Udinese, senti Mandragora: "Qui per consacrarmi, amo dialogare con i compagni e verticalizzare"

Intervistato in esclusiva da La Gazzetta dello Sport, il centrocampista ex Juventus ha parlato di sé e della nuova avventura in Friuli. Ecco le sue parole.

Udinese, senti Mandragora: "Qui per consacrarmi, amo dialogare con i compagni e verticalizzare"
source photo: twitter Rolando Mandragora

Rolando Mandragora non è un centrocampista come gli altri. Etichettato come uno dei migliori interpreti centrali del panorama calcistico italiano, il ragazzo classe '97 ha spesso dovuto fare i conti con brutti infortuni che gli hanno compromesso l'esplosione tecnica. Tornato a giocare e a convincere con la maglia del Crotone, l'ex Juventus ha intenzione, ora, di esplodere definitivamente con la maglia dell'Udinese: "Spero sia l’anno della mia consacrazione e del riscatto dell’Udinese" sentenzia in esclusiva a La Gazzetta dello Sport, sottolineando soprattutto la voglia di evitare altri e dolorosissimi infortuni. 

In seguito, Rolando Mandragora ha voluto dire la sua sugli allenatori che lo hanno seguito ed aiutato fin dagli esordi: "Ho avuto tanto dagli allenatori. Da quando sono cresciuto alla Mariano Keller a casa. A Gasperini che mi ha fatto esordire in A col Genoa, dove arrivai a 14 anni, devo molto, come a Oddo che ho avuto a Pescara, a Nicola e Zenga che ho avuto a Crotone. Venivo da un infortunio al piede, a Crotone ho trovato la continuità. Ora spero di ripetermi a Udine, in un ambiente che già mi piace". 

Passaggio importante, poi, sui venti milioni spesi dall'Udinese per prelevarlo dalla Juventus: "Cerco di non pensarci, ma è motivo d'orgoglio. L'infortunio? Nove mesi di inferno trascorsi a Torino per recuperare. Leo Bonucci è stato un amico vero. E ora spero che lui scelga il meglio, magari vuol riprovare a vincere la Champions. CR7 al fantacalcio? Ci provo, ma devo vendere Quagliarella o Belotti".

In ultimo, il ragazzo ha parlato delle sue caratteristiche tecniche: "Credo che l’intelligenza tattica sia fondamentale. Amo dialogare in campo con i compagni. Dobbiamo darci tutti una mano, è importante. A me piace verticalizzare. Ma soprattutto tenere bene le distanze tra i reparti. Qui ho Fofana e Barak che sono portati più a offendere, io copro di più la mediana, ma posso anche fare il play, pur giocando a due, andando a prendermi la palla dietro. Stiamo lavorando bene su tutto. Nazionale? - conclude - Ci penso, ma va bene anche l'under 21".