Udinese - Presentato Pradè: "Mi è stato chiesto di controllare, seguire e gestire la famiglia Udinese"

Le parole nella conferenza stampa di presentazione del nuovo DS dell'Udinese Daniele Pradè

Udinese - Presentato Pradè: "Mi è stato chiesto di controllare, seguire e gestire la famiglia Udinese"
Da sinistra: il DG Collavino e Daniele Pradè (51) Fonte: Emiliano Foramiti Foto Press

È già attivo per ricostruire la squadra dopo l'orribile annata precedente, ma la presentazione ufficiale di Daniele Pradè nella sala stampa dell'Udinese Calcio è avvenuta solo oggi. Lo aspetta un lavoro importante, convincere una tifoseria ormai disinnamorata della propria squadra che l'ultimo quadriennio è acqua passata.


A fare gli onori di casa il Direttore Generale Franco Collavino: “Sono contento di incontrarvi nuovamente qui alla Dacia Arena, e di farlo assieme a Daniele Pradè, il nuovo responsabile dell’Area Tecnica dell’Udinese".

Pradè poi saluta tutti i presenti e passa subito ai fatti: "Porto due cose, la semplicità e l'esperienza. La semplicità perché sono una persona che fa le cose in modo normale, trasparente. Ci sono dei principi, è il lavoro e la trasparenza ma anche la lealtà. Con queste tre prerogative, diventa tutto più semplice. Ho 51 anni, vengo da circa 30 anni da direttore sportivo. Vengo anche dalla Serie C, per poi passare alla Roma, alla Fiorentina, alla Sampdoria. Oggi sono fiero ed orgoglioso di essere all'Udinese, ringrazio la famiglia Pozzo che mi ha voluto e mi ha cercato. Spero di ripagare la fiducia della famiglia Pozzo, del club e dei tifosi".

La scelta dell'allenatore rappresenta sicuramente una novità: "La scelta dell'allenatore è importante, fa capire che vogliamo portare qualcosa di nuovo. Avere un gruppo che diverta, per riavvicinarci ai tifosi bisogna divertire, giocare bene al calcio e avere un forte senso di appartenenza. Il bel calcio aiuta a essere vicino ai tifosi, la prima volta che ho visto l'allenatore ho capito che può essere la persona giusta. Ha motivazioni forti, ho lavorato tanti anni con grandi allenatori come Capello, Ranieri, Prandelli. Ma anche con giovani, come Spalletti che aveva gli occhi della tigre. Mi è successo anche con Montella e Sousa, con cui vedo analogie con il nostro tecnico. Voglio un calcio che esprima gioia e fantasia".

Fonte: Emiliano Foramiti Foto Press
Fonte: Emiliano Foramiti Foto Press

L'arrivo a Udine: "Siamo stati vicini a stare insieme tante volte, quest'anno è accaduto in modo inaspettato. Stavo per rinnovare con la Sampdoria, poi ho deciso di cambiare. Ho parlato con i Pozzo, c'è voglia di lavorare insieme e di fare bene insieme. C'è voglia di dare centralità al mio ruolo, poter esprimere le mie idee e la mia filosofia. Mi piacerebbe portarla all'interno di questo gruppo. Conosco da tanto tempo i Pozzo, c'è sempre stata grandissima stima".

La ricostruzione della squadra: "Stiamo apportando delle modifiche, tuttavia ci sono annate particolari. Dove tutto gira storto. Ho visto tutte le gare dell'Udinese dello scorso anno, mi è sembrata una squadra forte. Questo dimostra che i calciatori hanno tante richieste, vuol dire che servono modifiche ma anche lavorare sulla base che già c'è. Bisogna dare motivazioni forti, essere positivi, mi piacerebbe che questa squadra possa essere leggera dal punto di vista mentale. Dopo 11 sconfitte di fila in un'annata, nell'anno successivo la squadra va rimotivata. Anche questo è il ruolo di un dirigente".

Sul discorso dello zoccolo duro italiano per creare un gruppo: "Devo dire che è importante avere calciatori che credono nell'identità di una squadra. Ho lavorato con delle bandiere come Totti e De Rossi, ma anche con calciatori diventate bandiere come lo era Borja Valero a Firenze. Non serve essere italiani, ma avere senso di appartenenza e avere un'identità. Anche all'estero. Un italiano può dare opportunità di creare queste occasioni, come accaduto a Udine per Domizzi, De Sanctis e Di Natale. Ma sono fiducioso sul mio modo di lavorare all'interno del gruppo".

L'attacco dovrà presentare qualche novità, visto che i giocatori sicuri di restare sono solo Lasagna e Vizeu: "Abbiamo anche Machis, è una punta esterna. Intanto attendo cosa accade sul mercato, serve una punta ed è sicuro. Attendiamo cosa ci porta il mercato, abbiamo tante idee e proviamo a prendere la miglior decisione".

Daniele Pradè (51). Fonte: Emiliano Foramiti Foto Press
Daniele Pradè (51). Fonte: Emiliano Foramiti Foto Press

La difesa negli ultimi anni è stata molto fragile: "Il fatto di subire gol e di non farli è un discorso semplice, bisogna iniziare a lavorare. Insieme al tecnico vogliamo vedere ciò che c'è, ciò che ci serve. Sinceramente mi preoccupo di più sul fare un gol in più, invece di subire un gol in meno. Tante volte per vincere le gare serve una giocata, un guizzo. Quando non accade perdi attenzione a centrocampo e in difesa. Ripartiamo da un concetto, ci sono almeno cinque calciatori con grande mercato. In realtà sono molti di più. Faremo rinunce importanti a livello economico, potremmo incassare parecchio, ma vogliamo una squadra importante e che ci tolga delle soddisfazioni".

I compiti che gli ha assegnato la società: "Mi ha chiesto di essere una persona che controlli, segua e gestisca la famiglia e l'Udinese. Questo sarà il mio primo obiettivo. Poi tutto il concetto successivo è frutto del lavoro. Bisogna lavorare nel modo giusto, con gente che conosca il sacrificio. Il tifoso apprezza il lavoro, la lealtà e l'appartenenza. Questo è il concetto principale che bisogna dare a un gruppo".

L'anno scorso è sembrata mancare la chimica alla squadra: "Sono d'accordo, quella si trova con il tempo, con l'unione, dai concetti. Partiamo da questo".