Bierhoff: "Anche l'Italia fra le favorite in Francia. Forse noi e la Spagna siamo un gradino sopra"

Oliver Bierhoff parla degli obiettivi della Germania in vista dei prossimi Europei. Per l'ex attaccante anche l'Italia ha le possibilità per essere protagonista.

Bierhoff: "Anche l'Italia fra le favorite in Francia. Forse noi e la Spagna siamo un gradino sopra"
Oliver Bierhoff, team manager della Germania. Fonte: google.com

I campioni del mondo in carica della Germania non hanno nessuna intenzione di fermarsi in vista degli Europei. La voglia di provare ad imitare la doppietta spagnola 2008-2010 non manca alla Nazionale di Low, come conferma anche Oliver Bierhoff.

In un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport l'ex attaccante del Milan e oggi team manager della Germania parla delle sue sensazioni in vista degli Europei in Francia del prossimo Giugno: "Sarà importante avere ancora fame per vincere anche l’Europeo. E io vedo ancora il desiderio nei nostri giocatori. Abbiamo dovuto sostituire tre colonne come Lahm, Klose e euMertesacker, qualche infortunio ci ha frenato, ma quando tutti sono a bordo c’è molta qualità e giocatori nuovi o recuperati, vedi Reus e Gündogan che si vogliono riscattare dopo il Mondiale mancato per guai fisici. Penso positivo, c’è la motivazione di aprire un ciclo." Durante l'Europeo ci saranno le solite squadre a giocarsi il titolo secondo Bierhoff: "Anche se il formato è diverso, alla fine è come in Champions, i valori emergono nell’eliminazione diretta. Del Belgio si parla bene da tempo. Non credo che le piccole possano arrivare in finale. Francia, Italia, Belgio sono nel gruppo delle favorite, forse noi e la Spagna abbiamo qualcosa in più come qualità e numero di giocatori."

L'Italia, però, può dire la sua secondo l'ex bomber: "Non ho visto molte partite degli azzurri, ma un cambio generazionale può fare bene, non ci si può aggrappare sempre ai leader, a un Pirlo, ma sforzarsi da soli. L’Italia non è quella del Mondiale, quella del 1982 o del 1990, però si fa sempre temere per l’organizzazione e la disciplina in campo." Il già certo addio di Conte, poi, non avrà ripercussioni sugli Azzurri: "Non è un problema. Il torneo dura poco, i giocatori non vincono per l’allenatore ma per se stessi, per conquistare un traguardo che arriva ogni due o quattro anni. Nei club è diverso, in nazionale sai che hai 5 settimane per vincere, te ne freghi di quello che succede dopo. Parlo della nostra esperienza: nel 2010 lo staff tecnico era a fine contratto, non sapevamo cosa sarebbe successo finito il Mondiale in Sudafrica, ed è stato un momento bello perché volevamo far bene e non avevamo niente da perdere in qualsiasi scelta. Siamo arrivati terzi."