Juventus - Allegri prima del Verona: "Domani giornata storica. Possibilità di restare? Alte"

Il tecnico livornese parla alla vigilia dell'ultimo impegno di campionato.

Juventus - Allegri prima del Verona: "Domani giornata storica. Possibilità di restare? Alte"
Juventus - Allegri prima del Verona: "Domani giornata storica. Possibilità di restare? Alte" | Twitter Juventus

Ultima conferenza stampa della stagione per Massimiliano Allegri che nella sala media dello Juventus Training Center di Vinovo presenta la gara di domani pomeriggio contro l'Hellas Verona e parla anche del suo futuro sulla panchina bianconera. Domani sarà una giornata storica per i colori bianconeri, sia per la vittoria del settimo scudetto consecutivo, sia per l'addio di Gianluigi Buffon che, però, non ha escluso di continuare a giocare altrove. E allora ecco puntuale la domanda al mister toscano: "Buffon da avversario? Eh, va bene... aspettiamo un attimo. Domani, per tutti, ma per Gigi in particolare, è una giornata storica perché dopo 20 anni lascia la Juventus e quindi domani penseremo a festeggiare. Poi ci penserà lui e saprà cosa deciderà di fare. Ma domani l'importante è che sia una giornata bella, perché bisogna festeggiare il quarto Scudetto, la Coppa Italia, e poi lui, la chiusura di quelli che sono stati i suoi 20 anni di carriera alla Juventus".

Altro tema scottante è la permanenza di Allegri sulla panchina della Vecchia Signora e un po' a sorpresa il livornese si lascia andare a quella che sembra essere a tutti gli effetti una conferma: "Probabilità di restare? Altissima, altissima. Non ho mai avuti dubbi. La settimana prossima ci incontreremo con la società per pianificare quelli che saranno i programmi e capire cosa la società vuole fare per rendere competitiva la Juventus anche l'anno prossimo, come la società ha sempre fatto. Ma direi che di questo parleremo la prossima settimana, ora bisogna prepararsi alla festa di domani. Domani ci manca l'ultimo pezzettino, perché domani, se riuscissimo a non subire gol, sarebbe la squadra che per più partite non ha subito gol, quindi sarebbe un dato importante. Ma credo in tutta la storia dei campionati italiani, sarebbe un altro traguardo importante, soprattutto per Gigi, per chiudere al meglio la permanenza alla Juventus". Proprio la competitività della squadra non è un aspetto da sottovalutare. L'estate che incombe vedrà la rifondazione del reparto difensivo e la dipartita di alcuni senatori del gruppo, il tecnico della Juventus è fiducioso: "Bisogna mettersi a tavolino e valutare con lucidità quelle che sono le cose da fare, anche le esigenze dei giocatori. L'importante, come è sempre stato, è che la società sia alla base di quella che è la programmazione della squadra, poi comunque alla Juventus arriveranno sempre grandi giocatori e soprattutto giocatori caratteriali, giocatori con passione, che hanno voglia di sacrificarsi, che vogliono lavorare per vincere. E per arrivare a questo bisogna che ogni giocatore abbia queste caratteristiche. Poi quelle che ne hanno un po' di meno, dopo un po' che sono dentro la Juventus, le acquisiscono e hanno la possibilità di rimanere tanti anni alla Juventus. La Juventus in questo momento è uno degli otto club più importanti in Europa, grazie ai risultati che i ragazzi hanno fatto in questi 4 anni. E quindi trovare meglio è difficile".

In quattro anni, Allegri, ha vinto tutto quello che c'era da vincere in Italia, ma nonostante ciò i meriti sono sempre dei ragazzi: "La cosa che mi fa piacere e di cui vado orgoglioso, è che la squadra sia arrivata a centrare gli obiettivi, a vincere, con me. Quindi i meriti sono solamente dei ragazzi, perchè io dico sempre che gli artefici delle vittorie sono loro. E dico sempre che ogni tanto li ho aiutati a perdere. Questa è la pura verità. Io mi diverto molto, anche nei momenti più difficili... nei momenti difficili mi diverto di più. Nel momento in cui le cose diventano monotone, io lì perdo un po' di quella che è la mia caratteristica credo  migliore, quella dell'arrangiarsi nel momento di confusione, di casino e di tensione. Lì è il momento che mi diverto. Poi se hai giocatori bravi è più facile che tu vinca, se hai quelli meno bravi è più facile che tu perda. Però con una società forte come la Juventus è più facile vincere e comunque vincere è sempre qualcosa di straordinario. E la cosa mi fa da una parte sorridere e dall'altra mi fa un po' arrabbiare. Il mettere in discussione quello che ha fatto una squadra in questi 4 anni, per non parlare dei 3 precedenti, dove sono stati vinti 3 Scudetti, vuol dire non essere obiettivi. E nello sport quando uno vince, arriva davanti, è il migliore, bisogna solamente complimentarsi e stringergli la mano. Ma questo fa parte di una educazione che spesso manca". Educazione che è mancata anche nel finale di stagione, quando il tecnico bianconero veniva additato come inadatto alla guida della squadra: "Dopo Napoli, ero praticamente un inadeguato a fare l'allenatore, perchè giustamente avevamo perso e in quel momento tutti avevano dato lo Scudetto al Napoli, perchè aveva un calendario migliore, perchè erano in forte ascesa. Ma lì è stata la settimana più bella della stagione, dove i ragazzi sono stati straordinari, tutto l'ambiente è stato straordinario a mantenere l'equilibrio, avere la convinzione che comunque un colpo loro l'avrebbero perso. E fortunatamente l'hanno perso a Firenze, che era l'unico posto dove potevano perderlo"

Un'altra incognita sulla futura Juventus potrebbe essere Higuain, che quest'anno qualche panchina l'ha fatta, ma Allegri smorza i toni: "Per quanto riguarda Higuain, l'ho detto, è stato determinante perchè ha fatto i gol importanti nelle due partite decisive. Al San Paolo ha fatto il gol decisivo in una partita dove noi rischiavamo di andare a sette punti dal Napoli. E a Milano dove ha fatto il gol del 3-2 e lì ci ha dato lo slancio per lo Scudetto. Poi durante l'anno quando giochi in una grande squadra e giochi tantissime partite, c'è anche la possibilità di stare ogni tanto in panchina, non c'è stato solo Higuain, c'è stato Dybala, c'è stato Mandzukic, ci sono stati giocatori che sono stati in panchina. Quando hai un attacco importante come alla Juventus, è normale che ogni tanto qualcuno debba rimanere fuori, soprattutto per dare qualche stimolo, perchè c'è un momento dove magari sono tornati dalla Nazionale e sono un po' più stanchi, c'è un momento dove hanno bisogno un pochino di riposare, ma questo fa parte dell'annata. Questo non vuol dire mettere in discussione Higuain". Sempre per via della rifondazione della difesa, il prossimo anno potrebbe essere il più complicato per Allegri alla Juventus, ma il tecnico livornese dà un'altra lezione di pragmatismo: "Ogni anno devi trovare degli stimoli nuovi. Un po' te li trovi dentro, un po' te li danno dall'esterno, trovi sempre delle situazioni per poter fare delle grandi annate. E poi il mettersi in discussione e il vincere, sicuramente aiuta a vincere. Perchè dopo c'è sempre qualcuno che vorrebbe batterti e ogni anno sono sempre lì pronti a batterti, quindi devi alzare l'asticella per cercare di fare un'altra annata straordinaria o comunque arrivare a marzo ed essere competitivo in tutte le competizioni".

Parlando invece della formazione di domani, il tecnico livornese dà molte indicazioni di massima: "Cuadrado e Bernardeschi non ci saranno sicuramente. Giocherà in porta Buffon. Lichtsteiner, tra Rugani, Barzagli e Benatia, ce ne saranno due. Poi giocherà Alex Sandro a sinistra. Poi giocherà Marchisio, poi vediamo tra Sturaro, Pjanic e Bentancur, due di questi saranno in campo. Matuidi riposa che ha corso abbastanza e Khedira ha un problema al polpaccio. Domani poi dovrebbero giocare - ora vediamo - Dybala, Douglas Costa... siamo in quattro, può darsi che Mandzukic stia fuori e giochino Higuain, Dybala e Douglas Costa. La formazione dovrebbe essere questa, anche perchè siamo tredici"

In chiusura due domande rapide a cui Allegri da risposte altrettanto sintetiche: "Cos'è lo stile Juve? C'è passione, sacrificio e lavoro. E' un dna che la Juventus ha da 100 anni. E credo sia una cosa molto importante. La giocata più bella?A Londra, si vede la differenza di quando la palla entra o esce. La cattiveria con cui la squadra ha aggredito la palla".