e la dedizione offerte al campo dal Sassuolo lasciano trasparire l'intenzione di continuare a macinare punti in campionato e vittorie in Europa League. La curiosità cresce, giorno dopo giorno, così come l'affiatamento del gruppo, convinto a pedalare verso gli obiettivi, magari andandovi anche oltre. A questo punto, mai dire mai. Per davvero.