Ibrahimovic tra passato, presente e futuro: "Voglio esserci all'Europeo. Non volevo il Milan. Mls? Perché no"

Il centravanti della Svezia e del Paris Saint Germain ha parlato alla Gazzetta dello Sport a margine della premiazione nella quale ha conseguito il nono pallone d'oro svedese consecutivo. Uno Zlatan Ibrahimovic a 360 gradi, che ha spaziato dal passato fatto di Juve, Milan e non solo, al futuro con la MLS nei pensieri, passando per il presente che significa Paris Saint Germain e, soprattutto, Euro 2016 con la sua Nazionale.

Ibrahimovic tra passato, presente e futuro: "Voglio esserci all'Europeo. Non volevo il Milan. Mls? Perché no"
Ibrahimovic tra passato, presente e futuro: "Voglio esserci all'Europeo. Non volevo il Milan. Mls? Perché no"

Non ci voleva di certo un premio a testimoniare che Zlatan Ibrahimovic era, è e probabilmente sarà uno dei, se non il calciatore più amato dagli svedesi, oltre a quello dotato di maggior classe e talento. L'ex Ajax, Milan, Inter, Juve e Barcellona ha ricevuto, alla vigilia dell'ostica sfida che vedrà la Svezia impegnata nel doppio confronto valevole per le qualificazioni ad Euro 2016 contro la Danimarca, il nono pallone d'oro svedese, ovviamente consecutivo. Al termine della consegna, Zlatan ha parlato del momento della sua Nazionale, di quello con il Paris Saint Germain, oltre che del passato e del futuro, ai microfoni della Gazzetta dello Sport. 

Si parte dalla doppia sfida contro i danesi, un derby che è l'ennesima sfida di Ibra con la maglia della Nazionale, e dalla doppia sfida appena disputata in Champions contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo: "Contro la Danimarca saranno due partite difficili. Penso all’ultimo match di Champions del Psg contro il Real Madrid. Abbiamo giocato molto bene ma commesso un errore e preso un gol. E abbiamo perso. Con la Danimarca saranno due sfide così: vincerà chi sbaglia di meno. All'Europeo io voglio esserci, devo esserci. Darei e farei di tutto per arrivarci. Dobbiamo crederci fino alla fine". 

Dal futuro prossimo a quello remoto, tra il pensiero del ritiro, inevitabile quanto inesorabile ed una voglia matta di continuare a giocare, magari in MLS"Tutto può succedere. Mi sento bene e gioco bene. Poi fra uno o sei mesi non so. Per adesso sono in forma, e finché sento che posso dare qualcosa in campo continuerò a giocare. Il mio corpo è come una macchina: più cammina, meglio funziona. La mia età non mi dice di smettere. Tutto quello che è fuori dal mondo del calcio mi interessa di più rispetto al passato: prima ricevevo proposte e le scartavo senza pensarci, presto ci saranno altri e nuovi progetti. Ma per adesso il pallone resta la cosa più importante: prendo le mie scelte da calciatore. MLS? Mi attira tutto. Ma ci deve essere un progetto serio dall’altra parte. Ho le mie idee, so cosa vorrei ma bisogna essere in due".

Ritorno al presente. Ibrahimovic parla della sua esperienza parigina, dove ha preso parte alla formazione del gruppo e della squadra dalle fondamenta: "Mi sento parte di questo progetto fin dall’inizio. Per chi arriva adesso è tutto più facile: con il massimo rispetto per il club, io sono venuto quando ancora tante cose non funzionavano. Abbiamo costruito insieme una grande squadra. Non importa che cosa dicono o scrivono. Nel Psg c’è solo un capo. Zlatan Ibrahimovic? Esatto, naturalmente". 

Il sentirsi parte del progetto PSG è anche uno dei motivi che lo hanno portato a rifiutare un ritorno al Milan, che in estate sembrava potesse diventare realtà: "L’estate scorsa c’è stata un’offerta concreta del Milan. Se io avessi detto sì, avremmo fatto l’affare. Ma non siamo mai arrivati fino a quel punto, non era quello che volevo. Però ero grato al Milan (sorride quando parla dei rossoneri, ndr ). Per me è il club più grande in cui abbia mai giocato. E io ho giocato in tanti club importanti. San Siro, la città, la gente, la lingua: ho ricordi bellissimi. L’ho sempre detto: l’Italia è la mia seconda casa. Mi sono trovato molto bene lì. E fosse stato per me non avrei lasciato il Milan". 

Infine, Ibra, torna sul suo passato in Serie A, che non esita ancora oggi a definire come il campionato che lo ha consacrato ad altissimi livelli ed il migliore al mondo: "Come ho detto, è la mia seconda casa. È il posto dove sono diventato famoso, con la Juventus. All’Ajax non ero ancora una stella internazionale. In bianconero è cambiato tutto: il mondo ha aperto gli occhi e mi ha visto. A parte l’anno al Barcellona, ho giocato e vissuto in Italia dal 2004 al 2012. Ho vinto il campionato con i tre club più grandi, Juventus, Inter, Milan. Sono diventato capocannoniere, sono stato scelto come miglior giocatore. Per me quello resta il campionato migliore del mondo. E anche il più difficile per un attaccante, perché si pensa prima a non prendere gol, che a farli".