Da gregario a titolare: la crescita di Bentancur

Da gregario a titolare: la crescita di Bentancur

Dal Camp Nou di Barcellona alla Scala del Calcio di Milano. Poco più di un anno per lanciare Benancur nel calcio che conta. E senza troppi timori.

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Lorenzo Pietroletti

Una sonora sconfita che lascia pochi spazi ad analisi e commenti, per parafrasare Luciano Spalletti. Era il dodici settembre dello scorso anno, la prima da titolare per Bentancur. E la Juventus perdeva tre a zero contro il Barcellona di Messi. Poche le note positive di quella serata. Tra tutte, la personalità spiccata di questo giovane uruguaiano, sceso in campo senza farsi intimorire dalla bolgia del Camp Nou né dai mostri sacri che aveva davanti. In fondo, lui è abituato al superclasico argentino. Durante tutto l'anno, pochissime le volte in cui si è guadagnato la titolarità. Le sue ventisette presenze complessive sono quasi tutte da subentrato salvo rari casi come contro l'Hellas Verona o la sfortunata gara d'andata contro il Real Madrid, quella della rovesciata di Ronaldo per intenderci.

Poche presenze ma di spessore, almeno per Oscar Tabarez che decide di portarlo al Mondiale in terra russa. Le gioca tutte da titolare e anche molto bene. La famigerata "garra charrua" ce l'ha anche Bentancur e Allegri lo nota molto bene. I giovani però vanno educatial mantra equilibrista allegriano per cui la solfa appare sempre la medesima. Allenamenti, panchina, scampoli di partita. Capita però che Khedira si faccia male, che un nodulo tiroideo si presenti inaspettatamente sul collo di Emre Can. E l'occasione per il giovane Rodrigo è ghiotta come non mai. Inizia così una titolarità indiscussa al fianco di Pjanic e Matuidi, giocatori che hanno esperienza da vendere in ogni campo. Più gioca, più riesce a strappare il premio MVP della linea mediana del campo.

Emblematiche le due partite contro il Manchester United dove Bentancur ha saputo dare una prova pressoché perfetta di quello che deve fare un centrocampista in quel ruolo. Rompeva le azioni avversarie, rilanciava quelle della Juventus. Garantiva qualità e quantità. E non è un caso che proprio lui sia un giocatore versatile, che riesce a giocare in tutti e tre i reparti del centrocampo. Mediano, mezz'ala di regia, mezz'ala di rottura. E dopo i diavoli inglesi, un'altra consacrazione contro i diavoli milanesi. Sulla fascia destra, un ottimo supporto per Cancelo, come seconda opzione per il portoghese laddove il cross sia impraticabile. Sulla fascia sinistra, inserimenti perfetti in attesa del passaggio vincente. Non è caso che si trovasse totalmente solo durante il gol di Mandzukic. Eccezione che conferma la regola, il suo primo gol, ad Udine. Un contropiede che parte proprio da Bentancur che chiude in gol l'uno-due con Cancelo. Situazione tatticamente anomala.

In fase difensiva, Bentancur da mezz'ala diventa ala pura, andando a coprire la fascia, in quello che diventa un 4-4-2, di nuovo in supporto del terzino destro. E sempre in ottica di supporto, un'altra qualità non da poco è quella di saper aiutare Pjanic a liberarsi del pallone in caso di pressing, cosa che capita abbastanza spesso. Bentancur gli si posiziona quasi sempre vicino su una linea di passaggio libera funzionale ad uscire dalla pressione avversaria e alzando di conseguenza il baricentro. L'unica pecca in Bentancur si potrebbe trovare nel fatto che segni molto poco. Sono solo tre le reti fatte fino ad ora tra prima squadra e nazionale. Tempo al tempo, Rodrigo potrebbe trovare anche più spesso il gol, soprattutto se dovesse aumentare la sua bravura negli inserimenti.

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