Benevento, un manuale su come retrocedere (ma a testa alta)

Dopo l'ennesima batosta, nonostante una buona prestazione contro la Juventus, adesso per i sanniti sembra definitivamente finita in Serie A. Cosa ci lascia in eredità la loro stagione?

Benevento, un manuale su come retrocedere (ma a testa alta)
Cheick Diabaté lotta con caparbietà con Medhi Benatia in questo scatto. | JuventusFC, Twitter.

Tutto inizia con un passaggio orizzontale di Sandro per Sagna. Poi di lì, di nuovo corto, per Viola; un buon break del centrocampista italiano porta l'azione sulla sinistra, dove Venuti arriva al limite e pesca Djuricic sulla lunetta. Il serbo tira bene, Szczesny risponde meglio, Brignola rimette nel mezzo e Diabaté si fa valere su Alex Sandro, siglando il gol dell'1-1. In quest'azione del Benevento, c'è qualcosa di non valevole la partecipazione alla prossima Serie A?

Effettivamente no. Però non sono le belle azioni a salvare le squadre e purtroppo gli Stregoni saluteranno il massimo torneo nazionale alla loro prima partecipazione. Non è sicuramente la sconfitta di ieri contro la Juventus quella che pesa di più nella loro stagione, visto che perdere sei punti con chi ha vinto gli ultimi sei Scudetti è normale, è quasi scontato se sei una neopromossa. Ciò che condanna i campani - e che si è visto pure ieri - è come al solito la voglia di strafare, di offendere anche col risultato in equilibrio, di provare effettivamente a giocarsela contro qualsiasi avversario, non solo a parole. Questa rosa ha fatto la scelta più onorevole - cioè quella di provare ad alzare l'asticella dei propri limiti - anche quando era piuttosto preventivabile che si sarebbe andati a sbattere contro un muro. S'intenda: in un altro momento della stagione, ieri la Vecchia Signora avrebbe probabilmente vinto con molta meno fatica. Perchè il divario certe volte è troppo ampio per pensare di giocarsela e forse bisognerebbe imparare, in queste situazioni, a limitare i danni. O perlomeno così insegna la storia delle grandi retrocessioni scampate nel nostro campionato, quasi sempre costruite col buon vecchio catenaccio.

Sul banco degli imputati ci finisce quindi l'allenatore, come al solito. Fa un certo effetto dirlo, perchè Roberto De Zerbi ha costruito davvero qualcosa di bello. L'azione mostrata all'inizio è davvero di alto livello, aldilà di tutto, e settimanalmente i giallorossi hanno iniziato a produrre palle gol con questo stile di gioco spregiudicato e divertente. Però pensare di proporlo - con tutto il rispetto - anche schierando una difesa con Sagna, Djimsiti, Toșca e Venuti contro un tridente con Cuadrado e Dybala alle spalle di Mandzukic è un suicidio calcistico. Il risultato è stato un passivo di quattro gol ed almeno tre palle gol evidenti concesse. Per compensare il divario qualitativo con gli avversari, nel calcio è fondamentale che un tecnico venga incontro alle abilità dei calciatori a disposizione. In futuro dovrà insomma mostrare di aver imparato questa lezione l'ex Foggia, per cui un grande futuro resta comunque più che pronosticabile.

Perlomeno, comunque, i meridionali avranno una base tattica da cui ripartire l'anno prossimo. Ora la rosa ha acquisito i dettami del gioco posizionale del proprio tecnico e chissà che puntare su queste idee non sia stata una scelta con l'obiettivo di una nuova promozione nella stagione ventura. Ci vorrà un'estate possibilmente di smobilitazioni minime, ma anche di rinnovamento necessario. In Serie B, ripartire nuovamente da grandi nomi potrebbe essere una scelta sbagliata oltre che dispendiosa economicamente. Molto più conveniente - e realistico - costruire una base di giovani rampanti. Magari a partire da quell'Enrico Brignola che ha attirato su di sé diverse attenzioni da tutta Italia. Difficile che rimanga, ma sognare non costa nulla. O forse in quest'annata è stato proprio il sogno di "giocare bene" a costare tanto al Benevento?