Napoli, la vittoria che serviva

Gli azzurri, lenti e sterili per 87 minuti, si scrollano dalle spalle paure ed ansie nel giro dei cinque minuti finali, quando il campionato sembrava oramai chiuso. La vittoria che serviva, per inaugurare il ciclo delle ultime otto partite stagionali, e puntare ancora al sogno Scudetto.

Napoli, la vittoria che serviva
Foto Ssc Napoli Twitter

Il silenzio assoluto, quello che accompagna Callejon verso la battuta del calcio d'angolo finale. Il boato assordante, secco, deciso, all'unisono, di chi è consapevole che nel giro di cinque minuti la storia, forse, può cambiare. In un attimo il San Paolo risorge dagli inferi, quelli nel quale Stepinski aveva mandato tutta Fuorigrotta. Da quel momento le ansie e le paure di veder sfumato il sogno Scudetto si sono fuse con la frustrazione dei giocatori in campo e con la rabbia di chi, in tribuna, ha pensato erroneamente di prendersela con coloro i quali, da qualche mese a questa parte, stanno facendo non di tutto, ma di più, per una città intera. 

La vittoria che serviva. Già, quella perfetta, migliore anche di un risultato più netto e rotondo, che all'indomani dell'incredibile e rocambolesca rimonta del Napoli ai danni del ChievoVerona negli ultimi cinque, roventi, minuti della sfida del San Paolo, potrebbe dare quella giusta scarica di adrenalina ai partenopei in vista del finale di stagione. Il delirio, in campo e sugli spalti, è lo stesso di chi assume nuova consapevolezza di poter continuare a sognare - forse ad illudersi, ma poco importa - al termine di novanta e più minuti che stavano per mettere la parola fine sulla Serie A. Una partita, quella contro i clivensi di Rolando Maran, la quale ha confermato tutti i mali del periodo di questo Napoli, apparso ancora una volta lento e sterile in fase di possesso, di fraseggio e soprattutto di rifinitura e conclusione. 

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Come già accaduto contro Inter, Genoa e Sassuolo, anche contro i veronesi, scesi in campo per mettere il famigerato pullman davanti all'area di porta difesa ottimamente da Sorrentino, la squadra di Sarri non è mai riuscita a scardinare la muraglia clivense, fatta eccezione per qualche accelerazione di Lorenzo Insigne, unico del poker offensivo in grado di accendere la luce nel torpore dello stato di forma degli attaccanti partenopei. Gli azzurri sbattono continuamente la testa contro il muro ospite, forandolo solo in occasione del destro di Callejon che, da ottima posizione, conferma che la lucidità, in queste settimane, non è di casa a Castelvolturno. La stessa lucidità che manca al Napoli in fase di impostazione, spesso due tempi più lenta rispetto a quella scintillante ed imprevedibile dei tempi migliori. 

Ciò nonostante le occasioni non mancano, con Sorrentino che risponde presente su Insigne, unico costantemente pericoloso, e Mertens, che dal dischetto non fa rimpiangere la brillantezza del collega spagnolo. Il Napoli sembra entrare lentamente in un tunnel dal quale non riesce ad uscire, anche perché dalla parte opposta le transizioni del Chievo sono sempre più ficcanti e pericolose. La buca, quella profonda dove cadere, è dietro l'angolo, ed il primo errore della coppia Koulibaly-Tonelli lancia l'ex Giaccherini, abile nell'imbeccare centralmente Stepinski per gelare Reina. Lo svantaggio produce sì gli effetti sperati in termini di reazione emotiva, ma non aiuta affatto per quanto riguarda serenità d'animo e chiarezza d'intenti. 

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Insigne e compagni si riversano in avanti con approssimazione e frenesia, le quali facilitano il compito della difesa di Maran, la quale fino all'88' resiste in piedi grazie alle magie di Bani e Sorrentino. E' Milik che, nonostante i pochi minuti a disposizione, cambia ancora una volta il volto al Napoli, caricandosi la squadra sulle spalle. Dopo una prima occasione sventata dal portiere rivale, il polacco si fa trovare pronto al crepuscolo della palombella di Insigne, il quale si riscatta dopo i fischi ed il battibecco con il pubblico amico. 

Il finale è un crepitio di emozioni. Sorrentino salva ancora, poi la traversa di Tonelli ed una maledizione che sembra aleggiare ancora sul cielo azzurro di Fuorigrotta. Il Napoli però non molla, dimostra ancora una volta che l'abnegazione e l'ostentazione di credere fermamente in ciò che si vuole può dare altri frutti. Angolo di Callejon, sponda di Milik, destro di Diawara. Il resto è già storia, con la paura scacciata all'ultimo istante che potrebbe liberare le teste e le gambe dei giocatori di Sarri in vista delle ultime sette sfide stagionali. La sfida è ancora aperta.