Sorry, Mario

Il declino di uno pseudo-campione considerato, fino a qualche anno fa, tra i migliori under 23 in circolazione.

Sorry, Mario
'Sorry,Mario'

Facciamo qualche passo indietro. E’ il 16 dicembre del 2007.  Un ragazzino di appena 17 anni si appresta a calcare per la prima volta i campi della massima serie.  Siamo a Cagliari e l’Inter di Roberto Mancini è avanti due a zero sui padroni di casa. Viene richiamato David Suazo (idolo da queste parti) e si appresta a fare il suo ingresso, con la maglia numero 45, il giovane Mario Balotelli ‘Barwuah’. I ‘Barwuah’ sono i suoi genitori legittimi, ma Mario (a causa di problemi di natura economica) sarà adottato dai Balotelli (a Concesio, provincia di Brescia). Mario taglierà definitivamente  il cordone ombelicale che lo legava al Ghana, rifiutando la nazionale e accusando i suoi veri genitori di averlo abbandonato. Perdonaci Mario, tornare a quei momenti non è facile neppure per chi scrive, ma alla luce di ciò che sei diventato ci sentiamo in dovere di ripercorrere le tue orme. Sin dalle prime apparizioni si nota il talento di un ragazzo destinato a grandi cose. La sua rapidità, la sua tecnica e il suo fisico possente catalizzano il fulcro del gioco e anche i calciatori più affermati si fidano di lui. Sanno che Mario ha voglia di fare e di farsi vedere. Probabilmente abbiamo appena centrato il nocciolo della questione. Se ne sono dette tante su Balotelli: com’era, com’è e come poteva essere. Questo ragazzo, perché è ancora un ragazzo, assume le sembianze di un ‘capro espiatorio’ ogni qual volta l’opinione pubblica sente il bisogno di sfogarsi. Questa non è e non sarà mai un’apologia del signor Mario Balotelli, ma il signor Mario Balotelli, fino a qualche anno fa, era stato effigiato addirittura come paladino nazionale! I due gol alla Germania sono ancora negli occhi di tutti. Due capolavori. Egli incarnava perfettamente gli ideali di rivincita sociale contro il mondo intero. Immigrato e ribelle ma capace di far letteralmente cantare i suoi piedi.

Ebbene, ogni speranza, ogni sogno, che circondava l’aura di questo ragazzo, si è infranto miseramente. Probabilmente mal consigliato, sicuramente una testa calda, è riuscito a mettere in fila una serie di capitomboli che lo hanno tirato giù dal piedistallo. Infierire su di lui sarebbe come sparare sulla croce rossa. Limitarsi a cantare la dolce morte del ‘pelide’ Mario appare la cosa migliore. Ora che tutti lo hanno abbandonato, ora che il suo carro non è neanche più un carro. Ma cosa si cela dietro l’apparente scorza da duro? Esiste un vero Mario o c’è solo il Balotelli appariscente? Domande che forse sono destinate a rimanere tali. Questo pseudo-calciatore, che all’età  di 25 anni si è visto scaricare da tutti, rappresentava l’idolo di parecchi ragazzini. Uno degli idoli più sbagliati, visti i suoi comportamenti. Uno di quelli che la mamma direbbe di non frequentare. Uno di quei ragazzi scontrosi, burberi ma che prima o poi sono destinati ad aprire il loro strato di superbia. Forse per Mario non è ancora arrivato il momento di schiudersi; di certo ora solo i cinesi sembrano volere la sua ‘testa’. Già, perché ormai il povero Mario appare un comune strumento di propaganda e marketing, per riempire gli stadi e vendere magliette. La fine che avrebbe fatto Michael Jordan nel famoso film ‘Space Jam’.

Forse il vero Mario è partito davvero verso un altro pianeta , o semplicemente non è mai uscito dagli spogliatoi del Meazza, in quell’Inter-Barcellona 3-1. Quando gettò a terra la casacca neroazzurra. Uno dei primi momenti bui della sua storia recente. Il suo legame con San Siro non potrà mai essere spezzato, il ritorno al Milan ne è una prova schiacciante. Probabilmente neanche Mario si rende conto di quello che è arrivato ad essere, certamente ha un’idea chiara su quello che sarebbe potuto essere. Come ce l’hanno tutti, d’altro canto. La tristezza per aver perso un campione pervade le righe di questo articolo, ma è mischiata ad una nota di soddisfazione per aver impedito ad un ragazzino, che voleva mostrare i muscoli, di diventare un’icona, limitandolo a sognare. Mario non era pronto per quello che sognava di essere. Nessuno potrà mai sapere se il sogno rimarrà tale. Una cosa è certa però. Michael Jordan vinse la sua partita e il mondo dei cartoni fu salvo, Mario è ancora in giro per la galassia, cercando di riapprodare sulla Terra. Sorry, Mario. Il tempo è finito, è stato un piacere.