Storie Mondiali: Italia '78, primo passo verso la Leggenda

Enzo Bearzot raccoglie una Nazionale da rifondare dopo il Mondiale del 1974 e la porta allo storico successo del Mundial 1982. Tappa di avvicinamento all'ingresso nella storia è il Mondiale del 1978, giocato in Argentina. Ripercorriamo gli anni '70 in chiave azzurra, passando tra tonfi, fallimenti, ricostruzioni e speranze.

Storie Mondiali: Italia '78, primo passo verso la Leggenda
Storie Mondiali: Italia '78, primo passo verso la Leggenda

Gli anni '70 per la storia d'Italia sono quelli di "piombo". Un'escalation di violenza, cominciata nel decennio precedente, che raggiungerà l'apice con il rapimento di Aldo Moro.  Sono anche gli anni in cui un imprenditore destinato a cambiare il destino della società e della politica getterà le basi del suo impero; delle lotte per la conquista dei diritti civili;  dei successi nel tennis a Parigi e in Coppa Davis; della Valanga Azzurra nello sci; di Mattioli a Antuofermo nel pugilato; del dominio di Varese nel basket europeo; dei record di Mennea... Calcisticamente, non è un decennio di soddisfazioni per le nostre squadre di club. In Coppa Campioni, regnano prima l'Ajax di Cruyff, poi il Bayern Monaco di Gerd Muller e Beckembauer, infine le inglesi, col Liverpool di Keegan e il Nottingham Forest plasmato da Brian Clough. Noi raccogliamo le briciole: Inter e Juve vengono sconfitte in finale dall'Ajax, la Juve però vince nel 1977 il suo primo trofeo fuori  dai confini nazionali, la Coppa Uefa. Ma quel decennio vede la nascita di una Nazionale, guidata da un friulano in panca e da un altro in campo, che pochi anni più tardi realizzerà l'impresa più bella, appassionante e raccontata dello sport azzurro. 


La Nazionale italiana, sotto la guida di Ferruccio Valcareggi, è passata dalla sconfitta contro la Corea del Nord ai Mondiali del 1966 a un biennio d'oro, caratterizzato dal successo all'Europeo del '68 e dal secondo posto al Mondiale del '70, dove alla partita del secolo contro la Germania (vittoria per 4-3 con rete decisiva di Rivera) seguì la sconfitta in finale contro il Brasile più forte di sempre (con conseguente lancio di pomodori al ritorno in patria).  Un gruppo ricco di giocatori di talento, che ha fatto incetta di premi e trofei: alla classe dagli "staffettisti" Rivera (primo Pallone d'Oro italiano) e Mazzola, dei cagliaritani Riva e Domenghini, si coniuga la solidità di Burgnich e Facchetti, mentre a centrocampo dett i tempi il metronomo De Sisti.  In porta, altra staffetta tra Albertosi e Zoff, con quest'ultimo che costruisce il suo record di imbattibilità in Nazionale, riuscendo
anche ad arrivare al secondo posto nella classifica del Pallone d'Oro. Eppure quel gruppo così ambizioso, forse troppo ricco di personalità forti (c'erano anche Boninsegna, Anastasi, Chinaglia, Wilson, Capello...) incappa in due cocenti delusioni. La prima è l'eliminazione ai quarti di finale (gare di andata e ritorno) del Campionato Europeo 1972, a opera del Belgio. Poi, a segnare la fine di quel ciclo, l'onta dell'eliminazione al primo turno ai Mondiali di Germania del 1974. Forte dei successi in amichevole contro Brasile e due volte contro l'Inghilterra, battuta anche a Wembley (col Brasile e a Wembley a segno Capello), l'Italia è tra le annunciate favorite. Eppure, dopo aver battuto in rimonta Haiti (Sanon fermò a 1142 minuti - 12 partite - il record di imbattibilità di Zoff) nella gara del famoso "vaffa" di Chinaglia a Valcareggi, l'Italia pareggia con l'Argentina, per poi perdere ed essere eliminata con la Polonia di Lato e Tomaszewski.

Il nuovo corso Si cambia tutto. La panchina viene affidata a Fulvio Bernardini, ex giocatore di gran classe, grande escluso da Pozzo per il Mondiale del 1934, che da allenatore ha portato la Fiorentina allo scudetto (ripetendosi poi col Bologna nello spareggio con l'Inter) e alla finale di Coppa dei Campioni. La ricostruzione della Nazionale passa per le convocazioni di un elevato numero di calciatori, quasi tutti esordienti, e quasi tutti bocciati dopo poche gare: Oscar Damiani, Orlandini (a cui, esordiente, viene affidata la marcatura di Cruyff che ringraziò con una doppietta), Zecchini, Martini, Santarini, i due Morini, Cordova, Esposito, Furino... La sfortuna si accanisce contro i vari Roggi, Rocca, Guerini, un assurdo destino si prende Re Cecconi. Dopo 6 gare deludenti che pregiudicarono la qualificazione a Euro 1976 (si vinse solo con la Finlandia, e per 1-0), Bernardini viene affiancato da Enzo Bearzot. 

Il gruppo Bearzot si affida da subito a un duplice blocco, composto da giocatori di Juventus e Torino, che dominano in campionato. Arrivano vittorie di prestigio, come contro l'Olanda, ma anche sonori tonfi al torneo del Bicentenario dell'Indipendenza degli Stati Uniti, dove dopo un largo successo contro i padroni di casa (che schierano Pelè, Chinaglia e Bobby Moore) le sconfitte con l'Inghilterra (3-2 da 0-2) e Brasile (un altro 4-1) ci riportano a terra. Ma c'è tanto di positivo. L'Italia, con Graziani e Bettega, dimostra di saper fare tanti gol. Alle loro spalle, comincia a brillare l'estro di Antognoni, mentre si affacciano all'azzurro giovani emergenti come Tardelli, Gentile e più tardi Cabrini.  Sulla strada del Mondiale 1978, in Argentina, voluto dai dittatori militari per dare lustro al proprio regime, c'è un grosso ostacolo chiamato Inghilterra. Come dimostrerà il decennio successivo,  tragicamente con una stupida guerra e poi calcisticamente, gli inglesi non hanno però feeling con l'Argentina. Nel novembre del 1976, grazie a uno splendido Bettega e alle parate di Zoff, battiamo gli inglesi 2-0. A giugno del 1977, Bernardini siede per l'ultima volta in panchina, prima di lasciarla completamente a Bearzot. Nonostante gli inglesi a Wembley ci restituiscano il 2-0, riusciamo a qualificarci al Mondiale. Le amichevoli di preparazione non scatenano entusiasmi: vinciamo col Belgio, perdiamo con la Spagna (non certo lo squadrone di oggi), pareggiamo contro la Francia di uno scatenato Platini e contro la Jugoslavia. 

Bearzot annuncia i concovati per il Mondiale. Ci sarebbe Facchetti, che però decide di ritirarsi. Ci sono 9 juventini (Zoff, Cabrini, Cuccureddu, Gentile, Scirea, Benetti, Causio, Bettega), 6 giocatori del Toro (Pecci, Patrizio Sala, Claudio Sala, Zaccarelli, i gemelli del gol Graziani e Pulici), 2 dell'Inter (Bellugi e Bordon) 1 di Milan (Maldera), Lazio (Manfredonia), Roma (Paolo Conti), Fiorentina (Antognoni) e infine c'è il capocannoniere dell'ultima Serie A, il lanerossi-vicentino Paolo Rossi. Di questi, 11 (sarebbero stati 12 senza l'infortunio di Bettega) parteciperanno al Mundial dell'82, mentre solo 5 (Zoff, Benetti, Bellugi, Causio e Pulici) erano  presenti a quello di 4 anni prima. 

Il Mondiale 1978 Il 2 giugno 1978, a Mar del Plata, diamo il via alla nostra avventura argentina. Il primo avversario è la Francia. Bearzot schiera 7 giocatori che scenderanno in campo nella finale del 1982: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Causio, Tardelli, Rossi; gli altri sono Antognoni (che saltò la finale per infortunio), Bettega, Benetti e Bellugi. Ai nostri avversari bastano 44 secondi per portarsi in vantaggio con un colpo di testa di Lacombe, che approfitta di una dormita di Bellugi per sfruttare un assist di Six. Pareggiamo alla mezz'ora con Rossi, sugli sviluppi di un'azione che ci vedrà colpire il primo legno di un'interminabile serie, e ribaltiamo il punteggio nella ripresa con un gran gol di Zaccarelli, subentrato ad Antognoni.


Più facile il secondo impegno, 4 giorni più tardi, sempre a Mar del Plata. Travolgiamo l'Ungheria per 3-1, colpiamo altri 3 legni. Bearzot conferma lo stesso 11 di partenza, vanno in rete Rossi, Bettega, Benetti, accorcia Toth su rigore. 
Il terzo impegno ci vede affrontare i padroni di casa, il 10 giugno a Buenos Aires, davanti a 75mila spettatori. El Flaco Menotti non ha convocato un 18nne di cui si dice gran bene, l' Argentina ha come punti di forza il portiere Fillol, il libero Passarella, il centravanti Kempes. Zoff salva sul futuro interista e su Kempes; Bettega, dopo un triangolo con Rossi, spiazza Fillol. Chiudiamo il girone al primo posto. La formula adottata prevede che la seconda fase si disputi con due gironi da 4 squadre: le prime giocheranno la finalissima, le seconde la finalina.

Verso la finale Ci toccano i campioni in carica della Germania Ovest, l'Austria e l'Olanda. Il 14 giugno a Buenos Aires, con i tedeschi, che in attacco schierano un giovane Rummenigge e in difesa Berti Vogts, non andiamo oltre il pareggio, sprecando ottime occasioni con Bettega e Scirea, colpendo il solito legno e obbligando Sepp Maier a un paio delle sue parate. Va meglio 4 giorni più tardi, sempre a Buenos Aires, con l'Austria di Krankl e dei giovani Prohaska e Schachner. Rossi batte Koncilia dopo 13 minuti, poi però soffriamo, siamo stanchi e non riusciamo più a far gol. E questo diventa un problema: l'Olanda infatti dilaga contro l'Austria e strappa il pari alla Germania. Per raggiungere la finale, occorre battere gli Orange. 
Il 21 giugno, Buenos Aires, Bearzot schiera Zoff tra i pali, Cuccureddu e Cabrini terzini, Gentile stopper al fianco del libero Scirea, Zaccarelli e Tardelli a far legna a centrocampo, Causio in appoggio a Rossi e Bettega. L'Olanda, orfana di Cruyff, ha Neeskens, Krol, Haan, i fratelli Van de Kerkhof... Sfioriamo la rete con Rossi e Benetti, poi al 19esimo passiamo fortunosamente in vantaggio. Brandts, cercando di anticipare Bettega, in scivolata manda la palla nella sua porta e, contemporaneamente,  mette ko il suo portiere Schrijvers, costretto a lasciare il campo. Il suo sostituto, Jongbloed, è subito chiamato in causa da una sventola di Benetti. Chiudiamo il primo tempo in vantaggio, altri 45 minuti e siamo in finale. La ripresa però si apre col  pareggio dell'Olanda. Brandts si rifà e, da oltre 25 metri, batte Zoff con un bolide che si infila sotto la traversa. Il portiere juventino poteva fare di più? Se ne parlerà per settimane, mesi, anche perché al 76esimo l'Olanda passa in vantaggio. E quel gol, di Haan, scatenerà gli attacchi al nostro portiere. Haan infatti calcia da 40 metri: un tiro incredibile, che sorprende Zoff e, dopo aver accarezzato il palo, gonfia la rete.

 

La delusione è tanta, ma c'è ancora una gara da giocare. E il nostro avversario, il Brasile,  è più che arrabbiato. Nel suo girone, infatti, la differenza reti ha regalato il primo posto all'Argentina, che nell'ultima gara ha sommero con 6 reti il Perù del portiere Quiroga. Una delle gare più chiacchierate di sempre, al confronto Italia - Camerun e Italia - Moreno sono semplici rumors, ma queste sono altre storie...

Ancora i legni Il 24 giugno Bearzot conferma la difesa, a centrocampo dà spazio a Patrizio Sala, che affianca Antognoni, sulle fasce il fido Causio e Aldo Maldera, tandem d'attacco Rossi-Bettega. 
I brasiliani schierano Cerezo, Roberto, Dirceu, Oscar, Batista. Nel primo tempo colpiamo per due volte la traversa, in mezzo andiamo in rete con Causio, di testa su assist di Rossi, poi al 43esimo altro legno, questa volta un palo colpito da Rossi. Il Brasile ribalta il risultato tra 64esimo e 71esimo: prima con un esterno destro di Nelinho, poi col leggendario sinistro di Dirceu. Abbiamo la forza di reagire, ma allo scadere è ancora la traversa a negare il pareggio a Bettega.

Chiudiamo l'avventura argentina con un quarto posto, per noi un caso isolato ai Mondiali che però replicheremo 2 anni più tardi agli Europei. Un'Italia bella e incompiuta, come  quella di Vicini nel 1990, che però ci permette di guardare con ottimismo al futuro dopo oltre 6 anni di buio, e che pone le basi per l'epopea del 1982.