Dai petroldollari agli yuan cinesi

Il mondo del pallone sente il tintinnio del mercato asiatico. Impossibile resistere: la fuga dei campioni è appena cominciata.

Dai petroldollari agli yuan cinesi
Dai petroldollari agli yuan cinesi

Mi viene in mente un film del 1950 di Totò: "Totò sceicco", mi pare fosse il titolo. E' la storia di un maggiordomo che viene fatto credere sceicco dai ribelli maghrebini, nell'ambito del conflitto coloniale contro le legioni britanniche. Più o meno la metafora è la stessa. Ora bisogna solo capire se sono i cinesi a giocare agli sceicchi, o gli sceicchi che adesso giocano a fare i cinesi. Perchè, fino ad ora, gli sceicchi avevano fatto gli sceicchi e i cinesi erano rimasti tali. Con l'avvento dell'estate 2016 il banco sembra essersi ribaltato, i costi del mercato lievitati a causa delle ingenti somme messe in circolazione dai canali asiatici. Prima Thohir e poi il fantomatico Mr. Bee avevano aperto gli occhi dell'Italia verso l'estremo Oriente. Con alterne fortune, visto il periodo di profonda transizione che stanno attraversando le milanesi. L'Italia, si sa, di questi tempi arriva sempre in ritardo e l'aver scoperto nuovi fondi economici per rimpinguare le tasche dei club appare una favola dalle Mille e una Notte. Da questo punto di vista l'Inghilterra, che ad occhio e croce risulta più lungimirante, sembra aver resistito (almeno finora) ai tesori asiatici. Ricorderete gli unici proprietari provenienti da quella parte del globo: Vichai Raksriaksorn (thailandese padrone del Leicester City) e Tony Fernandes (malese proprietario del QPR).

Se questo sia un bene o un male è ancora tutto da  vedere; di certo la nostalgia prenderebbe il sopravvento se si gettasse, per un attimo, l'occhio al passato. i Sensi alla Roma, Moratti all'Inter, Berlusconi e l'età d'oro del suo Milan, ma per fortuna c'è ancora chi resiste. Juve e Sassuolo sembrano avere una base piuttosto solida, dal punto di vista economico, per resistere alle tentazioni. Meglio i petroldollari o gli yuan cinesi? Nessuno può dirlo, ma una cosa è certa: di fronte al Dio-denaro il pallone si sgonfia e il mondo dello sport con esso. Dall'avvento degli anni Duemila il calcio si è trasformato in un'esagerazione continua. Un business destinato ad allargare il suo stomaco fino all'implosione. E' un sistema mangiasoldi e mangiauomini governato da tutti e da nessuno. Su questo tema le opinioni sono molto contrastanti; c'è chi accoglie, festante, l'arrivo di nuovi soci per la propria squadra del cuore (esclusivamente ai fini del mercato); ma c'è anche chi maledice gli investitori stranieri per aver rovinato il 'football'. 'Il calcio è della gente' si dice ormai da secoli, ma se il calcio fosse veramente della gente probabilmente staremmo parlando di un altro sport. Chiedete al signor Pellè se vale la pena cedere alle lusinghe del denaro cinese.

Lui è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di coloro che hanno rinunciato al gioco del calcio. Sceicchi o cinesi? Cinesi o sceicchi? Questo è il dilemma. E se tornassimo indietro? Se il calcio tornasse ad essere davvero lo sport della gente? Di certo qualcuno ci rimarrebbe male, davanti a yuan e petroldollari è davvero difficile dire di no.