Forse è arrivata l'ora di rivoluzionare la Coppa Italia?

Le sorprese Alessandria e Spezia rinnovano un quesito inerente alla Coppa Nazionale: serve una "rivoluzione"?

Forse è arrivata l'ora di rivoluzionare la Coppa Italia?
Forse è arrivata l'ora di rivoluzionare la Coppa Italia?

Coppa Italia 2015/2016. Primo quarto di finale, Spezia-Alessandria. State tranquilli, non è un errore di battitura o una gaffe, ma semplicissima realtà. Sì perché il 20 gennaio 2016 all’"Alberto Picco" di La Spezia andrà in scena quest’inaspettato quanto affascinante confronto, con vista sulle semifinali. Mica poco, se insieme a te a contendersi la Coppa ci sono squadre come l’Inter, il Napoli o la Juventus.

Sembra di essere catapultati in pieno clima da FA Cup, quel torneo, equivalente alla nostra "scalcagnata" Coppa Italia, che in Inghilterra vale forse più dello stesso campionato, già entusiasmante di per sé, specialmente nell’annata attuale. Parliamo proprio di FA Cup perché da quelle parti lì fermano il campionato, occupano interi week end per dedicarsi a questa rassegna, il torneo più antico al mondo. Le partite sono giocate come se fossero veri e propri match di campionato, e non alle 14:30 di un mercoledì pomeriggio in uno stadio, l’Olimpico, semi-vuoto, quando sarebbe molto più coerente e appetibile mandare i top club in provincia non solo per riempire gli stadi, ma anche per ridare lustro ad una competizione che ormai è in uno stato precomatoso.

Alessandria e Spezia, che si sono prese il lusso di andare a vincere in due templi del calcio italiano, ovvero al Ferraris di Genova ed all’Olimpico di Roma, dimostrano come la voglia e la grinta messa in campo superino qualsiasi mancanza tecnica, tattica o remore psicologiche. Chi avrebbe scommesso un soldo che una squadra di Serie C, peraltro in inferiorità numerica, andasse a vincere ai tempi supplementari? O addirittura che la banda di Di Carlo portasse fino a rigori la Roma avendo addirittura la meglio? Il calcio è anche, soprattutto, questo.

Ritornando al parallelismo tra FA Cup e Coppa Italia, urgono provvedimenti e riforme. E’ inutile che si continui a giocare su campi con tribune deserte in un primo pomeriggio di metà settimana, occorre qualcosa in più, qualcosa che riaccenda nel cuore degli appassionati l’amore verso il calcio. Noi proponiamo questo, a chi si presuppone che diriga il calcio in questo paese:

1) Creare un Coppa Italia aperta, come da anni, sia alle squadre di A che di B, con l’aggiunta delle 60 compagini dei tre gironi di Serie C e la schiera delle 171 società che popolano i nove gironi di Serie D, per un totale di 273 partecipanti.
2) Nel primo turno ad eliminazione diretta, effettuare un sorteggio libero con tutte le squadre di Serie D. Le partite ad inizio agosto.
3) Nel secondo turno ingresso in scena delle squadre facenti parte della Serie C, pronte a scontrarsi con le vincenti del primo turno, sorteggio sempre libero e in casa la prima squadra estratta. Orientativamente partite da metà agosto in poi.
4) Nel terzo turno ecco le 42 di Serie A e B, sempre con sorteggio libero. Ogni turno ad eliminazione diretta anticipato dal sorteggio, fino alle semifinali, con il diritto di giocare in casa alla squadra per prima estratta.

Non chiediamo l’impossibile né l’irrealizzabile, ma solo ed esclusivamente il necessario.