La Lazio saluta l'Europa League: suicidio calcistico a Salisburgo
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La Lazio saluta l'Europa League: suicidio calcistico a Salisburgo

Tre minuti di ordinaria follia impediscono alla Lazio di raggiungere la prima semifinale di Europa League della sua storia.

LeviAckerman19
Marco Palleschi Terzoli

Era troppo bello per essere vero. Sarebbe stata una prova di maturità troppo forte, per una squadra composta da mezze tacche e prime donne. Tutto vero, per quanto risulti difficile crederci: la Società Sportiva Lazio saluta la Uefa Europa League. Domani all'urna di Nyon presidierà il Fußballclub Red Bull Salzburg, per conoscere quale sarà l'avversario che affronterà nella semifinale. 

SEMPRE GLI STESSI ERRORI

Una partita (quasi) perfetta, gestita senza patemi e in maniera magistrale per quasi sessanta minuti. Il 39esimo goal stagionale di Ciro Immobile sembra l'inizio di una festa, il suggellamento di un traguardo storico. E invece, come troppo spesso le è accaduto durante questa stagione, la Lazio si è sciolta alle prime difficoltà. Il pareggio immediato di Moanes Dabour ha avuto un effetto deflagrante, con la squadra di Simone Inzaghi che ha perso le redini della partita. Con l'avanzare delle incertezze e il vacillare della tranquillità, è stata acuita anche la fatica fisiologica, fino a quel momento celata dall'adrenalina sportiva dettata dal risultato positivo. Una partita che ha ricordato molto la trasferta di Napoli, dove i bianco celesti erano andati avanti grazie al goal di Stefan De Vrij, dominando i partenopei nei primi quaranta minuti, salvo poi uscire dal campo dopo l'improvviso pareggio targato Callejon. La fragilità psicologica di questa squadra è disarmante; alla prima difficoltà, si scioglie come neve al sole e non è in grado di reggere la pressione. Una condizione inaccettabile per una squadra che aspira ad essere una big, sia in Italia che in Europa. 

Immobile a contrasto con Ramalho. Twitter Lazio.
Immobile a contrasto con Ramalho. Twitter Lazio.

BUTTATA UNA STAGIONE

Dopo la clamorosa eliminazione nella semifinale di Coppa Italia, per mano del Milan, ecco un'altra cocente batosta per la Lazio in un momento decisivo. I tre goal subiti in sei minuti dalla modesta formazione austriaca hanno messo a nudo tutti i limiti e le fragilità di questa squadra. Non solo tecniche e psicologiche, ma anche strutturali e fisiche. E' apparsa spossata la compagine di Inzaghi, incapace di reagire all'onda anomala austriaca, deragliando sia con le gambe che con la testa. Non c'era da aspettarsi un epilogo diverso, dato che la Lazio sta andando avanti da più di tre mesi con gli stessi 14-15 giocatori. Un calo fisiologico dei suoi interpreti migliori, spremuti come limoni dall'ostracismo tattico del tecnico piacentino, nel momento clou della stagione ci ha tagliato le gambe, cestinando quanto di buono fatto da Inzaghi & Co. in questa stagione. Un annata che ha visto la Lazio rimanere in corsa per tre fronti per quasi tutta la stagione, salvo poi arrivare stremata nel momento cruciale. Alla fine di tutto, cosa ci rimarrà? L'illusione di essere stati realmente in corsa per qualcosa? Ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, dopo essere stati potenzialmente in corsa su tre fronti? La Supercoppa Italiana vinta ad Agosto è l'unica cosa che impedisce alla stagione della Lazio di risultare fallimentare. Serve una scossa, onde non buttare quanto di buono fatto in questi mesi. E questa reazione dovrà arrivare già domenica, nel derby contro la Roma. Il mancato accesso alla fase a gironi della prossima Uefa Champions League renderebbe davvero difficile trovare qualcosa da salvare in questa stagione. 

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