Inzaghi, il tempo degli alibi è finito
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Inzaghi, il tempo degli alibi è finito

L'ennesimo scivolone di Inzaghi, davanti alle telecamere, è probabilmente la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza

LeviAckerman19
Marco Palleschi Terzoli

Ci risiamo. Simone Inzaghi ci è (di nuovo) cascato. L'ennesima (stucchevole) sceneggiata del tecnico laziale in conferenza stampa lo ha messo al centro di una diatriba mediatica. Il piacentino è una pistola che spara a salve, con il mirino puntato contro nessuno e una parvenza di denuncia sociale verso ignoti. Un atteggiamento inqualificabile per chi siede sulla panchina di una squadra di questo livello. 

'V(A)ER'GOGNATI, SIMONE

Il copione è sempre lo stesso: Inzaghi canna le scelte, la sua squadra sbaglia l'approccio e fallisce un'occasione (sulla carta) ampiamente alla portata. Chi in conferenza stampa si aspettava un mea culpa dell'allenatore, però, rimarrà sicuramente deluso. Il pretesto è sempre lo stesso; si utilizza l'alibi arbitrale per nascondere i propri limiti e quelli della propria squadra. S'inventano nemici immaginari creati ad hoc, per evitare di doversi mettere davanti ad uno specchio ad analizzare i propri errori. Inzaghi perde più tempo a lamentarsi della tecnologia e dell'AIA che a preparare le partite, e i risultati sul campo si vedono. La sua squadra è diventata prevedibile e facilmente neutralizzabile. La Lazio non spaventa più nessuno da due mesi, ma il piacentino è troppo occupato a studiare nuovi capi d'accusa da sciorinare davanti alle telecamere per trovare una soluzione. 

NUMERI PREOCCUPANTI

La Lazio, solo in campionato, ha incassato 36 reti. Escludendo la Sampdoria, è la squadra che ne ha subiti di più fra le prime dieci in classifica. Questo però Simone, davanti alle telecamere, non lo dice. In un campionato in cui, storicamente, trionfano le migliori difese, subire più goal dell'Atalanta e della Fiorentina non è propriamente un qualcosa di cui andare fieri. Poco importa poi se il tuo attacco è il migliore del campionato, se non riesci a trovare la porta di Alessio Cragno (se non grazie ad un autogoal su calcio da fermo) per oltre 60 minuti. Il leit motiv delle partite della Lazio contro avversari che si difendo in 10 dietro la linea della palla è sempre lo stesso, sta diventando anche noioso ribadirlo in ogni articolo. Tuttavia, Simone non sembra preoccupato da queste statistiche. Solo SampdoriaUdineseBolognaCagliariChievoCrotoneSassuoloSPALVerona Benevento hanno subito più goal dei capitolini. La Lazio gioca per il quarto posto, ma ha la decima difesa del campionato. Qui qualcosa non torna. No, decisamente no. 

STAGIONE A RISCHIO

La labile sicurezza mostrata da Inzaghi in conferenza stampa va scemando di settimana in settimana. In poco meno di dieci giorni, la sua squadra è stata estromessa dalla Coppa Italia, è un con un piede fuori dall'Europa League e in campionato vede da vicino il pericoloso ritorno delle milanesi. Inter Milan hanno rispettivamente uno e sei punti in meno della compagine bianco celeste, ma entrambe devono recuperare il derby del 4 Marzo. Il castello di carte eretto da Inzaghi sta lentamente vacillando. Oscilla pericolosamente e da la sensazione di poter crollare da un momento all'altro. Il meraviglioso giocattolo ammirato a inizio stagione, costruito con tanta fatica e tanta pazienza, rischia di andare in pezzi davanti all'ottusità di colui che di quella squadra ne è stato condottiere e principale artefice. Simone dovrebbe mettere da parte il proprio orgoglio, ammettere di aver sbagliato e rimboccarsi le maniche. Riconoscere un proprio errore è il primo passo per porne rimedio, ma questo passo Inzaghi sembra proprio non volerlo compiere. In questo caso non è a rischio solo la stagione della Lazio, ma anche la sua credibilità come allenatore.

Per esempio, prendete Sarri. Un allenatore le cui qualità sono indiscutibili e sotto gli occhi di tutti, ma che è fortemente penalizzato da una mentalità retrograda e probabilmente inadatta a questi livelli. Dire che Inzaghi sia un "allenatore da Salernitana" è sicuramente ingiusto nei confronti del lavoro (globalmente ottimo) che sta svolgendo, ma è lapalissiano che non abbia ancora la mentalità da allenatore di una grande squadra. La differenza fra un "grande allenatore" e un "allenatore da grande squadra" è tutta qui. Inzaghi, in questo finale di stagione, dovrà dimostrare di poter imparare dai propri errori e di poter migliorare con essi. E' il primo passo per diventare un "allenatore da grande squadra" e per non rimanere in eterno (per quanto giovane e inesperto) un "allenatore con una mentalità da Salernitana".

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