Come e cosa cambia nel Campionato Primavera

L'Assemblea di Lega, andata in scena Lunedì, ha deciso sulla riforma del Campionato Primavera che cambierà completamente il suo asset a partire dalla stagione 2017/18. Sarà la svolta definitiva per il calcio giovanile?

Come e cosa cambia nel Campionato Primavera
Come e cosa cambia nel Campionato Primavera

Il dado è tratto. La Lega di Serie A riunitasi in Assemblea ha deciso di riformare totalmente il Campionato Primavera. Addio alla formula dei tre gironi da 14 squadre scelte in base al criterio geografico, e spazio al nuovo asset. Questa proposta era stata inizialmente rigettata per mancanza del quorum, infatti c'erano stati solo 14 voti favorevoli su 16 necessari, ora invece ne bastavano solamente 15 con Bologna, Palermo e Sassuolo che hanno votato contro, e Chievo e Crotone astenuti. Diciamo da subito che questa riforma entrerà in vigore a partire dalla stagione 2017/18, ma vediamo che cosa porta questo cambiamento.

Innanzitutto il primo punto fondamentale è l'abbandono del criterio geografico, che è stato spesso oggetto di critica per il fatto che si assisteva a sfide poco equilibrate, dato che si affrontavano squadre completamente diverse tra loro. Per esempio nel Girone A a dominare c'è sempre la Juventus coadiuvata da Torino e Fiorentina. Nel Girone B la fanno da padrone Inter e Milan con sporadica outsider l'Atalanta. Nel Girone C, che ha subito i maggiori cambiamenti negli ultimi anni, ci sono Roma e Lazio che predominano su tutte le altre. Detto che nel calcio giovanile il risultato è l'ultima cosa che conta, è importante per la crescita degli stessi giovani, ma anche per il sistema, assistere a sfide più equilibrate o comunque tra squadre che si presentano ai nastri di partenza allo stesso livello. Nel contempo, la decisione di abbandonare questo criterio comporterà innanzitutto maggiori spese per la società per gli spostamenti logistici, ma anche e soprattutto il rischio di veder perdere al Campionato Primavera tutta la sua essenza, trasformandosi quest'ultimo in una sorta di torneo professionistico.

Infatti, la riforma approvata in Assemblea di Lega, prevede l'istituzione di ben due campionati denominati "Primavera 1", che in altre parole sarebbe la "Serie A giovanile", e "Primavera 2", corrispondente alla "Serie B giovanile", a sua volta divisa in due gironi. Come si andranno a comporre questi campionati? Si terrà conto delle prime quattro squadre del ranking, più le prime quattro squadre dei tre gironi di cui è composto l'attuale Campionato Primavera. In questo modo si raggiungerà il numero di 16 squadre che andranno a disputare il torneo di "Primavera 1". Possono accedere a tale campionato solamente le formazioni giovanili delle squadre che sono in quel determinato anno in Serie A. Nel "Primavera 2" invece ritroveremo le restanti 26 squadre divise in due gironi da 13. Rimane ancora da stabilire il "modus operandi" delle promozioni e retrocessioni che verrà stabilito più avanti, ma ciò che è rimasto del vecchio sistema è la post - season, che presumibilmente verrà ridotta ad un "Final Four".

Un cambiamento dunque radicale, che porterà aspetti positivi in ambito di competitività, ma negativi sotto il profilo della crescita giovanile. Infatti quest'asset rischia di spostare l'attenzione dei giovani calciatori dal proprio percorso di formazione alla sola ricerca del risultato. L'obiettivo di questa riforma è avvicinare il calcio giovanile al professionismo, ma in questo modo si spinge tutto il sistema verso lo snaturamento. L'aspetto fondamentale era quello che i giovani calciatori potessero crescere senza pressioni, mentre in questo modo non solo si accelera il percorso di formazione sotto l'aspetto psicologico, tecnico e tattico, ma si limita anche il lavoro di un allenatore.

C'è quindi il rischio di assistere a partite simili al professionismo, con squadre più attente a non perdere piuttosto che a proporre il proprio gioco, il che può sembrare un passo in avanti ma in realtà non lo è, perchè le peculiarità del professionismo non sono compatibili con quelle del calcio giovanile. A questo punto anche gli stessi tecnici e responsabili dei settori giovanili non verranno più giudicati in base a quanti calciatori riusciranno a portare in Prima Squadra o comunque nel professionismo, ma solamente sui risultati ottenuti lungo la stagione, danneggiando in questo modo sia gli uni che gli altri. Non è più quindi il giovane ad essere al centro del progetto, ma solamente il successo o la sconfitta. A prescindere da "pro" e "contro", sarà comunque il campo ad emettere la sentenza sulla positività o negatività di questa riforma.