Bogarelli lascia Infront e rilancia: "La nuova Champions attrarrà risorse in più"

Alla Gazzetta dello Sport l'ex presidente dell'advisor annuncia nuovi progetti che sconvolgeranno il calcio europeo.

Bogarelli lascia Infront e rilancia: "La nuova Champions attrarrà risorse in più"
Marco Bogarelli, www.dagospia.com

La notizia era nell’aria già da tempo, ma ora è ufficiale: Marco Bogarelli, presidente di Infront Italy, società che si occupa di gestione di diritti di marketing nel settore sportivo e mediatico, lascia la carica. Con lui si dimette anche Giuseppe Ciocchetti, managing director del gruppo. Dopo l’acquisto da parte di Dalian Wanda Group dell’azienda guidata da Philippe Blatter, nipote di Sepp, nel febbraio 2015, Bogarelli era diventato anche responsabile per lo sviluppo strategico del colosso.

Attraverso un’intervista alla Gazzetta dello Sport, il manager spiega i motivi dell’addio e presenta nuovi e ambiziosi progetti a cui mira. La stessa controllante cinese ha cercato di fargli cambiare idea sull’abbandono, ma la decisione era stata già presa: “Wanda è un gruppo gigantesco e questo ha portato a uno scollamento sempre più ampio rispetto al vertice decisionale. Peraltro, il focus principale di Wanda pare essere il cinema e non lo sport, almeno a giudicare dagli investimenti recenti. I cinesi volevano che restassi con un ruolo diverso, quello occupato da maggio di responsabile di strategia. In questi mesi girando per l’Europa, mi è tornata la vocazione imprenditoriale. Ho stretto relazioni e abbozzato numerosi progetti, magari non tutti prioritari per il mio azionista. E allora meglio farlo in proprio. Mi è tornato l’entusiasmo di una volta”.

Uno dei nuovi obiettivi a cui lavorerà è quello che riguarda la creazione di una nuova competizione europea: “Non chiamiamola Superlega perché darebbe il senso di una cosa fatta per i ricchi e i potenti. Questo torneo, invece, sarà meritocratico e aperto. Ho messo insieme diverse adesioni da parte delle leghe, perché il progetto mette al centro le leghe europee, in particolare l’Epfl, l’associazione che riunisce 25 prime divisioni del continente e che si è opposta all’accordo Uefa-Eca per la nuova Champions”.

Il piano per realizzare tutto ciò c’è già: “L’interesse del mondo della finanza è molto alto. Il modello di business, completamente diverso dal passato, attrarrà risorse in più. Parteciperanno alla competizione sei squadre per ciascuna delle 4 leghe top (Inghilterra, Germania, Spagna, Italia), in base alla classifica dei campionati, ma le leghe coinvolte saranno 25. Ci saranno i club migliori e le partite saranno spalmate su più prime serate, dal martedì al giovedì. Il mio business plan prevede il 250% di introiti in più per la vincente rispetto all’attuale format della Champions”.

Non ci sarà però uno scontro con l’UEFA: “Il mio piano è di fare tutto in armonia con l’UEFA. Ma una cosa è chiara: le leghe organizzeranno questa nuova competizione”.

Tra gli altri orizzonti da raggiungere c’è quello di uno sviluppo tecnologico nella trasmissione di eventi sportivi, che in Italia però è di difficile attuazione: “Come advisor della Lega Serie A siamo riusciti a far crescere gli introiti dei diritti tv da 720 milioni a 1,2 miliardi. Credo che di strada per far crescere il calcio italiano se ne possa fare molta se non si è invischiati in un microcosmo di gelosie e invidie. Il calcio italiano è troppo prigioniero del provincialismo e non riesce a progredire a causa delle divisioni interne. La Liga decide di investire l’1% dei suoi ricavi negli altri sport, senza una legge che glielo imponga. In Spagna, poi, investono in produzione tv per avere livelli sempre più sofisticati del prodotto. In Italia è un problema fare i test in 4K perché devi chiedere mille euro a società. Così arriveremo sempre dopo gli altri”.

Fonte La Gazzetta dello Sport.