Fiorentina, un'adolescenza infinita

Il 3-1 sofferto in finale di Coppa Italia contro il Napoli certifica le difficoltà dei Viola, che troppo spesso hanno mancato l'appuntamento definitivo con la maturità

Fiorentina, un'adolescenza infinita
Fiorentina, un'adolescenza infinita

Minuto 39' del secondo tempo: Josip Ilicic, autore dell'assist dell' 1-2, fallisce un incredibile occasione a tu per tu con Reina. Palla fuori e addio supplementari. Quello sarà, oltre a qualche sporadico tiro da fuori, l'unico brivido corso dalla difesa del Napoli dopo il gol di Vargas. Mertens metterà poi la parola fine alla partita, ma Montella si dichiarerà soddisfatto di quanto fatto dai suoi ragazzi. La Fiorentina ha tenuto palla, ma è stata punita dagli episodi; la sintesi del tecnico viola, però, evita di mettere luce su molti aspetti che ormai da troppo tempo stanno bloccando una squadra che, a inizio anno, puntava a migliorare quanto fatto nella stagione scorsa.

TIKI-TAKA: E' LA VIA GIUSTA? - La partita di ieri ha dimostrato tutte le difficoltà in fase offensiva della Viola: il prolungato possesso palla, esteticamente piacevole (?) ma fine a se stesso, ha fatto il solletico al Napoli, squadra che di certo non spicca per bravura difensiva. La ricerca del palleggio è ossessiva, quasi mai verticale: esemplare il caso di Pizarro, che seppur ottimo tecnicamente, tocca troppo il pallone impedendo uno sviluppo veloce dell'azione e spegnendo qualsiasi velleità di ripartenza. La scelta di Montella di rinunciare a Matri per Joaquin ha tolto riferimenti centrali e reso inutile la continua ricerca delle fasce sguarnendo l'area di rigore: senza attaccanti, e soprattutto senza tirare, fare goal diventa assai difficile.

DIFESA, CHE AFFANNO! - Se da un lato l'attacco spesso lascia a desiderare, dall'altro la difesa non ha molto di cui sorridere. La mancanza di un centrocampista d'interdizione e la ricerca continua del palleggio richiedono una squadra molto corta, pronta a riconquistare il pallone alto agendo principalmente d'anticipo. Ma, come ieri sera, il piano spesso non funziona. Quando la linea difensiva rimane bassa, la squadra è divisa in due tronconi e al primo errore nel palleggio le ripartenze avversarie sono micidiali: chiedere ad Hamsik e Insigne per conferme. Se al carico aggiungiamo gli errori individuali sia tecnici che di posizionamento, il quadro è completo.

MENTALITA', QUESTA SCONOSCIUTA - Sì, perchè la Fiorentina, dati alla mano, ha fallito tutti gli appuntamenti importanti della stagione. Contro le grandi (Juve, Roma, Napoli e le milanesi) la Viola ha messo insieme la miseria di 9 punti su 30 disponibili, frutto di 3 vittorie e 7 sconfitte. Il problema principale è sembrato essere la tenuta mentale dei giocatori, che di fronte ad avversari più esperti hanno mostrato pochissima grinta, dando l'impressione di poter crollare da un momento all'altro. I primi venti minuti della partita di ieri, giocati completamente in balìa del Napoli, ne sono l'esempio perfetto.

ALIBI O ERRORI DI MERCATO? - La risposta ricorrente degli addetti ai lavori alle critiche è sempre la stessa: Viola falcidiata dagli infortuni delle sue stelle, i colpi del mercato estivo Pepito Rossi e Mario Gomez. Colpi o errori? La caratura dei due attaccanti non si discute, ma venendo uno da una doppia operazione al crociato anteriore e l'altro da un'annata molto travagliata in quel di Monaco i dirigenti viola avrebbero dovuto mettere in conto quest'importantissima variabile. O perlomeno, provvedere a un Piano B. Dopo l'infortunio di Gomez, Montella le ha provate tutte: Matos, Rebic, Matri, ma nessuno è sembrato all'altezza di ricoprire il ruolo del tedesco. Fortunatamente Rossi ha pensato di tirare avanti la baracca balzando in vetta alla classifica cannonieri con 14 reti. Fatto fuori Pepito, il castello di carte è crollato.

Della Valle, Pradè e Montella dovranno presto trovare una soluzione a questi problemi, o rischieranno che l'adolescenza di questa squadra che non vuole diventare matura, duri ancora per troppi anni.