Buffon ai microfoni di Sky tra la Champions e il suo futuro: "Non voglio darmi scadenze"

Buffon ai microfoni di Sky tra la Champions e il suo futuro: "Non voglio darmi scadenze"

In un'intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport, Gigi Buffon, nuovo portiere del Psg, torna a parlare della sua scelta di lasciare la Juventus. Ripercorre, inoltre, la notte del Bernabeu, gli insulti all'arbitro Oliver, e le relative polemiche scatenate attorno al caso. 

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Gianluca Ciuffi

Martedì, inizierà al San Paolo un nuovo capitolo della storia tra Gigi Buffon e la Champions League. Si vede che l'Italia è nel suo destino. L'ormai ex capitano della Juventus tornerà in campo dopo le tre giornate di squalifica rimediate contro il Real Madrid nello scorso anno. In un'intervista per Sky Sport, ripercorre le tappe fondamentali dei suoi ultimi anni di carriera: dal ricordo del faccia a faccia con l’arbitro Oliver, alle offerte dei club italiani dopo l’addio alla Juve, fino al futuro e alla voglia di continuare a giocare finché sarà competitivo. Non mancano delle curiosità, come il rapporto speciale che lo lega a Kylian Mbappé.

Come hai vissuto le prime tre partite di Champions League?

"Guardandole in differita in tv nello spogliatoio, sia a Liverpool che qui al Parco dei Principi. Perché soffro tanto, il non essere partecipe mi fa soffrire".

Un passo indietro a quel Real Madrid-Juventus:

"Finita la gara ho alzato un po’ troppo i toni, però ci tengo a dire che nell’arena, quando veramente si pesa il comportamento di una persona, penso di essere stato molto sportivo. Mi sono preso un’espulsione che ancora oggi mi domando il perché. Per il dopo, sicuramente sono tre giornate meritate".

Se tu fossi l’arbitro Oliver e oggi incontrassi Gigi Buffon, cosa gli diresti?

"Ci scherzerei, perché l’ironia è il modo migliore per abbattere dei muri e creare subito un’empatia".

Da dove ti è uscita l’espressione “il bidone della spazzatura al posto del cuore”?

"Dalla mia fervida fantasia (ride), in quel momento non sapevo che dire. Avevo davvero un diavolo per capello ed è uscito il Gigi di Carrara".

La tua Champions ricomincia da Napoli:

"Una partita delicata, contro un avversario di grandissimo livello. L’avvento di Carlo Ancelotti ha fatto sì che questa squadra prendesse un altro tipo di consapevolezza che prima non era certa di avere".

Sei mai stato vicino al Napoli? Ti ha mai cercato?

"Lasciamo stare (ride), sono dettagli. La cosa buffa dell’Italia è stata che quando si è sparsa la voce che magari continuavo a giocare, si è sbizzarrita la fantasia e tutti hanno avuto coraggio. Non faccio nomi, perché è giusto che sia così".

Avresti preso in considerazione offerte dall’Italia?

"Avrei potuto prendere in considerazione un qualcosa di romantico come Parma. O il Genoa, perché quand’ero bimbo era la squadra per la quale tifavo. Oppure la Lazio, perché i tifosi della Lazio mi hanno sempre trattato come un campione e un uomo da onorare e questo per me ha un valore davvero importante. Ma nonostante questo, penso che la situazione migliore fosse quella di uscire dall’Italia e ampliare il mio mondo di conoscenze".

La Champions per te è un’ossessione?

"Il termine ossessione non ha un’accezione positiva. Per me la Champions è sempre stata un obiettivo che mi regala stimoli e vitalità incredibili: un’opportunità che la vita e la mia classe mi hanno dato e continuano a darmi, perché se a 40 anni sono ancora a giocare a questi livelli, un po’ lo devo anche a me stesso".

Il PSG è la squadra favorita per la Champions?

"No, per arrivare a determinati successi c’è bisogno di un percorso, di un progetto, di una società e una squadra che si conoscano da tempo. Il PSG è una novità di questi anni e necessita di tempo. In Champions ci sono due-tre favorite: il Barcellona, perché ha il primo o ogni tanto secondo giocatore al mondo; poi c’è la Juve, che negli ultimi anni si è consolidata a questi livelli e ha preso l’altro giocatore che è considerato il primo e a volte il secondo del mondo; poi ci sono outsider come il City, che magari in questi anni non ha fatto grandissime cose in Champions, ma ha un allenatore e una squadra che lo rendono una delle papabili vincitrici".

Che rapporto hai con Mbappé?

Secondo me molto bello, di fiducia reciproca. Quando entra nello spogliatoio è uno che regala agli altri sempre un’energia positiva, quella della gioventù. A me fa molto bene e io cerco di contraccambiare con qualche consiglio sulla gestione del campione che è. Può vincere il Pallone d’Oro? Non ti sbaglieresti a darglielo, perché ha potenziale e lo ha già espresso nella competizione più importante per un giocatore, questo fa la differenza".

Quale sarà il futuro di Gigi Buffon?

"Ho un anno qui con l’opzione per il secondo, c’è la possibilità che si possa allungare la mia permanenza a Parigi. Non voglio darmi scadenze, ma voglio giocare fino a quando mi accorgo che sono competitivo: finché ho offerte di questo livello io vado avanti, tanto per smettere c’è tempo".

 

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